GIALLI

Philip Gourevitch
Un caso freddo

"Qualche giorno dopo mandò un agente della squadra omicidi alla stazione di polizia di Midtown North a prendere i vecchi fascicoli su Koehler. Il sergente in servizio conosceva Rosenzweig, e disse: 'Chiedi a Andy a cosa gli servono. Il caso è chiuso, quel tipo è morto'."

Un caso freddo è esattamente ciò che il titolo ci suggerisce: una vicenda accaduta da tempo, un caso irrisolto e dunque ormai freddo, che riemerge dal passato grazie all'ostinazione di chi non vuole pensare che due omicidi rimangano impuniti. È il 6 gennaio 1997 e Andy Rosenzweig, capo dell'ufficio investigativo della procura distrettuale di Manhattan, transita in auto davanti al ristorante che era stato dell'amico Richie Glennon, assassinato il 18 febbraio 1970 assieme a un suo conoscente, Pete McGinn. Non era un nome sconosciuto quello dell'assassino, Frank Koehler, un piccolo delinquente già più volte arrestato e condannato, ma si era volatilizzato dopo l'omicidio, facendo perdere le proprie tracce. Girava voce che nel frattempo fosse morto. Quella giornata come qualsiasi altra per Rosenzweig doveva segnare una tappa importante, così come, ma ancora non lo poteva sapere, l'avrebbe segnata per Koehler. Il capo dell'ufficio investigativo non poteva scordare l'amico, non poteva permettere che la seppur flebile pista che conduceva all'assassino non fosse battuta, ancora una volta. Il libro è dunque la ricostruzione dell'indagine "a freddo", della tenace volontà dell'investigatore, che dopo molti appostamenti riesce a catturare l'assassino, ma è anche il ritratto di un gruppo di uomini legati dal destino di cui possiamo vedere persino i volti (Rosenzweig, Koehler, i cadaveri dei due uomini assassinati) grazie a una serie di fotografie che illustrano tutta la vicenda, perché una delle sorprese di questo giallo è proprio questa: è una storia vera.

Un caso freddo di Philip Gourevitch
Titolo originale: A Cold Case
Traduzione di Norman Gobetti
135 pag., Euro 12.50 - Edizioni Einaudi (I coralli 178)
ISBN 88-06-16240-3

Le prime righe

Parte prima
Vivo o morto

Capitolo primo

Il 15 novembre 1944, a New York, un disertore di nome Frank Gilbert Koehler veniva arrestato per furto. Frankie, come si faceva chiamare, non aveva precedenti penali. Si era allontanato dal suo posto di guardia a Fort Dix, New Jersey, dopo aver perso forte giocando a dadi nelle latrine, e quando si scoprì che aveva quindici anni, e che per arruolarsi aveva mentito sull'età, venne deferito al tribunale dei minori, condannato e restituito alla custodia dell'esercito. Sei mesi dopo si assentò di nuovo senza permesso e uccise a colpi d'arma da fuoco un sedicenne in un edificio abbandonato su West 24th Street. Il giorno dopo si costituì a un agente di pattuglia e venne condotto alla stazione di polizia, dove confessò il delitto. In considerazione dell'"estrema giovinezza" dell'imputato e dell'assenza di una "guida parentale" - era scappato di casa a tredici anni, alla morte del padre, che faceva il ladro - il procuratore distrettuale ridusse il capo d'accusa da assassinio a omicidio di secondo grado. In tribunale Koehler si dichiarò colpevole, e venne condannato a scontare cinque anni all'Elmira Reformatory, nel nord dello Stato. Venne rilasciato il 17 maggio 1950, e restò un uomo libero fino a nove mesi e ventisette giorni dopo, quando, alle quattro del mattino, dopo aver rapinato a mano armata un bar, venne trovato dalla polizia nascosto nel camminamento tra i binari della linea ferroviaria sopraelevata all'incrocio tra Third Avenue e 34 th Street.

© 2002 Giulio Einaudi edizioni


L'autore

Philip Gourevitch lavora nello staff del "New Yorker". Ha pubblicato Desideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie, un reportage sul genocidio in Ruanda.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


21 giugno 2002