NARRATIVA ITALIANA

Ottiero Ottieri
Una irata sensazione di peggioramento

"Un giovane studente di Monopoli gli chiedeva, per una sua tesi, se la follia fosse fuori del tempo. No, gli venne da rispondere subito. Anzi è nel tempo. La sua qualità è di essere nel tempo, come l'Essere. La follia è tale perché dura. Le sue crisi non sono che picchi più alti in una catena di montagne altissime che sbarra quella valle (più o meno di lacrime) che comincia con la vita e finisce con la morte."

L'autostrada Milano-Torino e ritorno, con tante tappe intermedie che scandiscono lentamente il distacco e la trasformazione, paese dopo paese, di una mentalità commerciale, esasperata, positiva e caotica, anche nell'intersecarsi tortuoso di vie della sua capitale, in una lineare, introversa e snob dove è legge far trasparire il meno possibile di tutto. Protagonista di questo viaggio ripetuto nel tempo è Pietro Mura, un intellettuale, critico, talvolta disfattista e sempre alcolista. Milano è per Pietro la "capitale immorale" dove tutto si deve volgere al profitto, schiacciata da un clima infelice, quasi mai spazzato via dal vento ("non esiste in nessuna parte del mondo un cielo finto come quello di Milano"); Torino in antitesi diventa la possibilità di riscatto, la speranza nel futuro favorita da una predisposizione geografica più felice, con cieli più tersi, montagne più vicine, verde più intenso e ampi viali. Ma sarà davvero così? A Torino ("cime di un destino, il centro di un traguardo, il senso di vita priva di senso") Pietro trova un medico che sembra in grado di guarirlo, ma che in realtà sostituirà in parte l'alcol con il GHB, un medicinale che crea comunque assuefazione. È la storia drammatica di un'esistenza senza senso, come molte altre, trascinata negli anni da un filo conduttore, la dipendenza dall'alcol, che l'autore ci suggerisce sia solo una delle forme in cui l'inutilità del vivere odierno si manifesta.
E come in tutti i romanzi di Ottieri al privato non può non corrispondere il pubblico, l'impegno, l'idea politica, la scelta economica e sociale che ne deriva. Una critica forte alla politica italiana attuale e a certi suoi protagonisti, al Pensiero Unico, all'Ordine globale, alla finta società multietnica di facciata dove "l'Unica Via alla Uguaglianza sociale (mito assurdo, abumano) è la Disuguaglianza sociale" e "l'unico vero socialismo è l'individualismo, nei suoi aspetti più autentici, come il mafieggiare". C'è una via d'uscita a tutto questo? Certo non cerchiamo qui una ricetta: Ottieri lancia provocazioni e lascia al lettore la facoltà di coglierle e di trovare una risposta. Come sempre, forse, non c'è fuga, non c'è un altrove, non esiste un luogo ideale perché tutto è relativo e condizionato da fattori soggettivi. Certo è che, incredibilmente, alla fine di questo romanzo senza epilogo avremo le idee un po' più chiare.

Una irata sensazione di peggioramento di Ottiero Ottieri
184 pag., Euro 13.50 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-485-7

Le prime righe

Torino! La odiava e la riteneva fuori mano. Non amava nemmeno Venezia in quel lontano, laterale, sospetto Nord-Est. Per lui l'Italia era solo verticale. Si alternavano grandi civiltà e grandi barbarie, da Palermo a Bolzano, attraverso l'impugnatura di Roma, lungo un'asta o dorso lunghissimi.
Tre volte ero andato da Roma al santuario erto di Torino, dove Giulio Einaudi produceva la amata cultura rossa, e officiava Calvino, per vedere da vicino questo piccolo nume rovesciargli in grembo la piena dei suoi sentimenti letterari e magari personali.
Calvino non parlava, aveva difficoltà alla bocca. Pietro osò chiedergli: "Ma perché stai sempre zitto?" "Preferiresti" disse Calvino "il bla bla?" Così i pensieri di Calvino e quelli di Pietro non vennero mai alla luce, e il silenzio inondava quella città geometrica, impoetica e che non gli pareva affatto elegante.
Con strazio Pietro, e con un groviglio di motivi, si era sradicato da Roma a Milano, dove è rimasto intrappolato. Gli sanguinavano le viscere, gli scricchiolavano le ossa, ma la ragione ve lo conduceva, lui razionalista e anarchico. Tra Firenze e Bologna per la prima volta la spada padana lo sbudellò. Fu catapultato a Napoli, si spostava fra le regioni italiane come un minuscolo Leopardi. Cercava agio e sopravvivenza, accoglieva sempre la felicità, come Moravia, controvoglia. Era il suo temperamento.

© 2002 Ugo Guanda edizioni


L'autore

Ottiero Ottieri è nato a Roma nel 1924. Tra i suoi libri ricordiamo: Memorie dell'incoscienza, L'infermiera di Pisa, Diario del seduttore passivo, Il poema osceno, La linea gotica, La psicoterapeuta bellissima, De morte, Una tragedia milanese e Cery.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 giugno 2002