NARRATIVA ITALIANA

Michele Serra
Cerimonie

"Il caffè, Mira e io, lo andiamo a bere dal signor Ludden. Ogni giorno, verso le due. Con il nostro bicchierino bollente tra le mani, ci sediamo sul vecchio divano di broccato e guardiamo in pace il telegiornale."

Un libro a metà strada tra la descrizione intimista e la testimonianza sociale. Un libro amaro e intenso in cui i racconti si alternano con ritmo incalzante e la voce narrante di Serra si lascia andare in alcuni momenti al tragicomico, mentre in altri assume il senso della testimonianza. Al centro dei racconti ci sono proprie le cerimonie del titolo. C'è un funerale, disciplinato, governato e scandito dalle donne ma risolto dagli uomini nel momento della difficoltà. C'è l'assassinio, vissuto come "cerimonia suprema", come momento "che deifica davvero, che riassume tutti i Libri del cazzo e le Parole del cazzo nell'unico gesto definitivo". C'è l'happy hour, cerimonia fintamente nuova, in realtà sedimentata nel tempo perché "si faceva happy hour già negli anni settanta... un'ora o poco più di chiacchiere e risate, poi qualcuno si fermava a cena, i più salutavano per raggiungere altre destinazioni" il tutto nella casa romana di zia Emma... C'è la cerimonia tutta maschile della caccia, con le sue regole interne: l'adeguato abbigliamento, il giusto luogo d'incontro, le serie indicazioni sul luogo d'appostamento e le coordinate per il censimento dei cervi. Di rigore il "gippone" e una fumata guardando le stelle. E gli incontri domenicali tra famiglie con tanto di giochi organizzati? Quanto cerimoniale precostituito c'è in questi momenti apparentemente "spontanei"? Quante altre cerimonie conosciamo, quanti eventi seguono un rituale codificato da cui è impossibile sfuggire? Tra molti riti vecchi e nuovi Serra osserva non dall'esterno, con occhio distaccato, ma come parte in causa, inevitabilmente, del grande rito collettivo della vita.

Cerimonie di Michele Serra
136 pag., Euro 12.50 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01614-1

Le prime righe

Ci prende un gran rimescolo, certe volte,
e non sappiamo a chi dirlo

Saletti voleva pregare, ma non credeva in dio.
Provate pure a complicare la frase, secondo le vostre competenze o credenze. Ne ricaverete, forse, qualche gratificazione intellettuale. Questo non toglie che il problema, ancorché irresolubile, fosse per Saletti di assoluta semplicità. La somma di due certezze: bisogno di pregare, inesistenza di dio.
Inesistenza di dio, perché Saletti sapeva che dio non esiste.
Bisogno di pregare, perché Saletti voleva comunque ringraziare.
Pure se acciaccato, solo, a volte malinconico per la vuotaggine di alcune sue giornate da vecchio inoperoso, spesso cadeva in balia di un particolare umor panico che gli faceva fibrillare i sensi come quando era bambino. Si trattava di una specie di sgomento da esistenza, una percezione così forte dello stare al mondo da non poter fare a meno di esprimerla e celebrarla. Se è immaginabile che la massima parte delle religioni (tutte?) siano nate dall'urgenza di elaborare la paura, il dolore, la vulnerabilità e la morte, ebbene Saletti era in preda dello stimolo opposto: intendeva elaborare la contentezza di esserci. Gli pareva un mistero non meno impegnativo della tristezza di dover scomparire.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autore

Michele Serra Errante è nato a Roma nel luglio del '54. Nel '59 la famiglia si trasferisce a Milano e ha cominciato a lavorare, come stenografo-dimafonista all'Unità, interrompendo l'università al terzo anno di Lettere Moderne. Prima redattore poi inviato dell'Unità (per le pagine dello sport e per quelle degli spettacoli), nell'85 comincia a collaborare a Tango di Sergio Staino, dedicandosi alla scrittura satirica. Nell'89, dopo la chiusura di Tango, il direttore Massimo D'Alema gli chiede di progettare e dirigere un secondo inserto satirico e culturale. Nasce Cuore, che per due anni resta all'interno dell'Unità e poi, dal '91, diventa un settimanale autonomo. Lascia la direzione nel '94, per festeggiare i suoi quarant'anni e per dedicare più tempo alla scrittura. Attualmente collabora con Repubblica.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 maggio 2002