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Folco Quilici

Fotografo, scrittore, documentarista e grande viaggiatore Folco Quilici ha sicuramente rappresentato per decenni un punto di riferimento per gli italiani che sognavano viaggi e avventure nei mari e nelle foreste tropicali. Molti sono anche i suoi saggi che raccontano la vita di personaggi mitici come Amundsen o Jack London, oppure ci portano con lui tra le isole della Polinesia e il mar Rosso. Ma cosa legge Folco Quilici tra un viaggio e l'altro? E quali sono stati i libri della sua formazione? Non potevano mancare Salgari e...

Qual è il primo libro che ricorda di aver letto da bambino?

Il guaio è che non mi ricordo il titolo ma era certamente nordico, tedesco o danese, ed era la storia di ragazzi che scendevano in canoa un fiume della Germania (quello che adesso normalmente molti ragazzi fanno): quel libro mi diede il senso della libertà che noi non avevamo ancora da ragazzi. In quel libro si ventilava la possibilità di fare le vacanze per conto nostro, ragazzi e ragazze insieme; quello mi turbò moltissimo e mi diede un grande dolore l'idea che non si potesse fare da noi. Poi sono stato "risucchiato" da Salgari, di cui ho letto tutto, dalla A alla Z. Per curiosità ricordo che tramite mio padre conobbi il figlio di Salgari e quindi si creò anche un rapporto quasi personale con questo autore.

In seguito, nell'adolescenza e nella maturità, quali sono stati i suoi romanzi di formazione?

Dimenticavo di dire la cosa più importante. Mi sono formato da ragazzo e da bambino, a partire dai 7 anni con i libri della Scala d'Oro una serie straordinaria di testi che venivano fatti appositamente di anno in anno e che mi ha dato un'enorme infarinatura (per carità, superficiale) di tutta la letteratura mondiale. Allora a scuola non ti parlavano di Goethe, di Poe... Potevi leggere l'Odissea anche se in forma riassunta e, andando avanti, La Gerusalemme Liberata. Uscivano 10 titoli all'anno. Io avevo una zia molto brava e che li comperava sempre e me li regalava: a dieci anni avevo già finito tutta la serie e debbo a quella Scala d'Oro moltissimo.

Quindi aveva già scoperto gli autori importanti della letteratura. Dopo è venuto il romanzo russo?

No non mi sono mai lasciato travolgere dal romanzo russo. Era quello americano e francese, Stevenson, Melville... ero già partito per quella tangente. Mi ricordo che mia madre mi lesse (e io l'ho riletto proprio in questi giorni) Saint-Exupéry. La prima volta avrò avuto 12 anni o 13 anni, eravamo sotto i bombardamenti e mi voleva far capire che gli aerei non erano solo bombe. Le opere dello scrittore-aviatore non erano state ancora tradotte e allora me le leggeva in francese e poi le traduceva. Poi ho cominciato con Taipi, con Stevenson L'isola del tesoro e quindi mi sono orientato più verso quel tipo di letteratura.

Già una passione per l'avventura

Sì e continua perché è la lettura che preferisco.

Anche adesso?

Sì, anche adesso

Legge anche saggistica o preferisce comunque il romanzo d'avventura?

Il romanzo d'avventura perché ce ne sono di alto livello: Petacco scrive libri di avventura storica molto belli. Uno dei libri che mi è piaciuto di più negli ultimi anni è N. di Ernesto Ferrero, su Napoleone, che non è strettamente un libro di avventura, ma io l'ho letto in quella chiave.

Al di là delle preferenze legge anche testi di saggistica?

Moltissimo perché fa parte del mio lavoro. Direi che leggo fondamentalmente saggistica. Però direi che separo le due letture anche come tempo: venerdì, sabato e domenica leggo narrativa e durante la settimana saggistica.

Di Giulia Mozzato


21 giugno 2002