NARRATIVA ITALIANA

Piero Colaprico, Pietro Valpreda
La primavera dei maimorti

"Giudice, anche se non abbiamo conferme, possiamo ipotizzare con sicurezza che Kormendy sia stato ammazzato per quello che sapeva e voleva scrivere, ma non conosciamo i motivi dei tre omicidi successivi. L'unica è tornare a Domodossola, dove si trova il bandolo della matassa. Abbiamo le due foto... se le aveva nascoste le riteneva importanti."

Un nome ormai familiare agli appassionati di libri gialli è quello di Pietro Binda, prima in qualità di maresciallo, poi di investigatore privato: un personaggio tutt'altro che eroico, anzi un uomo solo e triste che la vita ha messo a dura prova. Se La nevicata dell'85 testimonia il momento più difficile del personaggio, quest'ultimo romanzo mostra un Binda ancora giovane, innamorato della moglie e pieno di entusiasmo. Siamo a Milano nel 1969 (luogo e anno davvero tristemente memorabili per uno dei due autori), viene trovato il cadavere di un vecchio svizzero, ex agente segreto, che stava per pubblicare un libro di memorie per il quale conservava, nella sua stanza d'albergo, anche delle foto d'epoca. Binda viene mandato come infiltrato a San Vittore per capire il vero movente di quell'assassinio, cercando di far parlare i tre indiziati rinchiusi nel carcere milanese, vittime designate loro stessi. Si apre così un'interessante parte del romanzo: la vita in prigione, i legami che si creano, le alleanze, le inimicizie, e infine la rivolta. La grande ribellione carceraria che in quell'anno devastò San Vittore viene presentata nel romanzo con tutta la violenza della disperazione che l'aveva suscitata.
Il brigadiere uscito piuttosto provato da quell'esperienza, si recherà nei luoghi di confine tra Svizzera e Italia, dove si erano svolte troppe oscure vicende: protagonisti dei loschi eventi di allora (e di molti più recenti) sono i "maimorti", cioè quelle figure negative che, di generazione in generazione, sembrano sempre rivivere e provocare eventi disastrosi, rimanendo nell'ombra.
Un romanzo giallo intrigante per la vicenda narrata e di forte presa per la passione con cui gli eventi vengono descritti, il frutto di una collaborazione tra due autori che mostrano ottima sintonia.

La primavera dei maimorti di Piero Colaprico e Pietro Valpreda
Pag. 191, Euro10.00 - Edizioni Marco Tropea (I Mirti)
ISBN 88-430-0385-9

Le prime righe

Uno

La voce, stridula e autoritaria, vibrò nella sala mensa ormai semideserta: "C'è una comunicazione per te".
L'interpellato sfilò le dita da una grossa fetta di polenta e girò la testa con consapevole lentezza. Il breve movimento gli confermò, con una fitta dolorosa, che l'occhio sinistro si era arrossato e gonfiato.
"Una comunicazione urgente" sottolineò ancora la voce.
Pietro Binda, dopo alcune serie di tiri al bersaglio mobile seguite da un altrettanto stressante turno di guida veloce, si sentiva stanco morto. I sobbalzi, le frenate, le inversioni a U, i contraccolpi alla schiena, alle gambe e alla nuca gli avevano lasciato un senso di nausea e, per finire in bellezza, nella simulazione di uno speronamento aveva battuto davvero contro lo sterzo. Invece di farsi un bagno oculare, bere molta acqua e scegliere una cena leggera, aveva caricato sul vassoio mezzo litro di rosso e le stesse pietanze dei vicini di tavolo, tutti giovani paracadutisti del Battaglione Tuscania. Erano stati anche loro, come lui, spediti in quel posto ignorato dalle mappe e protetto dal servizio militare. Seguivano un corso di aggiornamento da guastatori e scaricavano la tensione di una giornata tra dinamite, plastico e inneschi dando l'assalto a porzioni gigantesche di qualsiasi cibo fosse stato preparato dal capo gamella.

© 2002 Marco Tropea Editore


Gli autori

Piero Colaprico è nato nel 1957 a Pugliano (Bari) e vive a Milano dal '76. Da vent'anni giornalista di Repubblica, è anche autore di alcuni saggi, come Manager calibro 9 (1995) e Capire tangentopoli (1996), di numerosi racconti e di due noir di successo, Sequestro alla milanese (1992) e Kriminalbar (1999).

Pietro Valpreda, nato a Milano ha inaugurato la sua carriera artistica come ballerino. Dopo l'ingiusto arresto subìto per i fatti di Piazza Fontana, ha pubblicato con il titolo È lui, i suoi diari di carcere, e in seguito ha collaborato con quotidiani e riviste che trattano di argomenti giudiziari o politici.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


17 maggio 2002