BIOGRAFIE

Stefano Lorenzetto
Italiani per bene. Venticinque storie esemplari

"Vorrei farvi conoscere gli italiani che volano alto, senza far sapere in giro da dove decollano e dove vanno ad atterrare. A volte, correndo non visti incontro al sole, si bruciano le ali e precipitano al suolo. Allora se ne parla: un paio di colonne in cronaca."

Stefano Lorenzetto ha trovato un suo spazio nel panorama editoriale italiano. Ci parla di uomini e di donne raccogliendo interviste, testimonianze e pensieri. Ha scelto nel 1994 di raccontare la realtà imprenditoriale italiana attraverso i profili di 15 industriali di provincia che partendo da zero sono riusciti a costuire piccoli imperi. Successivamente, nel 2000, ci ha narrato le vicende occorse a personaggi italiani un tempo famosi e in seguito dimenticati. Ora, con Italiani per bene, ci fa conoscere venticinque connazionali che hanno dedicato la vita agli altri, generosamente e senza cercare il consenso, l'applauso, la popolarità. Le biografie iniziano con l'intervista a suor Gervasia Asioli, la sorella amica di Rebibbia che ha visto passare in quelle celle da Curcio a Pietro Longo, da Salvatore Ferraro ad Anna Laura Braghetti, e a tutti ha saputo trasmettere sostegno e comprensione. Poi Antonio Boschini, medico a San Patrignano con un passato di tossicodipendenza (fu uno dei primi dodici tossicomani che Muccioli provò a curare) e con l'esperienza drammatica degli anni in cui per la prima volta si cominciava a parlare di Aids. E ancora Germana Brizzolari, la "Mamma d'Italia", con 39 figli: cinque suoi, cinque adottati e ventinove presi in affido. "Non stanno tutti bene, i figli di Germana Giacomelli in Brizzolari", ma lei ha saputo affrontare sia i drammatici problemi fisici, sia quelli psicologici della sua famiglia allargata, con coraggio, determinazione e immensa generosità. E cosa dire di Lorenzo Crosta, imprenditore che ha assunto centosettanta handicappati: "down, spastici, malati di mente che producono cablaggi per frigoriferi e lavatrici e chissà cos'altro ancora" e che li segue con affetto sincero. E finiamo, ma l'elenco sarebbe ancora lungo, con Giuliana Galli, "sessantaquattro anni e due occhi e un sorriso che raccontano di un'antica bellezza", un'altra suora in prima linea tra i muri antichi del Cottolengo, accanto a millequattrocento volontari, altre storie esemplari che, ovviamente, Lorenzetto non poteva raccontare singolarmente.

Italiani per bene. Venticinque storie esemplari di Stefano Lorenzetto
301 pag., Euro 15.00 - Edizioni Marsilio (Gli specchi della Memoria)
ISBN 88-317-7961-3

Le prime righe

IL ROMANZO DEL BENE

"I fedeli erano incuriositi dal fatto che tutte le settimane il loro rabbino sparisse per alcune ore prima dell'inizio del sabato. Pensavano che s'incontrasse con l'Onnipotente. "Dobbiamo scoprire quale segreto nasconde"., si dissero. Così gli misero una spia alle calcagna. L'uomo notò che il rabbino si travestiva da contadino, poi usciva furtivamente di casa. Lo seguì e vide che si recava da una donna paralizzata: le rassettava la casa e le cucinava il pranzo per il sabato. Al ritorno, i fedeli chiesero alla spia: "Dov'è andato il rabbino? È salito al cielo per incontrare Dio?" "No", rispose la spia, "è andato molto più su".
Trovo che vi sia più saggezza in questo apologo yiddish che in tutta la nostra filosofia. Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna di conoscere da vicino molti italiani che si comportano come il rabbino. Non soltanto religiosi, che nella donna paralizzata intravedono pur sempre l'immagine del Creatore ("tanto poco importa a un uomo dell'altro che persino il Cristianesimo raccomanda di fare il bene per amor di Dio", osservava Cesare Pavese nel Mestiere di vivere), ma anche laici, anche miscredenti, che nell'uomo scorgono semplicemente i segni di una comune condizione.

© 2002 Marsilio editore


L'autore

Stefano Lorenzetto è stato vicedirettore vicario del Giornale, del quale è oggi editorialista. Scrive anche per Panorama e altre testate. Ha pubblicato Fatti in casa e Dimenticati, che ha vinto il premio Estense. Nel 2002 gli è stato conferito dal Presidente della Repubblica il premio Saint-Vincent di giornalismo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 maggio 2002