SAGGI

Anonimo
Confessioni di un maturo consumatore di ecstasy

"E così, se fare uso dell'ecstasy è soprattutto un piacere dei sensi, e dunque un piacere che non riguarda la mente, e se, lo confesso, io ho indulto fino all'esagerazione in tale piacere, non è meno vero che ho lottato per comprendere questa mia abitudine, anche se ancora non con lo zelo religioso a rigor di termini necessario per liberarmene."

Chiaro il riferimento al "classico" Confessioni di un mangiatore d'oppio di Thomas De Quincey del 1821, ma moltissimi altri titoli di autori più o meno celebri hanno ricalcato i medesimi passi dello scrittore britannico esaltando, per i più svariati motivi, l'uso di droghe. Tutti cattivi maestri? Molto difficile stabilirlo. Ogni libro, ogni scrittore, ogni vita è un caso a sé. E se per qualcuno l'uso di sostanze stupefacenti può essere stato un cammino verso la conoscenza e la rinascita, per altri ha rappresentato il declino intellettuale e fisico. Questo anonimo autore si ripresenta ai lettori con il medesimo quesito di sempre, al di là delle questioni più strettamente etiche: la droga fa davvero male? cosa offre a chi ne fa uso? può essere una via d'uscita da problemi esistenziali? La risposta dell'autore è scontata essendo un consumatore tutt'altro che pentito di ecstasy. Anzi, lo scopo del piccolo saggio autobiografico è proprio questo: convincerci del gran bene che questa sostanza può fare a persone che si trovino nella medesima condizione psicologia dell'autore. Quest'ultimo si presenta come giornalista e scrittore, "uomo di lettere" circa cinquantenne, che ha vissuto per anni un'esistenza normale, sino al giorno in cui il figlio tredicenne, avviato a un futuro radioso da ricco e dotato, non comincia ad autodistruggersi in ogni modo, dalla droga all'alcol, dalla velocità al furto, dalla violenza gratuita contro se stesso e gli altri a quella contro tutti i propri beni, inclusi mobili, vestiti, stanza e genitori. Un'esperienza traumatica che devasta anche la personalità di madre e padre e il rapporto ventennale che li lega, sino al divorzio. L'anonimo autore attraversa un periodo drammatico di isolamento e confusione mentale, che sfocia positivamente (paradossalmente) non attraverso il dialogo con un medico, ma grazie all'intervento del figlio diciassettenne diventato un "raver" dedito all'ecstasy. L'avvicinamento a questa sostanza cambia la personalità del nostro scrittore. E se sino a questo punto era comprensibile, anche se in certi punti non sempre condivisibile, l'atteggiamento di un uomo così maturo, ecco che l'infantilismo prende il sopravvento e lascia sul terreno solo il desiderio di divertirsi e la voglia di provare sensazioni nuove, piacevoli, gratificanti, senza pensare né al perché né a ciò che sarà dopo. Un brevissimo testo seguito da una serie di note di Nicholas Saunders sui pericoli dell'ecstasy, che in fondo sdrammatizzano effetti collaterali e problemi contingenti. Un libro interessante per chi ha forti capacità critiche e una personalità ben strutturata, ma che potrebbe rivelarsi pericoloso per giovani che cercano giustificazioni o non sanno ancora valutare punti di vista e idee.

Confessioni di un maturo consumatore di ecstasy di Anonimo
Con una nota di Nicholas Saunders
Traduzione di Laura Noulian
78 pag., Euro 6.00 - Edizioni Feltrinelli (Super UE)
ISBN 88-07-84016-2

Le prime righe

Al lettore. Quanto segue è il resoconto, per così dire, di un periodo molto particolare della mia vita. Considerando l'impiego che ne ho fatto io, confido, e spero, che possa rivelarsi non solo interessante, ma in larga misura anche utile e istruttivo. È con questa speranza che mi sono preso la briga di scriverlo, benché mi senta obbligato a scusarmi in anticipo di violare il delicato e giusto riserbo che fino a tempi assai recenti - quando cioè alcuni editori si sono resi conto che il marketing di tale violazione era pressoché illimitato, ovvero che esisteva un vasto pubblico pronto a essere violato e conquistato - mi ha trattenuto dall'esporre pubblicamente i miei errori e le mie debolezze.
Non che ciò riduca la mia riluttanza, poiché in fondo, anche se molti si picchierebbero di negarlo - ma questi molti non mi conoscono abbastanza oppure, se anche mi conoscono bene, sanno tutto di me tranne questa certa parte - io sono un uomo confuso. E sono a tal punto conscio della riprovazione professionale e dell'umiliazione pubblica che tale esposizione necessariamente susciterà, che per mesi mi sono astenuto dall'affrontare certe parti per consentire che il mio racconto arrivasse comunque al pubblico. Non è quindi senza un'immensa ansia e un buon numero di notti insonne che alla fine sono giunto alla decisione di affrontare anche quelle certe parti, benché per farlo sia costretta a mantenere l'anonimato.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli edizioni


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


28 giugno 2002