NARRATIVA STRANIERA

Eric Ambler
Il processo Deltchev

"Non contesto la verità" disse. "E non contesto gli straordinari travisamenti della verità ascoltati oggi da questa corte, perché nessuna persona in retti sensi può accettarle. Contesto, tuttavia, menzogne che mi attribuiscono dichiarazioni che non ho mai fatto".

Adelphi regala ai lettori ancora un romanzo di quello che viene universalmente considerato il padre della spy story moderna e in particolare il romanzo che, scritto nel 1951, è considerato il capolavoro dello scrittore, questo Processo Deltchev che mostra l'essenza di quel particolare gioco enigmistico fatto di tasselli che prodigiosamente vanno ad incastrarsi, tipico della sua narrativa. La trama procede per progressive rivelazioni: ogni scoperta fa emergere un mistero, che una volta decifrato ne rivela un altro, e così via... Il commediografo inglese che è stato chiamato a scrivere il resoconto giornalistico di un grande processo politico d'Oltrecortina viene accolto alla stazione dal rappresentante locale del suo giornale, Georghi Pashik. Questo uomo piccolo e dimesso tiene stretta a sé una valigetta che contiene poche cose, un panino, una pistola, una penna, un vestito con il timbro di un campo profughi: questo è ciò da cui partire quando il suo corpo verrà ritrovato e questi pochi elementi si riveleranno preziosi per le indagini successive.
Ma uno degli elementi d'interesse del romanzo è la ricostruzione dell'atmosfera di sospetto e paura che il regime stalinista aveva creato, la sensazione di entrare in un ingranaggio capace di stritolare chiunque, anche senza saperlo, sia entrato in conflitto con i piani di chi lo sovrasti. La forza della disperazione poi riesce a rendere eroici anche individui che non avrebbero mai voluto esserlo e che non avrebbero neppure mai sospettato di poterlo essere. Proprio per questo la ricerca della verità e la scoperta di un colpevole assume un valore superiore al semplice gioco intellettuale di costruzione di una trama romanzesca: è un modo di affermare la razionalità sull'abuso, la verità (con tutta l'ambiguità che il termine finisce con l'assumere) sulla menzogna, la coscienza individuale sull'obbedienza cieca.

Il processo Deltchev di Eric Ambler
Titolo originale: Judgement on Deltchev
Traduzione di: Franco Salvatorelli
258 pag., Euro 9.00 - Edizioni Adelphi (gli Adelphi 206)
ISBN 88-459-1688-X

Le prime righe

1

In un paese dove l'opposizione al governo in carica equivale all'alto tradimento, il leader politico condannato come traditore non cade necessariamente in un discredito verso il popolo. Se il popolo lo ama e lo rispetta, la sua morte per mano di un governo tirannico può, anzi, dare alla sua vita una dignità che prima non aveva. In tal caso i suoi nemici rischiano di dover fare i conti non col ricordo di un fallibile essere umano ma con un mito, più temibile di quanto l'uomo reale sarebbe mai stato, e meno vulnerabile. Il suo processo, perciò, non è una formalità, ma un rito preparatorio e precauzionale. Bisogna screditare e distruggere l'accusato come uomo, per poterlo impunemente trattare da criminale. A volte egli viene indotto a confessare in modo abietto i crimini a lui imputati; ma a meno che sia stato egli stesso membro del partito che ora cerca di distruggerlo, queste confessioni non sempre sono credute dal popolo. E se, per esempio, l'accusato è il capo di un partito d'opposizione ancora non liquidato, è meglio rispettare esteriormente le vecchie forme legali: citare testimoni, produrre prove, e lasciare che egli cerchi di difendersi.

© 2002 Adelphi Edizioni


L'autore

Eric Ambler (1909-1998), scrittore inglese, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, tra cui Topkapi è maestro del thriller. Fra i suoi titoli più famosi ricordiamo: Il processo Deltchev (1951), Epitaffio per una spia (1938), La maschera di Dimitrios (1939) e Il caso Schirmer (1953)


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


3 maggio 2002