ROMANZO STORICO

Isaac B. Singer
Satana a Goray

"Reb Mordecai Joseph si liberò dalle mani di coloro che lo stavano trattenendo, scagliò in aria la gruccia e si avventò contro Reb Gedaliya con le braccia tese, come un animale da preda. Ma poi cadde e rimase lungo disteso sul pavimento, piangendo. Ebrei, aiuto, il Maligno trionfa! Ahimè...!"

Ecco un romanzo di Singer tradotto in italiano per la prima volta nel 1960, e ripubblicato ancora nel 1979 da Bompiani, dunque tutt'altro che un'opera inedita. La Longanesi tuttavia ce lo ripropone nella traduzione di Bruno Oddera (quella già presentata nell'edizione Bompiani, mentre la precedente era stata di Adriana Dell'Orto) e con un testo critico di Claudio Magris scritto sempre nel 1979. La scelta di ripubblicare Satana a Goray è stata fatta per due motivi fondamentali: l'impossibilità di trovare ancora in commercio altre edizioni del testo e la centralità di questo romanzo nella storia personale dell'autore, ma anche in quella letteraria generale del Novecento. Si tratta infatti della prima opera importante di Singer, scritta nel 1935, in cui l'autore presenta già tutti i temi centrali che saranno sviluppati in seguito, legati all'ebraismo e al mistero, alla lotta fra bene e male e alla debolezza dell'essere umano, affrontati da subito con grande originalità narrativa. La storia si svolge nella piccola cittadina ebraica di Goray, in Polonia, (più esattamente questi villaggi sono denominati shtetl) nel corso di un anno tra il 1665 e il 1666. È un momento cruciale per il popolo ebraico, dopo che i calcoli dei cabbalisti hanno indicato proprio in questo periodo l'avvento del Messia. E una figura che potrebbe incarnare questo Messia sembra apparire. Si tratta di Sabbati Zevi, che in breve riesce a catalizzare l'attenzione di una parte notevole della comunità ebraica europea e orientale, ma che invece di guidare il suo popolo verso la Terra d'Israele, si dimostra vigliaccamente interessato a salvare la pelle e pronto a convertirsi persino all'Islam, lasciando i suoi seguaci disorientati, senza più giuda né riferimenti religiosi certi. Goray è solo una delle tante cittadine spazzate da questo vento di eresia sabbatica, ma Singer attraverso i suoi abitanti racconta una storia che dimostra come gli esseri umani possano facilmente seguire visionari e demagoghi "con l'intento di oltrepassare i limiti delle possibilità umane".

Satana a Goray di Isaac Singer
Titolo originale: Satan in Goray
Traduzione di Bruno Oddera
243 pag., Euro 13.00 - Edizioni Longanesi & C. (La Gaja Scienza n. 666)
ISBN 88-304-1757-2

Le prime righe

PARTE PRIMA

I

L'ANNO 1648 A GORAY

NELL'ANNO 1648, il malvagio atamano ucraino Bogdan Chmelnicki e i suoi seguaci assediarono la città di Zamosc, ma non riuscirono ad espugnarla perché era saldamente fortificata; i contadini haidamak ribelli proseguirono, portando distruzioni e stragi a Tomaszów, Bilgoray, Krasnik, Turbin, Frampol... e a Goray, inoltre, la cittadina situata tra i monti in capo al mondo. Ovunque massacrarono, scorticarono vivi gli uomini, assassinarono i bimbetti, violentarono le donne, e in seguito ne scartarono il ventre per cucirvi dentro i gatti. Molti fuggirono a Lublino, molti si fecero battezzare, ovvero vennero venduti come schiavi. Goray, nota un tempo per i suoi studiosi e uomini di talento, rimase completamente deserta. La piazza del mercato, ove giungevano per la fiera i contadini da ogni parte, venne invasa dalle erbacce, la casa di preghiera e la casa di studio erano colme dello sterco lasciatovi dai cavalli che i soldati vi avevano riparato. Quasi tutte le case di abitazione erano state rase al suolo dagli incendi. Per settimane dopo la distruzione di Goray, cadaveri giacquero abbandonati in ogni viuzza, e nessuna li seppellì. Cani selvatici ne azzannavano gli arti smembrati, e avvoltoi e corvi si saziavano di carne umana. La manciata di superstiti abbandonò la cittadina e si allontanò vagabondando. Sembrava che Goray avesse cessato di esistere per sempre.

© 2002 Longanesi & C. edizioni


L'autore

Isaac Bashevis Singer, nato a Radzymin (Polonia) nel 1904 e morto a Miami (Stati Uniti) nel 1991, è considerato il più grande narratore ebraico del Novecento. Nel 1978 gli venne attribuito il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue opere citiamo: Sulle ombre dell'Hudson.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 giugno 2002