CINEMA E TEATRO

Wladyslaw Szpilman
Il pianista
Varsavia 1939-1945
La straordinaria storia di un sopravvissuto


"Quando il piede di un idiota comincia a distruggere sconsideratamente un formicaio con il suo tallone chiodato, le formiche prendono ad agitarsi, cercando sempre più affannosamente scampo da ogni parte, un modo per salvarsi."

Se il Festival di Cannes non avesse premiato recentemente il film di Polanski tratto da questo libro, probabilmente non si sarebbe più parlato di Szpilman: potere di "trascinamento" del cinema per quanto riguarda la popolarità di un autore, e potere dei media di dare notorietà a uno scrittore che quando, nel 1999, aveva visto la pubblicazione del suo straordinario diario in traduzione italiana, non aveva suscitato tanta attenzione. Ugualmente si può forse dire anche che, se la congiuntura internazionale non aprisse problematiche relative a un rigurgito di antisemitismo nel mondo, forse lo stesso film non avrebbe ottenuto la Palma d'oro.
A parte questa notazione forse un po' polemica, Il pianista è un testo di intensità eccezionale, in cui l'emozione è accresciuta dalla consapevolezza che tutto ciò che viene descritto nasce da una esperienza realmente vissuta: il dolore, la tragedia non sono solo rievocazioni intellettuali, ma ferite che non potranno mai rimarginarsi completamente. Nella Prefazione il figlio del pianista Wladuslaw Szpilman, Andrzej, racconta di come dodicenne aveva ritrovato e letto questo diario e del silenzio che comunque era perdurato tra lui e il padre su quanto era avvenuto nei tragici anni che avevano visto a Praga la nascita del ghetto, la persecuzione degli ebrei che vi erano richiusi e la loro decimazione. Il suono del pianoforte, un Notturno di Chopin in particolare, accompagna come una colonna sonora l'intero testo: è questa musica che, dalle radio entra nelle case durante i primi bombardamenti tedeschi e sarà la stessa struggente melodia che uscirà come per miracolo dalle macerie della città distrutta e che salverà la vita al "Pianista".
Cruda è la descrizione della progressione nella persecuzione degli ebrei polacchi, che passano da una situazione di benessere alla disperazione della miseria e dell'esclusione più feroce, fino all'epilogo tragico, la deportazione o l'uccisione nelle loro stesse case. Altrettanto drammatica è la testimonianza della naturale disumanizzazione dei rapporti tra le stesse vittime che lottano per sopravvivere e non si possono permettere nessun cedimento alla solidarietà: non si può dare un pezzo di pane a nessuno, neppure a un bambino affamato, se non a rischio della propria stessa vita. In questo squallore, in questa disperazione però alcuni sentimenti restano saldi, sono quelli all'interno della famiglia del pianista ed è l'amore per la musica e il suo potere salvifico. In questo quadro cupo, nella brutale violenza dell'occupante nazista, il suono del pianoforte saprà ridare vita al briciolo di umanità nascosto nell'animo di un soldato nazista e l'autore di questo diario avrà, grazie alla sua arte, salva la vita. Una nota di speranza quindi che illumina uno dei periodi più oscuri della storia contemporanea.

Il pianista. Varsavia 1939-1945. La straordinaria storia di un sopravvissuto di Wladyslaw Szpilman
Titolo originale: The Pianist
Traduzione di Lidia Lax
239 pag., Euro 7.75 - Edizioni Baldini&Castoldi (i Nani)
ISBN 88-8490-019-0

Le prime righe

L'ora dei ragazzini e dei matti

Ho iniziato la mia carriera di pianista durante la guerra, al Café Nowoczesna, che si trovava in via Nowolipki, proprio nel cuore del ghetto di Varsavia. Quando nel novembre del 1940 i cancelli del ghetto vennero chiusi, la mia famiglia ormai da molto tempo aveva venduto tutto quello che si poteva vendere, persino quello che noi consideravamo il nostro bene più prezioso: il pianoforte. La vita, alla quale quei tempi avevano tolto ogni valore, mi costrinse tuttavia a vincere la mia apatia e a cercare un modo per guadagnarmi da vivere. Grazie al cielo ne trovai uno. Il lavoro mi lasciava poco tempo per rimuginare e la consapevolezza che tutta la mia famiglia dipendeva da ciò che io riuscivo a racimolare per sopravvivere, mi aiutò gradatamente a superare il mio stato di disperazione e di scoramento.
La mia giornata lavorativa iniziava nel pomeriggio. Per raggiungere il caffè ero costretto a farmi strada attraverso un labirinto di viuzze che portavano nel cuore del ghetto o, in alternativa, se avevo voglia di osservare le febbrili attività dei contrabbandieri, potevo invece rasentare il muro.
Il pomeriggio era il tempo più favorevole al contrabbando. La polizia, stremata dopo una mattinata trascorsa a riempirsi le tasche, in quel momento abbassava la guardia, occupata com'era a fare i conti di quanto aveva incassato.

© 2002 Baldini&Castoldi edizioni


L'autore

Wladyslaw Szpilman, nato a Varsavia nel 1911, ha studiato pianoforte presso il Conservatorio della sua città e presso l'Accademia delle Arti di Berlino. Dal 1945 al 1963 è stato Direttore dei programmi musicali alla Radio polacca, senza però mai interrompere la sua attività di pianista concertista e di compositore.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


31 maggio 2002