NARRATIVA STRANIERA

Carlos Saura
Quella luce

"Una festa che molto presto si sarebbe trasformata in tristezza funebre, in angustia di privazioni e di malattie, in pianti sconsolati di dolore e in notti insonni, in cui lo spettro della morte avrebbe agito con prepotenza."

Questa è la prima prova narrativa di un regista che ha vinto tutto: Orso d'Argento al Festival di Berlino nel 1965 e nel 1967, premio speciale della giuria a Cannes nel 1973 e nel 1975, nomination agli Oscar nel 1979, premio speciale della giuria al Festival del cinema di San Sebastian nel 1979, nel 1990 riceve due premi Goya come migliore regia e migliore sceneggiatura.
La molteplicità della sua formazione (gli studi di ingegneria industriale vennero abbandonati a favore di quelli relativi al cinema), l'attività di giornalista, fotografo e docente, le vicissitudini della vita (fu allontanato dall'incarico di docente alla Scuola di giornalismo nel 1963 per ragioni politiche) lo hanno reso un personaggio altamente simbolico dello sviluppo culturale dell'intera Spagna.
Attento, in tutta la sua produzione alle vicende umane, alle piccole storie, immerse e permeate dalla grande Storia, aveva già affrontato il tema della Guerra civile spagnola in un suo noto film, ¡Ay, Carmela!, e oggi dedica a quel periodo il suo primo romanzo.
Si parla di un una coppia, Diego e Teresa, che all'inizio del romanzo vivono serenamente il loro amore, ma le loro vite finiscono ben presto con l'intrecciarsi drammaticamente alle vicende della guerra civile. Diego continua la sua attività di giornalista a Madrid dove la guerra imperversa, quindi partirà per il fronte e resterà ferito. Teresa, sfollata a forza con la piccola Berta, vive le violenze morali che la sorella falangista le infligge, fino a che giunge perfino a denunciarla.
L'ultimo capitolo (verrebbe da dire l'ultima scena tanto è forte l'elemento cinematografico del libro) intende dare a tutta la storia un carattere di vicenda reale e, in effetti vi è molta verità, non solo perché una vicenda simile a quella narrata era capitata ai genitori di un caro amico dello scrittore, ma anche perché viene realisticamente riprodotto lo scempio di sentimenti che una guerra civile provoca.
Se, come ha recentemente dichiarato Saura in una intervista, il cinema è il punto convergente in cui si raccolgono tutte le sue inquietudini artistiche, eppure ha sentito l'urgenza di scrivere un romanzo, è evidente che questa forma artistica può per lui, in qualche modo rappresentare solo una forma più "immateriale" di immagine.

Quella luce di Carlos Saura
Titolo originale: ¡Esa luz!
Traduzione di Paola Tomasinelli
194 pag., Euro 15.00 - Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-16142-3

Le prime righe

Capitolo primo
Diego e Teresa

Alla morte di mio padre ereditai la casa a due piani nella sierra di Madrid in cui passavamo le estati. La cancellata del giardino, costruita su muretti di pietra, stabiliva una netta delimitazione con il monte che si ergeva alle spalle della casa e con le cascine che le attorniavano. La casa, dalle pareti di granito, il tetto di tegole rosse e le grandi finestre a due ante con le persiane di metallo, era circondata da un ampio giardino pieno di fiori e cespugli, e da un generoso banchetto di pini e cedri, alcuni centenari, la cui ombra protettrice rendeva sopportabile il sole cocente dell'estate. Una piccola piscina, un tempo uno stagno, e un tavolo di granito con alcune panche di granito anch'esse, macchiate dalla luce del sole che le foglie degli alberi lasciavano filtrare, completavano uno spazio gradevole per viverci e che, per me, era un luogo ideale per fuggire dall'oppressione cittadina. In questo spazio - casa, recinzione - trascorrevamo le estati senza lussi eccessivi, respirando l'aria pulita e odorosa di pino della sierra del Guadarrama, quell'aria fredda e secca che secondo i medici è l'ideale per prevenire e curare le malattie polmonari: fu quella la ragione per cui mio padre, quando mia madre si ammalò e le fu raccomandata l'aria di montagna, comprò la casa.
© 2002 Giulio Einaudi editore


L'autore

Carlo Saura (Huesca 1932), qui alla sua prima prova narrativa, ha girato moltissimi film, tra cui La caza (1965), El jardín de las delicias (1970), Ana y los lobos (1972), La prima Angélica (1973), Cría cuervos (1975), Bodas de sangre (1981), Carmen (1983), El amor brujo (1986), !Ay Carmela! (1990), El Sur (1991), Dispara (1993), Tango (1998), Goya en Burdeos (1999).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 maggio 2002