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Carola Prosperi
Eva contro Eva

"Esterrefatta, domata da quella volontà dura, potente, Eva tremava come l'uccello che sta per cadere nelle spire del serpente. Per la prima volta in vita sua sentiva che ci poteva essere qualcuno più forte di lei."

Difficilmente un romanzo tratto da un film riesce a resistere all'usura del tempo. Ed è altrettanto difficile che un film sappia coinvolgere, emozionare, turbare spettatori di varie generazioni. Nella storia del cinema solo alcuni titoli di registi che hanno fatto scuola e che sono considerati veri e propri maestri di quell'arte hanno avuto questa sorte. Eva contro Eva è un caso a sé: a chi abbia visto il film (e sono moltissimi) rimane il ricordo indelebile non tanto della regia quanto dell'interpretazione della grandissima Bette Davis; chi abbia letto (o legga oggi) il libro non può non restare colpito dalla capacità narrativa, dalla tecnica e dalla inaspettata raffinatezza di Carola Prosperi. Questa autrice così prolifica e conosciuta negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie anche alla stampa femminile per cui ha a lungo lavorato, non può essere confinata all'interno della letteratura rosa di serie B, almeno per questo romanzo. Certo la scrittrice ha svolto un processo di semplificazione, sono sparite le ambiguità così magistralmente sottese alla recitazione di Bette Davis, è più evidente la finalità moralizzatrice e la condanna di tutto ciò che può destabilizzare l'ordine dei ruoli sociali, ma d'altra parte la Prosperi è estremamente efficace nel caratterizzare i suoi personaggi e, in particolare, la figura di Eva è ben tratteggiata. Ecco alcune qualità evidenti in questo romanzo rosa: l'abilità nel costruire l'immagine di giovane ingenua e sfortunata della protagonista, il graduale disvelamento della vera natura della ragazza, il momento del successo come ubriacatura inebriante, ma anche ottenebrante, e il presagio finale che rivela come la storia abbia sempre un andamento ciclico. Ottimo l'avvio del romanzo (che è interamente in flash-back) in cui vengono sommariamente tracciati i ruoli, e in un certo senso anche i caratteri, dei singoli partecipanti ad una serata di gala newyorkese (la consegna del premio più ambito da ogni attrice a Eva), che saranno poi i vari personaggi della storia. Inutile raccontare una trama conosciutissima, piuttosto credo serva vedere i meccanismi narrativi messi in atto dalla Prosperi: ogni personaggio ne introduce un altro; il fenomeno del divismo è presentato non direttamente, ma "in soggettiva", cioè attraverso le ripercussioni che ha sulla psicologia di chi ne è in qualche modo vittima; le donne sembrano coloro che fanno muovere l'azione, ma verrà rivelato solo nell'ultimissima parte che è una figura maschile il vero burattinaio (e tutto ciò è sociologicamente rassicurante); la figura moralmente riprovevole di Eva troneggia grazie anche al coro di sentimenti positivi che la circondano (l'amicizia e la lealtà sembrano sacri per tutti, tranne che per lei); Margo, la grande attrice contro cui Eva gioca la sua perfidia, in realtà non appare come sconfitta (almeno secondo la visione morale piccolo borghese che si vuole promuovere), ma come la vincitrice nel mondo dei buoni sentimenti perché non solo le amicizie tenderanno a proteggerla, ma ancor di più perché sarà serena al fianco di un uomo che la ama. Il messaggio è esplicito: che cosa dovrebbe desiderare di più una donna? forse il successo professionale? forse la bellezza e la giovinezza? No, certo. La vera felicità la si ottiene nel privato, fuori dal mondo dello spettacolo che stritola, distrugge e tradisce, bisogna unicamente rifugiarsi sotto le ali protettive di un marito innamorato: in questo caso il fatto che Bill sia molto più giovane di Margo è l'unica trasgressione che l'autrice si concede dato che parla di un mondo come quello del teatro che ha regole proprie e non esportabili.
L'interesse che negli ultimi vent'anni la critica letteraria (da Petronio a Spinazzola) ha dedicato alla letteratura di genere è sempre più giustificata, prima di tutto perché questi scrittori sono davvero capaci, hanno piena padronanza del "mestiere", poi perché rappresentano il miglior metodo per conoscere in profondità il costume, la mentalità di un'epoca e di una società e quello che la cultura, al momento dominante, vuole affermare nel modo più incisivo e meno esplicito: in fondo è ciò che avviene oggi (con minor raffinatezza e tatto) attraverso l'uso politico di tanti programmi televisivi d'intrattenimento.

