NARRATIVA ITALIANA

Angelo Ferracuti
Un poco di buono

"Quella sì che era provincia vera. In qualunque parte abitassi, ti rendevi conto che vivevi in una piccola cittadina dove le strade duravano una passeggiata breve, e dal borgo storico in poco tempo si poteva scendere verso la campagna."

La provincia malata: questo è il paesaggio dentro cui è collocata la storia di Andrea. Noia, stanchezza, droga, solitudine, pregiudizi che segnano chi non è perfettamente integrato e inevitabilmente lo emarginano. Un difetto fisico può essere la piccola causa scatenante una disperazione e un disagio che si crede di poter superare solo con l'annientamento nella droga. Proprio questa è stata la strada verso l'autodistruzione intrapresa dal protagonista che però, in tutto il romanzo, non sembra volersi arrendere al destino negativo anzi cerca, anche se in modo debole e confuso, un modo per vincere questa difficile battaglia: prima la comunità, poi la casa e il lavoro.
Il ritorno a casa in particolare rappresenta il tentativo di ritrovare se stesso, gli affetti familiari, i ritmi della normalità, ma è davvero difficile uscire dal giro, dalle amicizie negative, dalle presenze che spingono verso il basso, verso la perdita di senso del vivere. Eppure Andrea trova in sé la forza per opporsi, per rifiutare di giocarsi per sempre la vita, ma tutto ciò nasce in lui da puro spirito di conservazione non per aver trovato qualcosa di positivo per cui vivere (se appare un barlume subito si spegne). Ma quando un uomo è segnato ed è considerato perso, facilmente viene sospettato di ogni malefatta, di ogni delitto e non solo dalle forze dell'ordine ma anche dallo stesso ambito familiare. Per Andrea è il padre, morta la madre, a considerare la sua stessa vita infamante e ad abbracciare, quando sarà nei guai con la giustizia, la tesi colpevolista. Un'ultima battaglia e l'incontro con l'amico che ha sul corpo i segni della morte, traccia della maledetta malattia che la droga ha portato con sé, e che non ha abbandonato il rancore e l'odio per tutti gli altri, un rancore che non si può estinguere se non con l'annientamento, conducono alla conclusione simbolica della vicenda. Sarà, per la prima volta, un crimine l'ultimo atto di questo personaggio perdente che Ferracuti con pietà sconsolata ci presenta, chiudendo il libro con lo smarrimento del protagonista, e il suo nascondersi senza volontà di ritorno.

Un poco di buono di Angelo Ferracuti
231 pag., Euro 13.00 - Edizioni Rizzoli (La Scala Sintonie)
ISBN 88-17-86991-0

Le prime righe

PRIMA PARTE

I.

Stava scendendo la notte, e Andrea camminava forte come mai aveva fatto. Disperato, senza più orientarsi, le gambe pesanti ma invisibili agli occhi, le scarpe come macigni e la testa piena di pazzia.
Con le braccia che oscillavano, lo sguardo serrato e il petto gonfio d'affanno, camminava e camminava trascinandosi in quello sperduto paesaggio di montagna che non finiva più di d'attraversare. Lo immaginava immenso quel posto, sconfinato, diabolico come tutte le cose diaboliche che riusciva a pensare. La terra scura, l'odore forte delle foglie macerate, i torrenti invisibili e il profumo dell'aria gelida che entrava a forza nelle narici soffocandogli il respiro.
Dominato da pensieri confusi, mentre procedeva guardò verso il cielo: nemmeno una stella, nemmeno una stupida stella sbilenca, riusciva a penetrare la volta uniforme e plumbea che opprimeva tutto.
Poi il respiro divenne pesante, ripensò a quello che era stato capace di fare. Un gesto folle, scellerato, considerò con orrore.

© 2002 RCS Libri


L'autore

Angelo Ferracuti è nato a Fermo nel 1960. Ha pubblicato Norvegia (1993), Nafta (1997, 2000) e Attenti al cane (1999).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


19 luglio 2002