NARRATIVA STRANIERA

Pablo Tusset
Il meglio che possa capitare a una brioche

"Sono sceso dalla macchina e mi sono diretto in fondo alla strada; ho girato l'angolo e ho camminato verso la casa con le mani in tasca, come quando hai un appuntamento con qualcuno e passeggi senza meta tanto per ingannare il tempo."

Un giallo davvero speciale, in cui più che paura il sentimento dominante è l'allegria. Divertente fin dalle prime righe Tusset riesce a costruire la figura del protagonista/narratore, pigro e pasticcione, in modo davvero straordinario, così come sa sostenere il ritmo intensissimo delle vicende narrate.
La storia ruota intorno a una sparizione: è il fratello di Pablo, il protagonista, ad essere sparito e spetta a questo improbabile, arrogante ma simpatico rampollo della famiglia Miralles (della cui società di famiglia Miralles & Miralles il fratello scomparso è il presidente) a compiere le ricerche. La storia si svolge a Barcellona, nei quartieri eleganti della città ma, considerando anche che l'autore è un esperto informatico, si può anche navigare in Rete, tra belle donne e messaggi cifrati.
L'ironia che domina il romanzo sembra voler dissacrare tutti i miti moderni, senza risparmiare per altro gli atteggiamenti trasgressivi così diffusi soprattutto negli ambienti più "in" delle grandi città europee.
Ma siamo sempre in un paese mediterraneo, la mamma è sempre la mamma, e l'attaccamento alla famiglia riesce a intenerire anche il più duro dei trentenni, così Pablo finisce con il trasformarsi in detective, senza però trascurare i suoi passatempi preferiti: qualche canna, un po' di alcol, qualche fanciulla avvenente e generosa. La fanciulla che lo segue però nelle ricerche non è la classica pupa del boss, è piuttosto ingenua e sprovveduta.
Insomma un giallo inconsueto che mette in luce un altro aspetto di Barcellona, città da cui sembra che escano davvero talenti narrativi davvero interessanti.

Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset
Titolo originale: Lo mejor que le puede pasar a un cruasán
Traduzione di: Tiziana Gibilisco
310 pag., Euro 15.00 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70145-6

Le prime righe

1.
LA CONFRATERNITA DELLA LUCE

Il meglio che possa capitare a una brioche è di essere imburrata: questo ho pensato, mentre ne spalmavo una tagliata a metà con margherina vegetale in offerta, me lo ricordo bene. Come mi ricordo che stavo per affondarci i denti quando è suonato il telefono.
Ho addentato, pur sapendo che avrei dovuto rispondere coin la bocca piena:
"Siiì?".
"Ci sei?"
"No, sono uscito. Lascia un messaggio dopo il segnale e non rompere: biiiiiiiiiiiiiip."
"Non fare l'idiota. Cosa stai masticando?"
"Sto facendo colazione."
"All'una?"
"Stanotte ho fatto tardi. Cosa vuoi?"
"Che passi in ufficio. Ho delle novità."
"Vai a cagare, non mi piacciono i misteri."
"E a me non piace parlare al telefono. Ci sono dei soldi. Posso aspettarti per mezz'ora, non un minuto di più."
Ho riagganciato e io ho continuato a mangiare la brioche, mentre decidevo se farmi una doccia, radermi o sedermi a fumare la prima Ducados della giornata. Ho deciso di fumare mentre mi facevo la barba; purché nessuno si avvicinasse troppo, la doccia poteva anche aspettare, mentre con la barba di tre giorni sembro un barbone da lontano.

© 2002 Feltrinelli edizioni


L'autore

Pablo Tusset, nato nel 1965 a Barcellona, lavora nel campo dell'informatica. Questo è il suo primo romanzo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


7 giugno 2002