LA CRITICA LETTERARIA

Carla Benedetti
Il tradimento dei critici

Pag. 230, Euro 13,00 - Edizioni Bollati Boringhieri (Temi n.121)
ISBN 88-339-1399-6

Le prime righe

Introduzione

Esiste nel pensiero, e quasi direi nella vita biologica e nei corpi, una tensione all'apertura altrettanto forte di quella che spinge alla conservazione del dato e dell'acquisito. Carlo Emilio Gadda la chiamava "euresi", o anche, con formula logica, un tendere dell'n verso l'n +1, dove l'n sta per l'acquisito e l'n +1 per l'acquisendo, ancora ignoto (non si tratta infatti di un'attività finalistica). Questa pulsione non è solo delle menti, e nemmeno solo degli uomini, ma di tutto ciò che vive e "opera" nel mondo, persino dei batteri. Ed è, secondo me, anche l'impulso della critica.
Della critica non si possono dare definizioni normative, come non le si possono dare della letteratura e di altre forme di arte. Ma se c'è una cosa che certamente non può esserle disgiunta è proprio l'attitudine a disfare le credenze, le finzioni e le illusioni culturali che in ogni epoca si costruiscono, con tutto il loro corredo di concetti manieristicamente riproposti all'autoconvalida, e che finiscono per fare da ostacolo al pensiero e all'azione. Da questo punto di vista si può anche dire che la critica sia creazione: ma non nel senso svilito e farsesco con cui a volte oggi si parla di "critico creativo", piuttosto nel senso che, distruggendo i cliché e i canoni fasulli, la critica rimette in moto il meccanismo inceppato dell'euresi. Come scriveva Gadda:

Avviene spesso al filosofo, e anche semplicemente al sociologo e più semplicemente ancora allo storico, di trovar prive di realtà certe espressioni posticce, insicure, certe "trovate", certi ragionamenti donferranteschi, o certi "clichés" falsi del pensiero comune o di quello degli avversari. Ebbene: ecco allora che il compito del disintegrare e del ricostruire l'espressione emana dalla funzione stessa della conoscenza: è euresi, è attività connaturata alla costruzione gnoseologica.

La critica tende a non accontentarsi di ciò che viene dato per evidente o necessario in un determinato momento della storia. E in qualsiasi campo si eserciti, dall'arte alla cultura, dalla società alla politica, essa mira a tenere aperti i possibili, a lasciar parlare l'alterità, e in definitiva - come scriveva Foucault - a "far vedere alle persone come esse siano più libere di quello che pensano".

© 2002 Bollati Boringhieri


L'autrice

Carla Benedetti insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Pisa. Tra i suoi libri: Pasolini contro Calvino, L'ombra lunga dell'autore. Indagine su una figura cancellata, La visione.


2 agosto 2002