NARRATIVA STRANIERA

Jean Giono
L'affare Dominici

"Quello che ho detto, l'ho detto e non l'ho fatto.
A proposito delle sue confessioni, non avrà mai più questa felicità d'espressione. Ormai si limiterà a dire: 'Questo non vero' o 'Se avessi avuto un avvocato, non avrei passato il tormento che ho passato'."

Da tempo Giono aveva manifestato il suo interesse per le istituzioni giudiziarie perché pensava che una delle missioni principali dello scrittore è quella di combattere l'ingiustizia.
Così, quando André Parinaud, direttore della rivista Arts gli chiede di seguire e commentare il "caso Dominici" che sta per essere discusso nelle Assisi di Dignes, accetta subito l'incarico e, come stende il documento che verrà poi pubblicato come L'affare Dominici nelle ore in cui la corte è in sala di consiglio per stabilire il verdetto.
Si parla di un triplice omicidio (una coppia di inglesi e la loro bambina), l'accusato è un contadino rozzo e violento che ha per tre volte confessato e per quattro sconfessato la sua responsabilità.
Il suo livello intellettuale è piuttosto basso, ma le maggiori difficoltà le incontra nella comprensione del linguaggio del giudice che gli pone le domande. Così la sua figura violenta e autoritaria diventa talvolta quasi patetica in questo mentire così esplicito, nell'incapacità di "legarsi alla verità" anche nei particolari senza importanza, come scrive Giono. Lo scrittore, magari solo con brevi accenni, trae dai tratti somatici o dai movimenti del corpo di accusato e testimoni delle acutissime notazioni psicologiche.
Così il fatto che L'affare Dominici sia completato da un Saggio sul carattere dei personaggi, appare come una naturale chiusura dell'opera.

L'affare Dominici di Jean Giono
Titolo originale: Notes sur l'Affaire Dominici suivies d'un Essai sur le caractère des personagges
Traduzione di Ispano Roventi
131 pag., Euro 8.00 - Edizioni Sellerio (Il divano 196)
ISBN 88-389-1767-1

Le prime righe

Note sull'affare Dominici
2 dicembre 1954

Nel momento in cui riordino queste note prese durante lo svolgimento del processo, è domenica pomeriggio, la giuria e la corte stanno deliberando in sala di consiglio. Non vorrei essere al loro posto. Io sono tormentato dagli scrupoli e pieno di dubbi. Se faccio il conto, ci sono tante prove formali che dimostrano la colpevolezza dell'accusato quante prove formali che dimostrano la sua innocenza.
Ho assistito al processo in un posto che mi hanno designato e che era di prima scelta: giusto dietro il presidente. Vedevo benissimo l'accusato, a tre metri da me. Ho visto, in faccia, e alla stessa distanza, i testimoni mentre testimoniavano. Potevo vedere il volto di tutti i giurati. Ho guardato e ascoltato fino ad essere distrutto dalla fatica.

Il primo giorno, durante l'interrogatorio dell'accusato, non lo perdo di vista. Lo ascolto rispondere. Annoto esattamente le sue risposte. In quel momento, è del tutto simile a cento, a mille vecchi contadini delle terre alte (voglio dire delle terre povere, poiché il podere D... è un podere povero, nonostante il conto in banca di D... di cui si dice che sia ben guarnito. Si parla di 10 o 12 milioni. Non ho verificato. Torneremo su questi milioni). Simili nelle sue risposte (l'accusato) a cento, a mille vecchi contadini che conosco. Potrei fare dei nomi. Nella stessa situazione (non parlo dell'omicidio; voglio dire: nella situazione di essere interrogato come s'interroga D...) essi avrebbero lo stesso atteggiamento, risponderebbero con la stessa voce, con le stesse parole.

© 2002 Sellerio edizioni


L'autore

Jean Giono (1895-1970) - inviato al processo a un contadino accusato di un triplice omicidio, avvenuto nel 1952 nella sua Provenza, scrisse queste note "impressioniste", questa cronaca scettica, su "un'affaire intoccabile", in cui pare convergessero ragioni di stato e di spionaggio internazionale: un processo che fu soggetto anche di un documentario di Orson Welles e di un celebre film con Jean Gabin - scrisse un gran numero di opere, tra cui: Presentazione di Pan (1929-1930), Giovanni il blu (1932), Il canto del mondo (1934), Che la mia gioia resti (1935), Un re senza distrazioni (1947), Lettera ai cittadini sulla povertà e la pace, L'Ussaro sul tetto (1951), Angelo e La fine degli eroi (1996).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


28 giugno 2002