LETTERATURA ITALIANA

Paolo Teobaldi
Il padre dei nomi

"I nomi gli erano sempre piaciuti. Suo padre di nome faceva Benedetto, il nome più giusto per lui perché era buono come il pane, anzi come lo squaglio; suo fratello che vive a Milano, si chiama Francesco: al nonno paterno, morto prima della guerra, evidentemente piacevano i santi."

Abbiamo già conosciuto Paolo Teobaldi con due titoli, editi sempre da e/o: Finte. Tredici modi per sopravvivere ai morti e La discarica, che ha avuto un discreto successo di critica e pubblico, raccontando la storia di un uomo che si reinventa professionalmente e umanamente dopo la separazione dalla moglie. Con Il padre dei nomi, Teobaldi ci ripropone un personaggio maschile, questa volta vincente, appagato e gratificato dalla sua situazione famigliare e dal lavoro creativo che svolge. È lui, Eugenio Benedetti, il padre dei nomi del titolo, è lui infatti che battezza nuovi prodotti per varie società commerciali: è un copywriter. E i nomi ("nomi, cognomi e soprannomi") rappresentano il filo conduttore di tutta la storia. Attraverso questi l'autore riannoda i legami familiari del suo protagonista, ricostruisce il senso delle sue vicende personali e quello del mondo che lo circonda e racconta i luoghi in cui ambienta la storia, in particolare una Milano vista nel suo intrigo di strade e piazze elencate, naturalmente, per nome. I nomi poi si fanno stranieri quando Eugenio va a studiare negli Stati Uniti e a Londra, ritornando italiani quando, a soli trent'anni diventa uno dei più ricercati autori di slogan pubblicitari: "che lavoro meraviglioso! Lo pagavano bene, senza immaginare che lui l'avrebbe fatto anche gratis". Sempre ai nomi si legano poi il suo matrimonio e, naturalmente, i figli. Quegli stessi nomi che poi accompagnano la vecchiaia, arrivando, come all'improvviso, sugli annunci funebri per ricordare che lentamente anche gli amici e i conoscenti se ne vanno.

Il padre dei nomi di Paolo Teobaldi
314 pag., Euro 17.00 - Edizioni e/o (Dal Mondo)
ISBN 88-7641-484-3

Le prime righe

Prima

Capitolo primo
La macchina di Dante

Di nome faceva Eugenio, di cognome Benedetti, come suo padre; il quale diceva che, se invece fosse vissuto in una di quelle isole del Pacifico dove comandavano le donne, avrebbe fatto Montevecchi come sua madre; ma poi neanche: avrebbe fatto Marzoli, come sua nonna, come aveva visto sulla lapide il 2 novembre, la festa dei morti: perché poi i morti festeggiavano?
Eugenio Benedetti era sempre stato felice, prima di _ernobyl, anche ai tempi della guerra e del passaggio del fronte della guerra ricordava nitidamente alcuni episodi bellissimi, difficile dire adesso se li avesse vissuti veramente o solo attraverso i racconti del padre: che, essendo un poeta, guardava ogni cosa da poeta. Una sera ad esempio, nella loro casa edificata all'ombra del campanile si era sentito improvvisamente il motore di un aeroplanino, che Papà aveva chiamato familiarmente Gigetto come se fosse un suo compagno d'infanzia o un socio del Circolo cittadino; e subito dopo, invece delle bombe erano venute giù delle serpentine di luce bianca dal cielo, come lo spirito santo sugli apostoli; e lui era col padre sul terrazzino a contare le lucciole e la mamma urlava di correre nel rifugio ma lui bambino non aveva avuto paura vedendo che suo padre non ne aveva, anzi era rimasto sul terrazzo attaccato a suo padre, incantato come lui da quei fuochi fatui, e con quella luce lattiggianosa il campanile del duomo tremolava tutto e sembrava di essere al cinema o dentro il presepe del Ricovero.

© 2002 Edizioni e/o


L'autore

Paolo Teobaldi è nato nel 1947 a Pesaro, dove insegna in un istrituto professionale alberghiero. Ha pubblicato Scala di Giocca (1984), Finte. Tredici modi per sopravvivere ai morti, La discarica e Il padre dei nomi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


3 maggio 2002