SAGGI

Ernesto De Martino
La fine del mondo
Contributo all'analisi delle apocalissi culturali

"In che modo è possibile distinguere il normale e l'anormale nei comportamenti umani? Per tale distinzione occorre l'analisi del 'senso' del comportamento, e questa analisi non può aver luogo se non in riferimento al 'senso' della cultura in universale e al 'senso' della civiltà particolare in cui il comportamento in questione è storicamente inserito."

La prima edizione di questo importante volume era avvenuta nel 1977, dodici anni dopo la morte del suo autore e da allora il testo non aveva avuto altre edizioni così da essere oggi praticamente introvabile. È però di questi ultimi anni il rinnovato interesse per la figura e l'opera di Ernesto De Martino tanto che sono nati una Fondazione e un Centro Studi a suo nome e le tematiche dell'"umanesimo moderno" su cui si è mossa tutta l'attività antropologica e storico-religiosa dell'intellettuale napoletano suscitano proprio in questo periodo dibattiti e discussioni.
Nell'introduzione dell'ampio saggio vengono tracciate le possibili chiavi di lettura dell'opera e una breve storia della sua stesura interrotta nel maggio del 1965, poco prima della morte dell'autore. Nel 1967, Brelich aveva presentato a Guido Bollati, allora in Einaudi, un piano di pubblicazione degli inediti, ma ci vollero dieci anni per la realizzazione pratica del progetto. Il consistente materiale raccolto e scritto rappresentava più che un "libro interrotto" un laboratorio, un'officina, un cantiere di ricerca che De Martino aveva fino agli ultimi giorni schedato e analizzato.
La carica innovativa del suo metodo e del suo pensiero appare assolutamente attuale anche se il lettore contemporaneo deve collocare storicamente quest'opera che rappresenta un necessario punto fisso per ogni studio di ambito antropologico.

La fine del mondo. Contributo all'analisi delle apocalissi culturali di Ernesto De Martino
XXXIII, 727 pag., Euro 35.00 - Edizioni Einaudi (Biblioteca Einaudi 130)
ISBN 88-06-14356-5

Le prime righe

Capitolo primo
"Mundus"
(br. 9-158)

In questo capitolo l'A. intende prendere in esame tutta la dinamica che va dalla crisi esistenziale al simbolismo mitico-rituale, inteso come strumento di reintegrazione culturale. La documentazione psicopatologica relativa alla descrizione delle forme assunte dal "delirio di fine del mondo" viene contrapposta alla documentazione storico-religiosa: cioè a quel complesso di riti e/o di miti, largamente diffusi nel mondo antico, che periodicamente celebrano la fine e la rinascita del mondo. In particolare, l'attenzione intende rivolgersi all'esame del rituale romano indicato col nome di mundus patet. Mundus era la fossa che, tre volte all'anno, veniva aperta ritualmente, perché i morti tornassero a circolare sulla terra. I giorni in cui restava aperto questo collegamento con l'al di là venivano considerati nefasti, ed ogni attività umana restava sospesa, celebrandosi così, in forma limitata e simbolica, una temporanea "fine del mondo". Il rituale del mundus evocherebbe il rischio della crisi di fine mondo, esorcizzando e controllandolo, attraverso la limitazione, nel tempo e nello spazio, del ritorno dei morti e della fine di ogni attività culturale umana.

© 2002 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Ernesto De Martino (Napoli 1908 - Roma 1965) ha rinnovato profondamente gli studi antropologici e storico-religiosi. Tra le sue opere più note: Il mondo magico, Morte e pianto rituale, Sud e Magia, La Terra del Rimorso, Furore, Simbolo, Valore.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


19 aprile 2002