CULTURA E POPOLI

Maria Savi-Lopez
Nani e folletti

"Una pecora dal vello d'oro balzò in mezzo ai carboni, ma Illmarinen non si rallegrò. Il lupo avrebbe certamente desiderato la pecora, ma il fabbro voleva una sposa d'oro. Egli gettò la pecora nel fuoco con altro oro ed argento, e gli schiavi ripresero a soffiare. (...) Finalmente una fanciulla balzò fuori dai carboni. Essa aveva la testa d'argento, il corpo d'oro ed era bellissima."

Grandi, grandi i nani! Compagni affidabili i folletti! Certo ne esistono anche di cattivelli, di maligni guardiani di belle fanciulle, ma tutti sono più disponibili a identificarli con figure positive e miti, con umili lavoratori delle miniere che fanno scintillare i diamanti tra le piccole mani, o con allegri e spensierati animatori di serate danzanti, volteggianti su calici di fiori e sotto cieli stellati. Immersi nella neve, sprofondati in cunicoli oscuri, nati dalla mente di un famoso scrittore o dalla fantasia collettiva di un popolo, sono protagonisti da sempre dei sogni infantili, dell'immaginario di poeti e narratori, della tradizione culturale di occidente e oriente.
Forse, nelle diverse rappresentazioni, sono però i personaggi più unificanti della letteratura fantastica di tutti i popoli e di tutti i tempi: i lunghi cappucci o le bianche barbe, gli oscuri mantelli o la pantofole a punta, ogni rappresentazione corrisponde a una diversa cultura, così come ogni "funzione" a un diverso bisogno. La "mostruosità" trasformata in qualcosa che rientra nella normalità e diventa familiare: in fondo l'infanzia perenne (rappresentata dalla piccola statura) a cui tutti aspiriamo.
Da Shakespeare a Basile, il bisogno umano di popolare l'universo che ci circonda di esseri viventi straordinari ha trovato in ogni tempo una adeguata trasposizione letteraria e in ogni cultura una modalità diversa per far sognare che esistano forze indistruttibili, piccole ma fortissime, che compiono quelle azioni di cui non sappiamo darci spiegazione e che interpretano con gioiosa ironia la fantasia di potenza di chi si sente debole o subordinato a leggi, dettate dalla natura o dai potenti, troppo spesso invincibili.

Nani e folletti di Maria Savi-Lopez
Introduzione di Antonino Buttitta
Pag. 372, Euro 10.00 - Edizioni Sellerio (Il divano n.190)
ISBN 88-389-1680-2

Le prime righe

Introduzione

Le figure dei nani e dei folletti, che si trovano nei vecchi poemi, nelle tradizioni antichissime dei popoli, nelle leggende sparse ancora adesso in ogni parte della terra, sono così strane nel loro aspetto soprannaturale, che mi hanno indotta a raccogliere con amore la parte più dilettevole della loro storia.
Eccoli dunque innanzi a noi! Provengono dalle profondità della terra e del mare, dalle cime dei monti e dai boschi, dalle valli e dai laghi, dalle loro città misteriose e dalle povere case del volgo: escono dai fiori e scendono dal cielo: lasciano per noi i deserti del Polo o le foreste americane. Molti sono vestiti di luce o di gemme; altri, oscuri minatori o custodi di tesori, hanno le cappe grigie o nere, altri ancora hanno qualche cosa di satanico nelle lunghe vesti rosse. Fra essi non mancano i nani bianchi o verdi, i piccoli gobbi maligni o faceti; le facce orribili dei truci guardiani di belle fanciulle; i demonietti esperti nel mettere alla prova la pazienza dei poveri mortali; i fabbri minuscoli delle spade incantate, delle corazze sfavillanti, dei gioielli meravigliosi ambiti dalle dee. E in quanti modi adornano o nascondono in parte i capelli rossi, verdi o bianchi! Molti hanno sul capo la corona reale, altri portano cappucci neri o rossi, altri ancora ghirlande di gemme, di stelle o di foglie, o cappeli bizzarri, berretti rossi o neri.

© 2002 Sellerio Editore



Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


19 aprile 2002