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Georges Simenon
Il primogenito dei Ferchaux

"La polizia gli dava la caccia dappertutto, e Ferchaux procedeva a piccoli passi zoppicanti lungo i marciapiedi, sfiorando ceste di ortaggi o banchi di macelleria in compagnia di Michel e di Lina che non osavano interrompere il suo silenzio."

Il romanzo si apre con una nota di Simenon che introduce il lettore nel "caso". In Francia il nome di Dieudonné Ferchaux aveva fatto a lungo scalpore perché protagonista di una lunga inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto alti nomi della finanza e perfino noti uomini politici. Ma chi era questo potente quasi improvvisamente caduto in disgrazia? In modo sintetico ci viene narrata la storia dei due fratelli Ferchaux che senza un soldo, da clandestini, approdano in Africa dove in modo spregiudicato (è soprattutto il primogenito Dieudonné a non aver remore morali) conquistano immensa ricchezza e forte potere. Dopo anni in cui la loro fortuna sembra ormai incrollabile accade l'imprevisto: vengono denunciati per i numerosi illeciti compiuti e Dieudonné anche per l'omicidio di tre negri da lui eliminati senza alcun tentennamento quando avevano disubbidito ai suoi ordini. Tornati a Parigi i due fratelli, con metodi del tutto diversi, iniziano la loro difesa e sarà proprio il primogenito, amorale come sempre, a scegliere un atteggiamento aggressivo e ai limiti del ricatto. È in questo momento che si innesta la trama svolta nel romanzo. Ci troviamo davanti ad un vecchio che difende, aggredendo, il proprio potere, che usa come consigliere un ex avvocato senza scrupoli e che ha bisogno di un segretario per poter affrontare ogni giorno la complessa vicenda in cui è coinvolto. Ma, nonostante il titolo, il vero protagonista del romanzo non è Dieudonné Ferchaux quanto Michel Maudet, il segretario. Fin dalle prime descrizioni il lettore capisce la personalità di questo ventenne che senza denaro e senza lavoro era riuscito a sposare una ragazza ricca, innamorata e mite, fingendo con la famiglia di lei (e anche con la propria) di essere in grado di mantenerla. Trascinandola per una intera notte in giro per la campagna francese perché ha intuito l'occasione da prendere al volo (quella cioè di diventare segretario dell'uomo in quel momento più discusso di Francia) Michel non ha dubbi, ottenuto l'incarico, di abbandonarla senza spiegazioni dopo qualche tempo, per seguire il nuovo potente datore di lavoro, così come non tentennerà nel raggiungere, alla fine, il suo scopo criminale.
Il romanzo presenta insomma due personalità oggettivamente sgradevoli a confronto, figure per cui il lettore non può parteggiare né amare. Un vecchio e un giovane a confronto, entrambi spregiudicati, entrambi arrampicatori, molto simili insomma, e se la "vittoria" arriderà al giovane sarà solo per una specie di selezione darwiniana in cui sono le forze fisiche, l'energia dell'età ad avere la meglio. Si può anzi dire che il romanzo presenti proprio il graduale rovesciamento di fronti: nella prima parte il potere è tutto nelle mani di Dieudonné e il giovane segretario per ottenerne il favore è capace di qualsiasi gesto; nella seconda invece sarà proprio Michel ad acquistare sempre più ruolo, a diventare indispensabile al vecchio che gli si affida pur sapendo (la sua stessa vita sa infatti essere di modello al segretario) che non può certo contare sulla fedeltà del proprio dipendente, ma unicamente sull'interesse a rimanergli fedele, così come neppure lui sa provare sentimenti che non siano puramente utilitaristici nei confronti del giovane.
Nessuno stupore insomma per il gesto conclusivo, nessuna delusione: tutto era prevedibile, anzi forse addirittura previsto dalla vittima stessa ma accettato come parte del rischio su cui si era basata la sua intera vita.
E in questa ambiguità, nel non giocare con le facili emozioni del lettore, nel saper costruire su di un caso giudiziario un'indagine sulle personalità dei vari attori, introducendo in modo assolutamente credibile, elementi romanzeschi che si posa la magistrale arte di Simenon, la sua freddezza intensa e il suo occhio spietato nel descrivere il male che alligna nel cuore degli uomini.

