LA GUERRA


Scrivere sul fronte occidentale

"Così anche la Storia diventa finzione, la Storia a cui vogliamo essere sicuri di appartenere, con l'euforia di sentirci parte di un momento storico importante, che segna l'inizio di un'epoca nuova, per quanto apocalittica."

L'operazione compiuta dal convegno tenuto a Milano nel novembre 2001 e da questo volume collettivo, che raccoglie gli atti del convegno stesso, è certamente innovativa e interessante.
Una delle peculiarità dell'ultima generazione di scrittori è infatti, al di là del giudizio critico, quella di avere sé e il proprio mondo personale al centro della narrazione, unita alla difficoltà di farsi carico di tematiche collettive che non siano quelle strettamente generazionali: per questo il fatto che si sia sentita l'esigenza di fermarsi a riflettere su di un evento dalle conseguenze così vaste appare particolarmente significativa e carica di possibili sviluppi.
L'incontro, e di conseguenza il libro, ha visto la presenza non solo di scrittori ma anche di giornalisti, registi e intellettuali (un solo critico "professionista") che osservavano come i tragici fatti dell'11 settembre e la guerra in corso avessero costretto a una riflessione sul significato stesso dello scrivere, sul rapporto tra realtà e fiction, sulla funzione sociale dello scrittore. Una frase dell'intervento di Tiziano Scarpa è particolarmente interessante in questo senso: "Noi non rappresentiamo nessuno, ma rappresentiamo Ciascuno Preso Singolarmente, ciascuno in quanto singolo". Lo scrittore cioè si fa voce ("parola") di ogni singolo "che non ha altro da esprimere e offrire alla comunità che il proprio punto di vista...".
Lo scrittore è l'unica voce possibile per interpretare non tanto la collettività, quanto gli individui e questa considerazione è tanto più valida in un'epoca in cui esistono ben pochi valori generali condivisi.
Così citerei anche alcuni passi dell'intervento di Raul Montanari, che mi sembra altrettanto stimolante, sul tema del "punto di vista", del rapporto tra scrittore e personaggio, tra scrittore e oggetto del narrare. La realtà ha compiuto, con l'attentato di New York, uno "scatto in avanti" rispetto alla fiction: "La realtà si è presa un vantaggio sul resto del gruppo, ha cambiato rapporto ed è scappata via, in fuga. Questa sua accelerazione consente, anzi stimola, analoghe accelerazioni da parte della fiction".
Il volume è davvero ricco e apre nuove prospettive alla produzione letteraria italiana. Così alcune analisi compiute dai critici (vedi quella di Enzo Di Mauro su Alias) mi paiono eccessivamente ingenerose, anche se credo che vi sia una specie di impasse di molti scrittori italiani dell'ultima generazione ad aprirsi a problematiche di ampio respiro o a leggere la realtà del proprio angolo di mondo con quella intensità e quella profondità che fa di un 'opera letteraria, un classico.

Scrivere sul fronte occidentale a cura di Antonio Moresco e Dario Voltolini
251 pag., Euro 13.50 - Edizioni Feltrinelli (Varia)
ISBN 88 -07-49019-6

Le prime righe

In questo volume sono raccolti gli interventi tenuti al convegno Scrivere sul fronte occidentale, un incontro organizzato da scrittori che si è svolto il 24 novembre 2001. Alcuni sono l'esatta trascrizione degli interventi presentati al convegno, altri sono stati rivisti e modificati dai rispettivi autori, più o meno profondamente, più o meno recentemente, altri ancora sono stati prodotti per il convegno da chi non poteva essere fisicamente presente. Qualche intervento è stato invece scritto successivamente al convegno: appare più degli altri, quindi, come risposta, come inizio di un contraddittorio, di una discussione. Tutto il materiale raccolto nel volume è stato prodotto nei sette mesi successivi agli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 a New York e Washington.
Se l'occasione del convegno, il suo titolo, le sue linee tematiche maggiori e in generale il suo clima dipendono direttamente da quella data e dalla prepotenza degli avvenimenti accaduti, le ragioni del nostro incontro sono però precedenti e valide anche per il futuro: da tempo molti di noi sentivano l'esigenza di un incontro libero e non formale fra persone a vario titolo coinvolte nell'attività della scrittura. Anzi, non un confronto, ma diversi confronti: pensiamo infatti di riconvocarci anche in futuro, magari in forme e occasioni diverse.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli edizioni


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 giugno 2002