NARRATIVA ITALIANA

Enzo Biagi
Addio a questi mondi

"La sera dell'8 settembre 1943, un'automobile varca il portone del ministero della Guerra, in via XX Settembre. Ne scendono il re e l'imperatore, che indossa una divisa grigioverde, ed Elena, che porta, come al solito, un tailleur molto abbondante e ha in testa un curioso cappellino tondo. Vittorio Emanuele III le dà il braccio, salgono le scale, attraversano stanze e saloni. La radio alleata ha trasmesso un breve annuncio: l'Italia ha firmato l'armistizio."

La grandezza del giornalismo di Biagi consiste proprio nella capacità di omettere tutto ciò che è orpello, inutile fronzolo, o anche semplicemente commento personale, dato emotivo, a quello che gli eventi o le parole dei protagonisti sanno comunicare. Questo stile è tutt'altra cosa dall'impersonalità, dall'obiettività asettica: è piuttosto la capacità (oggi troppo spesso assente) di dare vita autonoma agli eventi in esame e agli loro attori da cui il lettore può autonomamente trarre le proprie conclusioni.
Così questo libro che analizza le fondamentali vicende storiche del XX secolo attraverso le ideologie che le hanno determinate, è denso di citazioni, riflessioni di personaggi, interviste, brani di testi, cronache, ricordi personali, rievocazioni di incontri e dialoghi: insomma una specie di "diretta" su Fascismo, Nazismo e Comunismo. Non ci sono "sconti" per nessuno, non giustificazioni per queste diverse e opposte forme di violenza sull'uomo che, in nome di un progetto (talvolta anche generoso e nobile, come nel caso del comunismo) hanno annientato la libertà e la vita stessa di milioni di esseri umani.
È proprio il grande rispetto che Biagi ha, e che dimostra in ogni sua presa di posizione, per la dignità e la libertà del singolo uomo, il senso dell'umorismo con cui affronta le situazioni anche più scabrose, la grande attenzione alle dimostrazioni di onestà intellettuale, che rendono la lettura anche di questo ultimo libro piacevole e appassionante "come un romanzo".
In conclusione si può affermare che l'autore rappresenti nel mondo del giornalismo l'ultimo "grande", l'ultimo "maestro" (anche se questo diffuso giudizio credo lo infastidisca un po'). La consapevolezza evidente della sua autorevolezza non è mai scevra da dichiarazioni di umiltà (una civetteria che aggiunge loro autorità) e dalla coscienza di essere, per età, esperienza ed etica, assolutamente sempre coerente con se stesso e con le proprie scelte professionali e di vita.

Addio a questi mondi di Enzo Biagi
334 pag., Euro 18.00 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-87038-2

Le prime righe

Quasi una prefazione

C'è una confessione di George Bernanos che condivido; è anche il bilancio della mia piccola storia: "Ci sono tanti morti nella mia vita, ma più morto di tutti è il ragazzo che io fui".
Appartengo alla generazione nata col fascismo, e che poi ha visto la vergogna di piazzale Loreto: quei cadaveri che pendevano a testa in giù.
Avevamo vent'anni, nel 1940, quando ci convocarono al Guf (Gruppo universitario fascista), per avvertirci che dovevamo considerarci volontari. Era la logica del "Padrino": "Gli fece una proposta alla quale l'altro non poteva dire di no".
Andai a cercare i figli dei gerarchi nazisti: conobbi anche Gudrun Himmler, che voleva riabilitare la memoria del capo delle SS e dei Lager; non seppi trattenermi e le dissi: "Lei ha un impegno molto serio".
Andai, con i nipoti di Stalin, in Georgia e nei banchetti ho brindato anch'io alla memoria del compagno Iosif Vissarionovi_ D_uga_vili più del popolo sovietico durante il regime.
Posso dire, come quel notabile francese che alla domanda: "Che cosa ha fatto durante la rivoluzione?", rispose: "Ho vissuto".

© 2002 Rizzoli edizioni


L'autore

Enzo Biagi è nato nel 1920 a Lizzano in Belvedere (Bologna). Giornalista e scrittore, tra le sue opere tradotte in tutti i principali Paesi del mondo ricordiamo: Un anno. Una vita, La disfatta, "I" come italiani, L'albero dai fiori bianchi, Il fatto, Lunga è la notte, Quante donne, La bella vita, Sogni perduti, Scusate, dimenticavo, Ma che tempi, Cara Italia, Racconto di un secolo, Odore di cipria, Giro del mondo, Come si dice amore, Dizionario del Novecento, Un giorno ancora.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


7 giugno 2002