NARRATIVA ITALIANA

Carlo Grande
La via dei lupi

"Il signore di Bardonecchia lasciò la grotta e riprese a vagare sulle altitudini, passo dopo passo, nella solita inutile gara che fanno i piedi per precedersi l'un l'altro."

Questo romanzo stupisce il lettore che di certo non si attende una vicenda collocata in pieno Medioevo scritta da chi si è dimostrato, nella sua attività di scrittore e di giornalista, sensibile e attento a problematiche assolutamente attuali. Eppure Carlo Grande ha costruito un bel romanzo storico, puntuale nella ricostruzione dell'ambiente e della mentalità medievale e che, prendendo spunto da un personaggio realmente esistito, sa offrire l'affresco di una società in cui gli abusi e la violenza erano dominanti.
François di Bardonecchia è un nobile di montagna: di lui viene descritta potenza e autorità proprio perché lo svolgersi della vicenda vedrà invece il totale rovesciamento della sua vita quando, allontanatosi dal castello per una delicata missione, verrà a conoscenza al suo ritorno di una dolorosa verità: la figlia Clotilde, un gioiello per lui, era stata sedotta dal Principe, per conto del quale aveva affrontato il viaggio. La rabbia, il disprezzo, la vergogna, la voglia di vendetta lo spingono a rivelare allo storico avversario del suo Signore, segreti militari. Rinchiuso più volte in carcere François riuscirà sempre a evaderne fino alla scelta finale di nascondersi sui monti dove passerà dieci anni della sua vita, avendo come compagni (prima temuti, quindi osservati con spirito quasi fraterno) i lupi, vivendo in tane e seguendo il passare delle stagioni. Ma la sua rabbia non si spegne, finché una nuova possibilità d'amore non gli renderà nuovamente "leggero" il cuore.
La trama densa e coinvolgente, è però arricchita da molte notazioni interessanti e da una cura attenta dei particolari: dai banchetti alle sfide, dalla miserabile condizione dei montanari all'arrogante ricchezza dei signori, tutto denota un preciso studio storico e una seria attività di ricerca.

La via dei lupi di Carlo Grande
213 pag., Euro 12.00 - Edizioni Ponte alle Grazie
ISBN 88-7928-593-9

Le prime righe

Primavera 1334, Chaberton

François scelse la via dei lupi. I lupi sono coraggiosi, inseguono gli stambecchi sui versanti più scoscesi della montagna, dove l'uomo rischia a ogni passo di ammazzarsi. I lupi sono scaltri, risalgono le valanghe in cerca degli animali uccisi e camminano in fila sulla neve, ricalcando le orme dei compagni per fare meno fatica. I lupi sono liberi: si inchinano alle leggi del branco, ma quando non c'è più posto tra i fratelli abbracciano la vita solitaria e vanno in cerca di nuovi spazi.
François era malridotto, ma come i lupi non vagava a caso. Conosceva i sentieri e le scorciatoie di quelle montagne color ruggine, che ormai erano diventate la sua casa. Aveva in testa mappe precise e sceglieva sempre la strada migliore. Era sudicio e stanco, e ciononostante i suoi percorsi, distillati da due anni di vita alla macchia, rimanevano i più aspri e faticosi, e perciò immancabilmente i più brevi. Aveva quarant'anni, la barba incolta e i vestiti che puzzavano. Ma era nato in quelle vallate e da un pezzo aveva imparato a fare a meno di un letto. Il sole e il freddo avevano indurito la sua pelle. Negli occhi grigi era riuscito a conservare una ragionevole, lucida disperazione.
François caracollava abbandonato al passo del cavallo, davanti a Hugues e Aragon. Sembrava concentrato su qualcosa, teneva le spalle quadrate leggermente incarnate in avanti, pronte a scattare verso un'invisibile nemico.

© 2002 Ponte alle Grazie editore


L'autore

Carlo Grande, 45 anni, è giornalista della Stampa e direttore responsabile di Italia Nostra, mensile della prima associazione ambientalista italiana. Ha pubblicato i racconti I cattivi elementi. La via dei lupi è il suo primo romanzo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 maggio 2002