L'UOMO RAGNO

Peter David
Spider-Man. L'Uomo Ragno

"Era come se il suo corpo si fosse adattato alle sue nuove condizioni fisiche e fosse pazientemente in attesa che anche la mente comprendesse il cambiamento e si adeguasse."

Un romanzo basato sulla sceneggiatura di un film e su di un fumetto: questo è sicuramente il momento dell'Uomo-Ragno ed è difficile sfuggire al martellamento pubblicitario in atto e non solo in Italia. Eppure questo personaggio possiede un fascino particolare perché, pur essendo un supereroe, è dotato di sentimenti ed emozioni assolutamente umane, è lui stesso stupito, per un lungo periodo, delle doti di forza che improvvisamente e misteriosamente è venuto a possedere, e che in un primo momento pensa di utilizzarle per arricchirsi. Ma un tragico evento lo porta a schierarsi dalla parte del bene, mettendo a disposizione di chi è in difficoltà quei poteri che sono derivati da una specie di incidente. I sensi di colpa per la mancanza di sensibilità nei confronti dello zio che lo ha allevato, il dolore per la sua morte, lo spingono non solo a vendicarne immediatamente l'uccisione, ma anche a sentire il dovere di impedire al male che domina la società di prendere il sopravvento. Inizia così questa lotta del bene contro il male che rappresenta un tema classico e che ha molte affinità con il mondo della fiaba. E l'Uomo-Ragno è sicuramente una fiaba, ma anche uno specchio della nostra società e dei sogni, che non solo nell'infanzia si fanno, di renderla migliore. Forse questo è il motivo del successo di un personaggio e della sua maschera che attrae non solo i bambini, ma tutti coloro che vogliono dare voce alla parte infantile e più ingenua di sé e che vedono nell'eroe solitario (l'individualista cultura americana produce quasi sempre eroi di questo tipo) un modello, certo irraggiungibile, ma capace di far sognare.

Spider-Mane. L'uomo Ragno
Titolo originale: Spider-Man
Traduzione di Fabrizio Pezzoli
342 pag., Euro 10.00 - Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-50777-2

Le prime righe

Prologo

"Svegliamo i morti, piccola!"
La Corvette nera dal motore truccato risalì rombando il viale principale del cimitero, sparando proiettili di ghiaia con pneumatici e colpendo bersagli in ogni direzione. Alcuni scoiattoli in cerca di cibo si diedero precipitosamente alla fuga verso gli alberi più vicini mentre l'auto, preceduta dai coni di luce della coppia di fari, sterzava bruscamente a destra. Uscì dalla curva sbandando di coda e per un attimo le ruote slittarono a vuoto sull'erba prima di ritrovare assetto e aderenza sull'angusto vialetto laterale.
Viale e vialetti erano destinati a processioni lente e solenni, aperte da un carro funebre seguito da limousine o berline stipate di amici e parenti attoniti e afflitti. Non erano stati di certo ideati per le sterzate a velocità sostenuta su un'auto truccata, ma al conducente e ai passeggeri delle 'Vette nottambula non importava affatto questo particolare. Erano troppo impegnati a sbellicarsi dalle risate, a strombazzare con il clacson e a fare imballare il motore con tale entusiasmo da far sembrare realizzabile il loro dichiarato proposito si suscitare una prematura resurrezione di morti, in vivace protesta.

© 2002 Mondadori edizioni


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


14 giugno 2002