Il primogenito dei Ferchaux di Georges Simenon
Titolo originale: L'aîné des Ferchaux
Traduzione di Laura Frausin Guarino
363 pag., Euro 16.00 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi 427)
ISBN 88-459-1706-1

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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PARTE PRIME

L'UOMO DELL'UBANGHI

I


Il treno si mise in moto con una scossa brusca e Maudet, frenato nella sua corsa, si trovò per un attimo addossato alla parete del corridoio, vicino al nero soffietto a fisarmonica che collegava due carrozze. Allora, la viscosità della parete, che in quella piovosa notte d'ottobre sembrava trasudare un che di grasso e di freddo, gli entrò nelle dita, nella pelle, nella memoria, e sarebbe rimasta per sempre associata, nella sua mente, all'idea di un treno notturno.
Ne era consapevole, e proprio questo rendeva quell'attimo così esaltante. Arrivò persino a immaginare che un giorno, divenuto ormai un personaggio importante, dovendo attraversare i vagoni di terza classe per andare dal vagone letto al ristorante, avrebbe fatto scorrere furtivamente le palme delle mani ben curate sulle pareti nella speranza di rivivere la stessa sensazione.
Il passaggio era ostruito da fagotti e valigie sconquassate, tenute insieme con lo spago; ogni tanto una folata di aria gelida entrava all'improvviso da un finestrino lasciato aperto; fuori cominciavano a scorrere luci violente, una cabina di scambio, una lampada accecante sopra un tratto di binario in riparazione, i lampi azzurrini di una fiamma ossidrica. Più in alto, sopra il fossato lungo il quale correva il treno, alcune finestre erano debolmente illuminate sulla fiancata di case a picco e un autobus bianco e verde si arrampicava su per la salita. Poi il treno si infilò a tutta velocità in un tunnel e Maudet respirò avidamente l'odore della terra bagnata e della fuliggine. Ancora uno, due vagoni da attraversare, avanzando a zig zag come un ubriaco: volti appena intravisti dietro i vetri, volti pallidi e malaticci che affioravano in quella luce polverosa, un'umanità dagli occhi spenti o fissi, o rassegnati, e che la notte, il treno e quella fuga verso chissà dove rendevano patetica.
Procedeva in fretta. Posò finalmente la mano sulla maniglia di ottone, e cercò con gli occhi Lina che, pur guardando dritto davanti a sé, avvertì la sua presenza ancor prima di vederlo, trasalì, e girò di scatto la testa sorridendo.
"Vieni..."
Non aveva bisogno di fargli domande. Nei suoi occhi leggeva la gioia, l'orgoglio. E vedeva le sue dita fremere d'impazienza mentre lei afferrava la valigia di fibra posata sul ripiano sopra di lei.
C'erano ironia, pietà e un'ombra di disprezzo in quell'ultimno sguardo che lui lasciò cadere su quelli che sarebbero dovuti essere i loro compagni di viaggio: tre marinai di Cherbourg, estenuati da una licenza di quarantott'ore a Parigi (uno di loro, poi, era così livido che sembrava sul punto di vomitare); una contadina sui cinquant'anni, vestita di nero, calma, grave, immobile per tutta la notte, entrambe le mani posate su una sporta di vimini, anch'essa nera, che teneva stretta in grembo; una ragazza madre, infine, senza cappello, con gli occhi slavati, che apriva già la camicetta su un seno al quale avvicinava la testa di un minuscolo lattante.
Davanti a loro, Lina non osò far domande. Michel non le aveva detto dove pensava di andare. Quando erano arrivati alla Gare Saint-Lazare, avevano fatto una gran corsa lungo il treno, che non finiva mai. I vagoni di terza classe erano in testa. Senza rallentare, Maudet continuava meccanicamente a girarsi per tenere d'occhio le lancetta del grande orologio sospeso nel vuoto.
"Su, sali..."
L'aveva issata sul predellino scivoloso. Il corrimano di ottone era bagnato e impregnato di polvere di carbone.
Gli altri viaggiatori, già stanchi, si erano sistemati per la notte. Lina si era seduta, ma Michel, in piedi, li aveva guardati, con le pupille improvvisamente ridotte a una capocchia di spillo, il volto come assottigliato, i lineamenti più mobili. E da un impercettibile fremito delle narici, lei aveva capito.
Dov'era andato, da dove tornava con quell'aria trionfante?
"Vieni..."

© 2002 Adelphi edizioni

biografia dell'autore
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Georges Simenon (1903-1989) molti libri fra cui ricordiamo: In caso di disgrazia e La verità su Bébé Donge (apparsi entrambi nel 2001); nella serie "Le inchieste di Maigret", Maigret al Picratt's (2001) e Le memorie di Maigret (2002). L'aîné des Ferchaux fu scritto nel 1943 e apparve a stampa nel 1945. Nel 1963 Jean-Pierre Melville ne trasse un film (titolo italiano: Lo sciacallo) con Charles Vanel e Jean-Paul Belmondo.


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19 luglio 2002