Eva contro Eva di Carola Prosperi
A cura di Chiara Simonetti
136 pag., Euro 8.00 - Edizioni Sellerio (La memoria 533)
ISBN 88-389-1762-0

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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Prologo


Dall'interno della sala dell'Unione degli Artisti - una specie di hangar immenso, coi muri tappezzati di ritratti di celebrità teatrali presenti e passate - la luce scorreva come un torrente e la folla degli invitati, facendo ressa come un torrente alla porta d'entrata, sembrava risalire quel torrente, mentre le esclamazioni, le risatine, i commenti, le proteste, scoppiettavano come fuochi d'artificio.
- Credi che riuscirò ad entrare? - chiese Jannie alla sua compagna, un'attrice molto dipinta, non più giovane, dall'aria stanca.
- Certo che riuscirai! - Questa rispose con enfasi. - Prima di tutto sei con me, e poi non ti ho forse dato il biglietto di mia cugina che non poteva venire? E infine non sogni di diventare un'attrice?
- Sì - disse Jannie con accento intenso e voce un poco rauca. Aveva studiato, pensava di diventar giornalista... Ma ora sognava il palcoscenico.
- E dunque! Son solo sogni, capisco, ma non si sa mai. Apri gli occhi e guarda.
- Quanta gente!
- Tutto quanto è meglio a New York in fatto di attori e di attrici.
- Che belle, eleganti donne!...
Lei non aveva indosso che uno straccetto di abito in stoffetta nera, che aveva cucito a sé, con una modesta scollatura, illudendosi che potesse apparire come un vestito da sera. Del resto, nessuno, benché ella fosse giovane e carina, l'osservava. Veniva dalla provincia, nessuno la conosceva all'infuori della sua compagna che abitava nella sua stessa pensione.
- Eccoci a posto - questa le disse fermandosi all'estremità di una lunga tavola e leggendo i cartellini che portavano il suo nome e quello della cugina, - siamo in fondo si sa, ma vedremo tutto lo stesso. I camerieri cominciano a servire. Purché non ci trascurino, noi siamo quaggiù.
- Ma a Jennie il cibo importava poco. Lei s'interessava soprattutto alla grande tavola d'onore, così lontana, dove sedevano i membri della giuria, il Presidente dell'Unione degli Artisti e la trionfatrice della festa, alla quale sarebbe stata offerta la statuetta dorata che ogni anni si dava all'attrice giudicata migliore: Eva Harrington.
- Non riesco a vederla bene - disse Jannie dimenandosi sulla sedia e allungando il collo, - ci sono troppi fiori su quella tavola.
- La vedrai quando si alzerà in piedi a ricevere la statuetta; quella, la vedi?
- Non bene.
- Rappresenta una signora vestita all'antica, l'attrice inglese Sarah Siddons, la più grande attrice tragica che si ricordi, interprete di Shakespeare. Ne hai mai sentito parlare?
- Veramente...
- Si chiamava Sarah Kemble, da ragazza. Era nata alla metà del Settecento, figlia d'attore, sorella del grande attore Filippo Kemble e moglie dell'attore Enrico Siddons. Dicono che fosse alta e bella, modesta, semplice e generosa coi colleghi; aveva insomma tutte le virtù...
Jennie ascoltava quel panegirico con un orecchio distratto, attratto com'era da un gruppo di persone che le parevano più interessanti e importanti delle altre, sedute a una tavola in vista, la più vicina a quella d'onore.
- Chi sono quelli là?
- Quelli là? Eh, sono tra i pezzi più grossi di Broadway. Quella che invece di mangiare non fa che fumare nervosamente una sigaretta dopo l'altra, è Margho Channing, la famosissima attrice che per tanta gente è addirittura l'essenza stessa del teatro americano. Non ti pare molto giovane, vero? Non lo è, infatti. Deve avere i suoi quaranta, ma è tale artista che gli anni, invece di sciuparla, hanno raffinato, cesellato la sua maschera d'attrice, l'hanno resa perfetta. Dicono che abbia cominciato a recitare a dieci anni, e che è salita ben presto ben presto al rango di "vedetta". Mai il suo trono ha vacillato. Solo adesso, questa Eva Harrington...
- Ha preso il suo posto?
- Non proprio, però... Sai, quando due stelle di uguale grandezza si trovano una al tramonto e l'altra all'aurora, si volgono tutti...
- A quella che sorge, è naturale.
- Trovi naturale, tu? Si capisce, tu sei giovane...

© 2002 Sellerio edizioni

biografia dell'autrice
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Carola Prosperi (Torino 1883-1981) maestra e giornalista, dall'indefessa attività, scrisse circa trenta romanzi popolari di ogni genere, dalla letteratura per l'infanzia alle biografie, tra le quali spiccano quelle femminili (L'estranea, 1915, Graziella, 1943 e Buona fortuna, Natalia, 1975, forse i più famosi).


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7 giugno 2002