NARRATIVA ITALIANA

Roberto Bianchin
Niente rumba stanotte

"Ci sono ottocento case su quest'isola e un castello fortificato, anche se un po' malandato. Una volta c'erano quattromila abitanti, c'erano i campi, le vigne, le saline. Noi abbiamo riportato la vita su quest'isola. La maggior parte di noi è qui da due anni, ma non lo sa nessuno. La stiamo mettendo a posto, l'isola, la stiamo attrezzando. Tra non molto saremo pronti. Adesso siamo quattrocento, più o meno, ma presto saremo anche noi in quattromila. E poi quattro milioni, e poi quattro milioni di milioni. E poi..."

Nel clima caldo e umido agostano di un'isola fuori dalle rotte e dal tempo, difficile da raggiungere e per questo ancor più ambita dai protagonisti, si svolge una vicenda avventurosa di difficile collocazione.
Un gruppo di personaggi fuori dagli schemi, ai margini di una società che non amano, si ritrovano in un'isola abbandonata da tempo e ricreano una realtà sociale connotata da grande libertà e dal desiderio comune di organizzare una rivolta, anzi un vero colpo di stato, con qualche riferimento più o meno esplicito a recenti exploit veneziani (Bianchini del resto ha le sue radici proprio in quella città). Certo di costruire una società giusta, "il faro della civiltà del nuovo mondo", questo gruppo di uomini stabilisce nuove regole, dall'abolizione della televisione a quella del matrimonio, e organizza una rivoluzione anarco-capitalista-socialista che "farà piazza pulita di tutti gli oppressori, degli imbroglioni e dei corrotti". Ma tra le idee utopiche (e, diciamolo, un po' confusionarie) e la loro realizzazione pratica bisogna fare i conti con infinite variabili, spesso impreviste. E così accadrà anche ai protagonisti di Niente rumba stanotte.
Un romanzo "al maschile" in molti sensi, sia per il tipo di storia raccontata e per i personaggi che la animano, che per il linguaggio che tradisce un punto di vista sessualmente connotato, un infantilismo cronico e la predisposizione al fallimento, o meglio, la volontà più o meno inconscia di non arrivare alla fine, di non avere responsabilità.

Niente rumba stanotte di Roberto Bianchin
276 pag., Euro 14.50 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN 88-317-8002-6

Le prime righe

1.

C'era un'acqua troppo quieta per essere in febbraio. Difatti era agosto. Miguel se ne accorse subito, per via del caldo fottuto che gli piegava le ginocchia come se fossero stracci. Miguel il basco sputava nelle pozzanghere dei pezzetti di tabacco che gli erano rimasti appiccicati sotto la lingua. Era tardi, per strada non c'era quasi più nessuno, il cielo era spolverato di stelle. Miguel sentiva la camicia di seta marrone impelagata nei peli delle ascelle. I capelli, che aveva lunghi, neri e ricci, gli entravano nel collo della camicia e gli davano fastidio. Anche gli orecchini, che gli aveva regalato la zia Bertha per il suo compleanno, gli faceva caldo. Sentì che gli saliva il bisogno di una birra.
Entrò in una taverna messicana che spuntava sulla riva di un canale. C'era poca gente, le pale dei ventilatori appesi al soffitto ronzavano con un rumore di elicotteri da guerra. A una parete c'era un cinturone di cuoio chiaro, con una pistola col calcio d'argento infilata nella fondina. Vicino, la pubblicità di una tequila. Una ragazza nuda, piegata in avanti, reggeva sulla schiena curva un bicchiere tondo, uno spicchio di limone e una manciata di sale. Miguel le accarezzò la schiena dorata.
"Cerveza" ordinò.

© 2002 Marsilio edizioni


L'autore

Roberto Bianchin, veneziano, è giornalista, inviato speciale di "Repubblica". Nel 1996 ha vinto il Premio "Aurelio Piva" per il miglior cronista. Autore di liriche e saggi, ha pubblicato I nuovi baffi (1993), Calìgo (1995), Acqua Granda (1996), La resa (1997) con cui ha vinto il Premio per la cultura veneta "Carlo Goldoni". Nel 1998 Marsilio ha pubblicato il suo primo romanzo, Albascura, che nel 1999 ha vinto il Premio dei Librai "Città di Padova" ed è stato finalista al Premio Scerbanenco e al Premio Tuscania "Un libro per l'estate".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


28 giugno 2002