Un agosto in noir - gli autori stranieri - la critica letteraria - sorrisi d'estate - una vacanza di bestseller
Gli autori italiani

Soffriamo ancora di esterofilia letteraria? Abbiamo preferenze aprioristiche per gli autori stranieri? Ecco una selezione di titoli che speriamo facciano cambiare idea a chi ancora pensasse che gli italiani sono scrittori di "seconda scelta". Tre donne raccontano con occhi differenti la realtà italiana, gli affetti, il nucleo famigliare. Alessandra Lavagnino, che con questo suo Le bibliotecarie di Alessandria è arrivata tra i finalisti del Premio Strega, racconta proprio la saga di una famiglia dal 1870 al secondo dopoguerra, intrecciando la visione dell'oriente rappresentata da Alessandria d'Egitto, con la Roma della prima guerra mondiale e le figure di donne e uomini storicamente e caratterialmente differenti con Adriana, la voce narrante, che rivive la storia della propria famiglia con intensità e passione. Ilaria Borrelli (trentaquattrenne napoletana-romana al suo secondo romanzo salutata con entusiasmo da Raffaele La Capria e Ruggero Guarini) racconta invece in Luccatmì, titolo che nasconde la sofferta richiesta d'aiuto della protagonista, la drammatica (ma talvolta anche comica) storia di Simona, un'adolescente che vuole "sfondare" nel mondo del cinema, soprattutto per dimostrare a sé e agli altri di essere diventata una donna adulta. Purtroppo lungo la sua strada incontra non solo ricatti sessuali, ma anoressia, bulimia, droga e la ricerca spasmodica della bellezza a ogni costo, anche ricorrendo al chirurgo plastico per avere finalmente un seno straordinario. L'esperienza la porterà a cambiare direzione di vita. Anche in Desiderava la bufera di Lisa Ginzburg si legge un desiderio di mutamento, e anche qui è una donna poco più che adolescente a portarlo: Anna. La bufera arriva con lei in una coppia già instabile formata da Ernesto, docente di letteratura russa, e Dacia. Con una scrittura secca e diretta la Ginzburg racconta la crisi del matrimonio attraverso la chiave di lettura del prematuro affossamento degli entusiasmi, dei desideri e delle curiosità che porta molte coppie a una soffocante monotonia.
Completamente diverso invece il tema centrale del racconto di Diego Brasioli, Il caffè di Tamer. L'autore da vent'anni svolge l'attività diplomatica in Medio Oriente ed è stato colpito nel profondo dagli eventi che hanno sconvolto quest'area geografica. Da un breve trafiletto in cronaca, che riportava la morte di Avi Boaz, un israeliano ucciso in un agguato, Brasioli ha ricostruito, romanzandola, l'esistenza di quest'uomo vittima ingiusta di una guerra infinita. Trasferito nel 1963 dagli Stati Uniti a un quartiere arabo di Gerusalemme Dori Goldman (così il protagonista si chiama nel libro) ha stretto legami d'amicizia intensi con gli arabi, in particolare con Tamer Hammoud, il proprietario di un caffè. Testimonianza diretta della possibilità di convivenza tra arabi e israeliani, Goldman viene ucciso proprio per questo, in una spirale di cui non si vede la fine.
A cavallo tra modernità e storia Il rumore sordo della battaglia di Antonio Scurati, rappresenta uno straordinario romanzo d'esordio. Difficilmente un autore si cimenta in un'opera di così vasto respiro al suo debutto letterario. Scurati ha avuto il coraggio di comporre questa grandiosa ricostruzione delle vicende storiche che hanno segnato l'Italia alla fine del Quindicesimo secolo, viste con gli occhi di tal Sebastiano, discepolo del Malacarne e membro della misteriosa confraternita della "fratellanza", che viaggia in parallelo con le vicende di una altro Sebastiano, professore di liceo, disilluso e stanco, che si richiude in sé e nel suo privato in maniera antitetica rispetto al suo omonimo rinascimentale che invece partecipa direttamente, in prima fila alle violente e pericolose battaglie dal suo tempo.
Su una simile lunghezza d'onda in breve racconto di Mario Pomilio Una lapide in via del Babuino. Anche qui la storia si dipana tra presente e passato, tra la vita di un anziano scrittore e la sua immaginazione creativa che prende spunto da una lapide in via del Babuino posta a ricordo del soggiorno romano terminato con morte di Girolamo Napoleone, il cugino di Napoleone III. È lo spunto per lo scrittore per analizzare il tempo della vecchiaia e l'iter di una carriera letteraria giunta al termine. Ma senza retorica né sentimentalismo. Come ricorda Silvio Perrella nell'Introduzione, probabilmente Pomilio desiderava trasformare questo testo in un romanzo, ma "il tempo non glielo ha concesso". Non per questo il testo è meno significativo e importante. La prima edizione risale al 1983 sulla "Nuova Rivista Europea", poi nel 1991 uscì in un libro postumo da tempo esaurito. Ora lo si può rileggere grazie all'iniziativa di Avagliano.
Ed ecco, infine, La signorina Gentilin dell'omonima cartoleria in cui Aldo Busi ci regala il personaggio indimenticabile di una anziana zitella che potrebbe arrivare dritto dritto dai libri di Gozzano se non fosse, appunto, creatura di Busi. Dietro il suo camice nero e quel negozio pieno di oggetti sorpassati dalle nuove mode in cui i giovani non entrano più, la signorina Gentilin nasconde una personalità molto più interessante di quanto lasci intendere. Tentando di ricostruire i momenti salienti della sua esistenza, lo scrittore racconta anche quel mondo della provincia che non esiste quasi più e che viene ricordato con non velata, anzi struggente malinconia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


2 agosto 2002