LETTURA E SCRITTURA

Ermanno Cavazzoni
Gli scrittori inutili

"Ogni tanto in una famiglia normale nasce uno scrittore ma nessuno lo sa. Quindi lo allevano in modo indifferenziato; gli danno il latte materno, poi le pappette, gli insegnano a camminare sui piedi e non sulle mani, gli insegnano la lingua materna come insegnerebbero a chiunque di noi, e poi incomincia la vita da scrittore incompreso e trattato egualitaristicamente."

Sarà perché abbiamo tanto amato le sue Vite brevi di idioti, di cui questi esistenze di scrittori inutili sembrano in qualche modo la continuazione, ma è difficile non leggere questo libro tutto d'un fiato. Non si riesce a smettere: ancora uno e poi basta, viene da dire dopo ogni capitolo. Ma si prosegue. Perché si attende sempre che arrivi l'eroe, l'autore per eccellenza, il riscattatore delle inutili vite altrui. Vi dico subito che non arriva. I ritratti si srotolano uno dopo l'altro lungo il volume, senza che emerga una figura di rilievo. Con grande ironia (e autoironia) pagina dopo pagina Cavazzoni "smonta" la letteratura e ride dei suoi cocci, critica più o meno sommessamente la tendenza autoesaltatoria di una categoria intellettuale, sorride delle ambizioni, sbeffeggia i critici e canzona apertamente chi crede di avere il sacro fuoco e invece... Per farci capire meglio quello che ci aspetta, ci prepara con le Avvertenze per l'uso del libro, in cui spiega come in realtà non sia facile divenire scrittori inutili "per quanto si studi, ci si applichi e ci si ingegni; a meno che la vita con le sue evenienze non ci venga in soccorso. E le evenienze si è appurato che sono sette: le scuole che si frequentano, la famiglie da cui si viene adottati, le angherie patite, le speranze che sfumano, i fantasmi che vengono in visita, i vagabondi che si finisce per essere e le demenze da cui non si scampa. Se si combinano i vizi con le evenienze si hanno esattamente quarantanove casi possibili, che sono quelli appunto qui raccontati e ordinati". Incontreremo così gli scrittori in disuso che leggono manoscritti altrui per le case editrici cercando di dare giudizi; gli scrittori resi schiavi da altri scrittori; quelli che hanno trovato ottimi allievi tra le bambole gonfiabili; gli scrittori nati tali; quelli che vincono al lotto ma per essere "veri" devono perdere tutto ("lo scrittore è fatto per maledire la sorte, patire il freddo, i debiti, l'incerto futuro, lo sfratto, i postumi di una tubercolosi"); gli scrittori sobillatori che giunti a una certa età vogliono fondare una rivista per poter spadroneggiare sugli altri scrittori, "allora ne riuniscono un certo numero e li sobillano"... Insomma, l'affresco impietoso di una categoria quasi sempre intoccabile e dei satelliti che ruotano attorno ad essa (anche loro ne escono un po' acciaccati). Forse per questo motivo il libro è stato "smontato" e poco recensito?

Gli scrittori inutili di Ermanno Cavazzoni
182 pag., Euro 15.00 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01609-5

Le prime righe

Avvertenze per l'uso del libro

Chi voglia diventare scrittore inutile, non ha che esercitarsi. Ed è raccomandato l'esercizio dei vizi, che sono sette; occorre insistere in ciascuno di essi fin che improvvisamente non si apre una nuova visuale e si reat lì muti, molli e incapaci del tutto.
Ma poiché non è facile a volte diventare anche solo scrittori, ci sono per questo le scuole. Una scuola di scrittura che si rispetti introduce al vizio l'allievo; perciò le scuole saranno formate da sette docenti, essendo sette le materie insegnabili. Per compilare il manualetto che segue un allievo principiante si è sottoposto a sette lezioni (di lussuria, gola, avarizia, accidia, invidia, ira e superbia), le quali sono state fedelmente trascritte affinché chiunque in futuro se ne possa liberamente giovare.
Ma neppure è facile diventare inutili, per quanto si studi, ci si applichi e ci si ingegni; a meno che la vita con le sue evenienze non ci venga in soccorso. E le evenienze si è appurato che sono sette; le scuole che si frequentano, le famiglie da cui si viene adottati, le angherie patite, le speranze che sfumano, i fantasmi che vengono in visita, i vagabondi che si finiscono per essere e le demenze da cui non si scampa.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore

Ermanno Cavazzoni è nato nel 1947 a Reggio Emilia e vive a Bologna. Ha pubblicato Il poema dei lunatici (1987), Vite brevi di idioti (1994). È inoltre autore di scherzi letterari, di traduzioni infedeli, del testo teatrale comico Il caso ritrovato e rifatto del vescovo matto e ha lavorato con Fellini alla sceneggiatura del suo ultimo film La voce della luna. È stato curatore della rivista "Il semplice" (Feltrinelli) ed è condirettore con Gianni Celati e Walter Pedullà del bimestrale "Il Caffè illustrato".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


17 maggio 2002