LETTERATURA ITALIANA

Patrizia Carrano
Campo di prova

"Con quel cavallo aveva stretto un sodalizio silenzioso, fatto di quotidiane consuetudini intessute da una familiarità che non concedeva facilmente: capitava, a volte, che si mettesse a fare parole crociate seduto davanti al portellone dell'irlandese, mentre il baio, sporgendo la sua testa dal profilo leggermente montonino, brucava per scherzo il feltro del cappelluccio che l'artiere non toglieva quasi mai."

Sei racconti che formano un romanzo corale, in cui i cavalli (di cui il particolare del dipinto di Géricault sulla copertina ben introduce al romanzo), animali che l'autrice conosce ed ama, hanno un ruolo importante.
La Carrano usa i cavalli "per descrivere gli spigoli, i baratri e le qualità degli uomini" e le loro storie, proprio perché ognuno possiede un uomo o una donna che lo cavalca, si intrecciano inevitabilmente quelle dei loro cavalieri.
Anzi, sono proprio gli animali a rappresentare spesso un punto fermo, un'ancora, per gli esseri umani, ogni giorno messi alla prova dalla vita, e significano anche simbolicamente lo spirito libero e selvaggio, che generosamente accetta di essere domato per prestarsi alla quotidianità e alle esigenze pratiche, ma che mantiene al fondo la propria autentica natura. Gli errori vengono commessi dagli uomini che proiettano le proprie infelicità e i propri nervosismi sull'animale che cavalcano la cui sensibilità percepisce immediatamente il disagio del cavaliere finendo col diventarne quasi la vittima: ma nasce anche un rapporto di fiducia, quasi di amicizia, sicuramente d'affetto che diventa protezione, riparo ogni volta che la posta in gioco è ben più di una gara o di un torneo.
La vita è densa di "campi di prova" ed è necessario avere degli alleati fedeli, sembra indicarci l'autrice, delineando con grande acutezza dei ritratti umani, maschili e femminili, che restano davvero impressi ai lettori.

Campo di prova di Patrizia Carrano
265 pag., Euro 16.00 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86973-2

Le prime righe

L'eredità di Pagoro

Sentì suonare la campana e finalmente si quietò. Il cuore riordinò i suoi battiti, le orecchie non ronzarono più, e il polpaccio sinistro, che nei momenti di massima tensione s'incordava dolorosamente negli stivali, smise d'infastidirla. Accorciò appena le redini e subito Chiaia prese un piccolo galoppo, facendosi attenta. Sciolta e vibrante, la cavalla non sembrava accusare la fatica dei tre giorni di gara. Ma il suo morale, Etta lo sapeva bene, era segnato dall'ansia della competizione: Chiaia era timida e umbratile, fragile di nervi, pronta a spaventarsi per gli applausi suscitati dalla sua stessa classe. Nonostante i suoi dieci anni, conservava le riottosità di una puledra capricciosa: non tollerava le fanfare, non sopportava i cappelli delle dame che la premiavano, non accettava di farsi infilare le coccarde nella testiera, dava in smanie se il campo prova era troppo affollato, calciava chiunque osasse avvicinarsi da dietro, caricava a orecchie basse i castroni, tentava di mordere i cavalli interi, e s'incolleriva, gli occhi bianchi di sdegno, le labbra tirate, se si tirava a tiro un'altra femmina. Tanta prepotenza era soltanto figlia delle sue insicurezze: bastava che in scuderia cadesse un secchio vuoto e Chiaia subito sussultava, preda di una angoscia che si dissipava con lenta fatica e le toglieva l'appetito fino a sera inoltrata.

© 2002 RCS Editore


L'autore

Patrizia Carrano è nata a Venezia dove ha trascorso l'infanzia, ma vive e lavora a Roma. Scrive per la radio e la televisione; come scrittrice ha esordito con Malafemmina, La donna del cinema italiano (1977), cui è seguito Le signore grandi firme (1978), La Magnani (1982), Baciami stupido (1984), Una furtiva lacrima (1986), L'ostacolo dei sogni (1992). La sua narrativa più recente comprende la raccolta di racconti Notturno con galoppo (1996) e i romanzi A lettere di fuoco (1999) e Illuminata (2000). I suoi libri sono tradotti in cinque lingue.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


3 maggio 2002