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Josephine Hart
Ricostruzioni

"E poiché non ho altre istruzioni di mio padre prendo la mano di Kate e insieme seguiamo il poliziotto fuori dalla porta. Sempre tenendoci per mano, ci adagiamo silenziosamente sui sedili posteriori della macchina. Non ci voltiamo indietro mentre ci allontaniamo rapidamente dalla casa. Sappiamo che la nostra vita là è finita."

Il danno, Il peccato, L'oblio. I titoli (bellissimi) di Josephine Hart hanno sempre in qualche modo evidenziato i drammi, le vicende forti da lei raccontate, prive il più delle volte di un epilogo positivo. Ricostruzioni imbocca invece una strada nuova per lei, verso la salvezza, la positività. Con Ricostruzioni entra anche un po' di ironia nella scrittura della Hart, sempre pervasa della necessaria serietà che accompagna la narrazione di un tormento esistenziale.
Questo romanzo si potrebbe forse identificare con la storia di un salvataggio esistenziale. È un testo con grandi riferimenti di tipo psicologico, che scava impietosamente nella memoria dei suoi protagonisti, in particolare dei fratelli Jake e Kate Harrington. Jake è un analista che trascorre il suo tempo a ricostruire le esperienze esistenziali degli altri, cercando di scioglierne i nodi irrisolti. Paradossale per lui dover, alla soglia dei quarant'anni, andare alla ricerca dei propri per salvare la vita della sorella Kate, una donna molto bella ma sentimentalmente insicura che entra in crisi nel momento in cui sta per risposarsi. Il suo è un problema che risale all'infanzia e a un evento traumatico legato ai genitori di cui non vogliamo parlare in modo più esplicito per non svelare il tema centrale del romanzo. Ricostruire dettagliatamente i fatti accaduto tanti anni prima e rimossi totalmente dalla memoria sarà l'unica strada possibile per ritrovare un equilibrio perduto un pomeriggio lontano.
Tra i temi del romanzo troviamo anche la psicoanalisi e, sebbene la Hart non vanti una formazione professionale in questo campo, la ricostruzione clinica degli eventi è dettagliata e coerente, formata su letture adeguate e verificata con la consulenza di amici esperti. Come è stato detto, lo scrittore creativo, quando si addentra nella mente umana, ha le stesse potenzialità di scoprirne la verità dello psicologo. Incredibile, inoltre, la capacità universalmente riconosciuta di questa scrittrice irlandese di raccontare l'anima al maschile. A supporto di questa tesi possiamo ricordare una dichiarazione della Hart fatta in una recente intervista: "quando avevo pubblicato il mio primo libro negli Stati Uniti, l'editore non credeva, almeno fino a quando non mi ha visto che io non fossi un uomo, ma pensava che usassi uno pseudonimo. Per me descrivere così bene i personaggi maschili è relativamente facile perché sono profondamente convinta che le differenze che esistono fra uomo e donna non siano così marcate come siamo costretti a pensare oggi. Le grandi emozioni della vita come le passioni, il dolore e il coraggio non sono legate al sesso e sì, è vero, esistono delle lievi differenze, ma io penso che l'esperienza umana sia unica e quindi queste diversità non siano così marcate". Jack Harrington va dunque ad unirsi alla già fitta schiera dei riusciti protagonisti maschili delle sue opere, forse destinato come il cinquantenne Stephen Fleming di Il danno, che ai nostri occhi ha ormai il volto affascinante di Jeremy Irons, a essere impersonato da un divo hollywoodiano in una futura trasposizione cinematografica.

Ricostruzioni di Josephine Hart
Titolo originale: The Reconstructionist
Traduzione di Vincenzo Mantovani
229 pag., Euro 14.00 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70144-8

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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DOPO


