GIALLI

John Connolly
Gente che uccide

"Indietreggiai barcollando, sentii i mattoni freddi sulla schiena e vidi alberi imponenti e uomini che avanzavano nel fango fra le ossa. L'acqua lambiva un argine di sacchi di sabbia e degli animali ululavano. Tremando, chiusi gli occhi con forza e udii la mia voce che cominciava a pregare."

La provincia americana non è troppo attraente, così carica di provincialismo gretto e di pregiudizi tipici delle realtà escluse dai maggiori circuiti della cultura e della riflessione critica (ne abbiamo una splendida rappresentazione in tanti film di quel grande regista che è Altman), ma ciò che emerge da questo recente romanzo di Connolly è molto di più: è il luogo degli orrori, delle perversioni e della crudeltà in cui sette criminali imperversano e chi vuole fare chiarezza rischia la vita.
Protagonista è ancora una volta il detective Charlie "Bird" Parker, un antieroe quasi spossato dai colpi che la vita gli ha sferrato, che indaga sulla morte di una donna che un tempo aveva amato, Grace Peltier. La ragazza era stata uccisa per impedirle di rivelare le scoperte fatte circa una setta colpevole di omicidi orribili compiuti sotto la guida di una essere spietato e demoniaco, Faulkner, che utilizzava per i suoi assassinii ragni velenosi e altri insetti tanto disgustosi quanto pericolosi.
Questo libro, che è un classico romanzo horror, non si limita al genere, ma tenta anche qualche incursione in altri campi del narrare, dal romanzo psicologico a quello investigativo.
La scrittura di Connelly, nello stesso tempo fredda ed evocativa, accompagna il lettore in un viaggio attraverso la malvagità dell'animo umano con una capacità quasi ipnotica: difficile staccarsi dalla lettura anche se in certe pagine prevale la paura e l'orrore.

Gente che uccide di John Connolly
Titolo originale: The killing Kind
Traduzione di Stefano Bortolussi
446 pag., Euro 17.50 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-87010-2

Le prime righe

Parte prima

Prologo

Questo è un mondo a nido d'ape. Nasconde un cuore vuoto.
La verità della natura, ha scritto il filosofo Democrito, si nasconde nelle profondità di miniere e caverne. La stabilità di ciò che vediamo e sentiamo sotto i piedi è un'illusione, poiché questa vita non è quello che sembra. Sotto la superficie ci sono crepe e fenditure e sacche d'aria viziata e intrappolata; stalagmiti e stalattiti e fiumi oscuri non segnati sulle carte che scorrono perennemente verso il basso. È un luogo di caverne e cascate di pietra, un labirinto di tumori cristallini e colonne di ghiaccio dove la storia diventa futuro, l'allora diventa ora. Perché nel buio assoluto il tempo non ha alcun significato.
Il presente si stratifica in modo imperfetto sul passato, non combacia regolarmente su ogni punto. Le cose cadono e muoiono e il loro declino crea nuovi strati, ispessendo la crosta superficiale e aggiungendo un'altra sottile membrana a coprire ciò che giace sotto, nuovi mondi sui resti dei vecchi. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, gli strati si accumulano e le imperfezioni si moltiplicano. Il passato non muore mai per davvero. È sempre lì in attesa, appena sotto la superficie dell'ora. Di quando in quando vi inciampiamo, tutti noi, attraverso il ricordo e la memoria.

© 2002 RCS Libri edizioni


L'autore

John Connolly nato a Dublino nel 1968, vive tra gli Stati Uniti e l'Irlanda, dove collabora attualmente con l'Irish Times. Ha pubblicato: Tutto ciò che uccide e Il ciclo delle stagioni.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 giugno 2002