PER GRANDI E BAMBINI

Helga Schneider
Stelle di cannella

"Molte cose che sembrano brutte hanno un lato positivo, anche il fatto di essere ebreo ne ha uno. I ragazzi che il nuovo governo definisce 'ariani' sono considerati proprietà dello stato e del Führer e devono fare tutto ciò che viene loro comandato. Devono essere coraggiosi e forti, e non lamentarsi quando li fanno marciare per giornate intere ... non hanno nemmeno più il diritto di essere ragazzi perché a loro non è permesso giocare."

Attraverso le tante drammatiche testimonianze del nazismo e delle sua tragiche esperienze personali, abbiamo conosciuto Helga Schneider, ormai scrittrice nota in tutto il mondo. Ecco ora, per i tipi di Salani, un romanzo particolare dedicato ad adulti e ragazzi che ripercorre ancora una volta quei terribili anni, ma affrontandone l'analisi con occhi infantili. La storia inizia a Wilmersdorf, nel dicembre 1932. Due bambini giocano tranquillamente, con l'allegria e la spensieratezza dell'età. Le situazioni raccontate nelle prime pagine illustrano un luogo sereno, in cui David Korsakov, figlio di un giornalista ebreo, e Fritz, figlio del poliziotto Rauch, sono amici inseparabili, così come lo sono i loro gatti. Questa idilliaca situazione viene spezzata con l'avvento al potere del partito nazista. Lentamente la convivenza tra uomini di origini e religioni differenti (realtà che prima passava totalmente inosservata) diventa sempre più difficile e riemergono da profondità dimenticate gli aspetti più crudeli ed egoisti dei singoli esseri umani. Fritz entra nella Junvolk, l'organizzazione nata per i giovani tedeschi, mentre David ne è escluso. Questa esperienza li divide, creando nell'uno un'infondata idea di superiorità e nell'altro la sensazione di essere tagliato fuori da qualcosa di molto bello, a lui precluso. A frequentarsi tra le due famiglie rimangono solo i gatti, ma Fritz cerca di stroncare anche questo rapporto. Fino al giorno in cui Muschi, la sua gattina "ariana" con il pelo chiaro e gli occhi azzurri, resta incinta e del misfatto viene incolpato Koks, il gatto dal pelo nero e gli occhi color zolfo di David. Il dramma sarà inevitabile, così come lo sarà la necessità di sfuggire all'odio da parte della famiglia Korsakov, emigrata negli Stati Uniti nel 1934. Ma alla fine della storia a pagare saranno comunque innocenti, sia ebrei che tedeschi, condizionati nel bene e nel male da eventi più grandi di loro.

Stelle di cannella di Helga Schneider
117 pag., Euro 9.00 - Edizioni Salani
ISBN 88-8451-102-X

Le prime righe

Wilmersdorf, dicembre 1932

Una veemente nevicata aveva imbiancato i tetti delle tre case allineate come le perle di una collana: a sinistra, in rigoroso stile vecchia Germania, quella del poliziotto Rauch, a destra l'elegante villa dell'architetto Winterloh e nel mezzo la graziosa costruzione vagamente Jugendstil del giornalista Korsakov.
Quando la tormenta si fu calmata, Fritz e David si precipitavano fuori per giocare a palle di neve. Le giovani schiene si curvavano rapide, le mani modellavano palle rotonde e sode e le lanciavano al suono di grida gioiose.
"Beccati questa, David!"
"E tu questa, Fritz!"
Una finì addosso al signor Rauch che stava giusto rientrando dal servizio.
"Monelli!" esclamò bonario agitando un dito guantato di pelle nera.
Era un uomo stimato, il poliziotto Rauch, e al suo passaggio gli uomini del quartiere si affrettavano a levarsi il cappello. Aveva un animo sensibile. Un giorno aveva addirittura rischiato la vita per salvare un povero gattino. Bianca e soffice, la bestiola si rivelò femmina, e fu adottata da suo figlio Fritz, che la chiamò Muschi.
Muschi diventò una gatta maestosa di singolare bellezza. Il suo pelo era più bianco del latte e i suoi occhi più azzurri del cielo più azzurro che si possa immaginare.

© 2002 Adriano Salani Editore


L'autrice

Helga Schneider, nata in Polonia alla vigilia della guerra, cresciuta a Berlino, rimpatriata in Austria, vive in Italia, a Bologna, dal 1963. Ha pubblicato Il rogo di Berlino (1995), Lasciami andare madre (2001) e Porta di Brandeburgo (1997).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


10 maggio 2002