... ci chiesero di ricostruire il fatto. Vollero da noi molti dettagli su come avevamo passato le ore tra le dodici, quando ci avevano visti tornare dalla chiesa, e le quattro e trenta del pomeriggio, in cui forzarono la finestra ed entrarono in casa. Un momento che ora io vedo come il primo momento delle nostra espropriazione.
Ci trovarono seduti su due sedie con lo schienale alto, piazzate esattamente l'una di fronte all'altra nella sala di pietra. Era una posizione da cui non ci eravamo mossi per più di un'ora. Eravamo bambini ubbidienti. Quel giorno noi facemmo esattamente come aveva ordinato mio padre prima di uscire di casa, in silenzio e per l'ultima volta.
Più tardi, e con quelli che ci volevano bene, partimmo anche noi. O, per essere più precisi, ci portarono via come se fossimo oggetti preziosi, che dovevano essere salvati dall'inferno a tutti i costi. L'allontanamento dalla casa in cui avevamo passato l'infanzia non venne, tuttavia, giudicato una protezione sufficiente. Perciò fummo trasportati, sempre da quelli che ci volevano bene, in un altro paese.
E mentre le porte di quella vecchia vita si chiudevano alle nostre spalle, altre si aprivano. Fummo accompagnati lungo un corridoio temporale destinato a portarci lontano da quella domenica d'agosto e dalla casa in cui il fatto si era svolto. Fummo incoraggiati a entrare in una vita che prima, nella sua indaffarata intensità, avrebbe assediato la memoria e poi, si sperava, finalmente l'avrebbe uccisa.
Gli anni ci fecero scendere il fiume, e nelle sue acque noi tuffammo agilmente i nostri remi. Ero un osservatore per natura e avevo ereditato da qualcuno, non dai miei genitori, una mente fredda. Lei era stata tagliata in un altro modo. Lei da loro aveva ereditato non soltanto la bellezza, ma anche qualcosa di straordinario nei colori, che la rendeva indimenticabile. Non avrebbe voluto ignorare questa eredità anche se avesse voluto. Così forte era il suo impatto che un'educazione privilegiata - St Paul, seguito da Cambridge - diventò non la forza motrice di una vita di successi, ma solo un ornamento e, col tempo, il meno importante.
Il mio successo nella vita, per quello che vale, è dovuto parzialmente alla giudiziosa applicazione del sapere accumulato in anni di studio e di preparazione. È dovuto anche all'attenzione quasi ossessiva che io presto al linguaggio del corpo, al tono della voce e all'espressione degli occhi di quasi tutte le persone con cui entro in contatto ravvicinato. Professionalmente, non dubito che questo mi sia stato di enorme vantaggio. Personalmente, questa attenta e continua vigilanza viene esercitata nella speranza che, nel discernere, anche da lontano, il confuso profilo di un pericolo potenziale, io sia in grado di prevenirlo.
Sono un uomo molto occupato. Come altri uomini occupati, faccio questa dichiarazione con malinconico orgoglio. Come loro, infatti, io sono grato alla mia esigente vita professionale. Le pressioni quotidiane - e la pressione, naturalmente dà equilibrio - forniscono un antidoto alla seduzione potenzialmente fatale della memoria. Perversamente, tuttavia, passo le ore indagando sulla memoria degli altri.

1

Oggi, venerdì - venerdì pomeriggio, per essere precisi - il suo attuale marito, Ian, m'informa che la mia prima moglie, Ellie, ha avuto un attacco cardiaco.
"Jack?"
"Sì..."
"Sono Ian."
"Sì?" Il mio tono è guardingo. Chissà se l'ha notato.
"Guarda che Ellie sta male."
"Oh Dio, come mi dispiace." Dev'essere grave. Altrimenti non mi telefonerebbe.
"Grazie, Jack. Come puoi immaginare, è un colpo terribile"
"Di che si tratta? Cioè... Cos'è successo?"
"Un attacco cardiaco. Leggero, grazie a Dio. A dirti la verità, sono stordito. Cioè... Ha sempre avuto una salute così buona. Che peccato. Era tutta eccitata per l'invito di portare in tournée - una breve tournée europea - L'héritage. Sai... L'adattamento di Maupassant che le ha fatto vincere quel premio. Dio, sono così sconvolto che non riesco nemmeno a ricordare qual era."

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli edizioni

biografia dell'autore
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Josephine Hart è nata e cresciuta in Irlanda ed è arrivata a Londra negli anni sessanta. Ha lavorato per un certo periodo nel campo dell'editoria e poi si è dedicata alla produzione di spettacoli teatrali.Ha pubblicato: Il danno (1991) da cui è stato tratto il film Il peccato (1993) e L'oblio (1995).


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31 maggio 2002