CINEMA E TEATRO

Don Delillo
Valparaiso

LIVIA "Facciamola lì fuori, accanto all'acero che è l'emblema della pace, del riposo e della casa."
INTERVISTATORE "Tutto ciò che è filmabile noi lo filmiamo."
LIVIA "Allungato sulla chiase longue con i giornali della domenica sparsi qua e là."
INTERVISTATORE "Che gesticola con gli occhiali, se porta gli occhiali. Però attenzione, non deve sembrare una scelta premeditata. Dobbiamo come sorprenderlo nella sua oasi. Come se fosse l'ultimo selvaggio del Borneo."

Tra gli autori americani più popolari del momento troviamo indubbiamente Don Delillo. Non più giovanissimo, ha avuto modo di sperimentare la propria scrittura in varie direzioni, ricercando con grande attenzione nella società contemporanea gli aspetti più nascosti ed esprimendoli essenzialmente nella forma di racconti o romanzi. Ecco adesso, invece, un piccolo testo teatrale di grande intensità, andato in scena per la prima volta il 29 gennaio 1999, per la regia di David Wheeler, all'American Repertory Theatre di Cambridge, Massachusetts. Nella prima scena ci troviamo nel soggiorno, descritto accuratamente, di casa Majesky. Nel contesto teatrale interferiscono immediatamente mezzi di comunicazione di massa: la televisione (in forma di apparecchio acceso) e la radio, rappresentata da un intervistatore che con il suo registratore sofisticato tartassa di domande Michael Majeski senza venire a capo di nulla. Qual è il "fatto"? Cosa è successo al protagonista di così importante da suscitare la curiosità di un giornalista? Riusciremo a sapere di più in una seconda intervista, questa volta televisiva, che si può sentire nella terza scena del primo atto? O nella terza che segue, destinata a un grande quotidiano? Presto capiamo che Delillo vuole raccontarci proprio questo, l'insensatezza e la superficialità dei mezzi mediatici, la loro inadeguatezza a descrivere la realtà, tutti presi come sono dalla forma, da ciò che si deve o non si deve dire e da come dirlo. Centoquaranta interviste in quattro giorni e mezzo in tre città diverse (anche un talk show televisivo cui partecipa la moglie Livia) per non dire nulla, se non le banalità di una mattina casalinga seguita da un normale viaggio aereo in cui sarebbe successo un fatto straordinario che nessuno arriva ad approfondire mai. Forti sono i richiami a Beckett in questo testo sciolto e surreale dove i media televisivi diventano orribili e tragici strumenti di potere che non gestiscono contenuti ma che buttano pezzi di vite umane inutilmente in pasto a un pubblico vasto e superficiale come loro.

Valparaiso di Don Delillo
Traduzione di Alessandro Serra
54 pag., Euro 8.50 - Edizioni Einaudi (Collezione di teatro n. 387)
ISBN 88-06-15664-0

Le prime righe

ATTO PRIMO

La scena.Il soggiorno di casa Majesky. Un grande spazio sgombro, i muri nudi salvo un lato del fondoscena dove c'è un monoblocco con un'apparecchiatura televisiva al completo. La stanza è incolore e non necessariamente elegante. È un soggiorno qualunque.
In alcune scene, parte di questo spazio servirà da ufficio o da studio televisivo in cui si svolgeranno le interviste.

SCENA PRIMA

Il soggiorno è in penombra. Livia è su una cyclette, rivolta la pubblico. Il suo sguardo fissa il centro del palcoscenico, pedala a ritmo regolare.
Le luci si dissolvono lentamente.
Sentiamo il tipico rumore della televisione accesa. Vediamo la proiezione di una videocassetta sul muro in fondoscena e in parte anche sui mobili. Un'unica immagine, ripresa dall'alto, di un uomo in uno spazio augusto. Ha una busta di plastica in testa legata intorno al collo. È seduto, con entrambe le braccia appoggiate alle pareti strette. La buste di plastica è spessa e appannata, nasconde il volto dell'uomo.

© 2002 Giulio Einaudi editore


L'autore

Don DeLillo ha pubblicato i romanzi Rumore bianco, Libra, Underworld e Body Art.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


31 maggio 2002