NARRATIVA STRANIERA

Jonathan Lethem
A ovest dell'inferno

"Quello che è strano, a ripensarci, è che mi sembra di aver creato io stesso le circostanze con la mia pura forza di volontà, che mi sembrava di sapere già tutto prima ancora di saper davvero qualcosa."

Sei racconti inediti per uno scrittore americano ormai entrato nell'Olimpo dei "grandi". Uno stuolo di lettori affascinati dal suo mondo ipnotico e surreale ha conosciuto Lethem per i suoi titoli tradotti in italiano da minimum fax e Tropea. Ora, sempre la romana minimum fax, propone una raccolta "curata appositamente dall'autore e pubblicata in esclusiva mondiale". Definito "il Coltrane delle scritture americane" e oramai concordemente considerato uno dei maggiori manipolatori della letteratura contemporanea, Lethem affronta il tema del viaggio sotto differenti punti di vista. Non solo nelle metropoli e nei grandi spazi aperti degli Stati Uniti, tra una metropolitana e un giro in autostop, dalla Monument Valley al New England, alla California, per approdare all'immancabile New York, ma anche tra le invenzioni fantascientifiche di un futuro cyberpunk e in una realtà virtuale dai contorni indefinibili. L'immaginazione senza limiti di Lethem rasenta spesso la fantascienza, ma mescolata con una "fantarealtà" non priva di riferimenti drammaticamente "veri".
I titoli, già molto indicativi dei temi trattati, creano due gruppi: Visioni, con "La forma in cui siamo", "Come entrammo in città e come ne uscimmo", "Videoappartamento", e Revisioni, con "In difesa di Sentieri selvaggi. Scene da un'ossessione", "Eliot ancora non mi crede" e "13,1977,21".

A ovest dell'inferno di Jonathan Lethem
Traduzione di: Martina Testa
164 pag. Euro 11.50 - Edizioni Minimum Fax (Sotterranei 45)
ISBN 88-87765-51-0

Le prime righe

LA FORMA IN CUI SIAMO

Tutto cominciò quando Balkan arrivò nel nostro cunicolo all'ora dell'aperitivo e ci disse che era stato nell'occhio. Earl e Lorna erano seduti lì intorno a sorseggiare gin and tonic e a guardarmi mentre cuocevo alla brace un bel pezzo di corteccia proteica che avevo fatto marinare per benino e che stavo legando con del filo di rafia come un vero professionista, e la mia reazione immediata fu di mandare Balkan affanculo. Marianne gli offrì qualcosa da bere e lui prese il bicchiere con due mani come se fosse una tazza di cioccolata calda e riprese a dire meraviglie delle sue straordinarie peregrinazioni e della cultura delle zampe anteriori e delle cose che aveva visto affacciandosi dall'occhio: le profondità nere come l'inchiostro dello spazio interstellare (sue testuali parole: profondità nere come l'inchiostro, spazi interstellari). Balkan era convinto di abitare nel fegato, altrimenti detto la sede dell'anima, ma guarda caso io sapevo che si sbagliava, che in verità Balkan e il suo bunker di scoppiati abitavano nelle natiche: semplicemente nel sedere. Balkan aveva la stessa età di mio figlio Dennis, ed era un suo vecchio amico. Non avrebbe saputo distinguere il fegato da un anfiteatro o da un'orgia, ed ero quasi certo che anche sull'occhio fosse stato ingannato: non sarebbe stata la prima volta che qualche conventicola religiosa montava un occhio fasullo e cominciava a predicare a cercatori illusi e militari creduloni come Balkan favoleggiando delle meraviglie che avrebbero visto e delle risposte che avrebbero trovato.

© 2002 minimum fax


L'autore

Jonathan Lethem è nato a New York nel 1964. Ha pubblicato una raccolta di racconti (L'inferno comincia nel giardino, minimum fax 2001) e cinque romanzi. Negli Stati Uniti la critica, che gli ha conferito il prestigioso National Book Critics Circle Award, lo ha definito "uno degli autori più ispirati e coraggiosi della narrativa contemporanea"; in Italia è stato salutato come "il John Coltrane della scrittura americana".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 aprile 2002