NARRATIVA STRANIERA

Jim Crace
La dispensa del diavolo
Un romanzo in sessantaquattro portate

"Poteva darsi che il vecchio diavolo, in agguato nella stanza da letto, si palesasse anche in cucina? Avrebbe potuto scoprire qualche ricetta per nutrire e soddisfare e provocare quegli amanti famelici alla sua porta?"

Abbiamo recentemente parlato, in un servizio apparso su libriAlice.it, del rapporto fra letteratura e cucina, un legame intenso, con radici antichissime e con sviluppi sempre nuovi. Ecco ora arrivare in libreria un capitolo fresco di questa "saga" universale. Sessantaquattro flash sulla cucina e il cibo, su svariati aspetti del rapporto con gli alimenti visti non solo per il piacere e la sensualità del gusto, ma anche per la loro necessità, senza dimenticare le allergie alimentari, le indigestioni e... i problemi di alito. Detto così potrebbe sembrare quasi un saggio, invece nulla di più lontano da un trattato gastronomico: è una raccolta di racconti brevi o brevissimi dove la capacità narrativa dell'autore emerge in pieno. Tra ironia e dramma, tra spunti originali e banalità quotidiana Crace racconta come mangiamo e cosa e spiega tra le righe perché questo sia uno specchio della nostra personalità, sottolineando come la cucina possa essere la metafora della vita. Una cena può incentrare l'attenzione sul "vecchio" in antagonismo con il "nuovo", sul grasso in contrasto con il magro, può aiutare i rapporti (e non solo di coppia), può rendere felici o malinconici, può cambiare la vita o non mutare nulla.
E non manca il diavolo in questa raccolta. Un diavolo goloso di funghi, che raccoglie nei boschi tutti quelli più gustosi (per riempire la sua dispensa?), lasciando a noi solo quelli senza sapore.

La dispensa del diavolo. Un romanzo in sessantaquattro portate di Jim Crace
Titolo originale: The Devil's Larder
Traduzione di: Silvia Cosimini
179 pag., Euro 13.50 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-402-4

Le prime righe

1

Qualcuno ha tolto e perso l'etichetta del barattolo. Al suo posto sono rimaste due strisce di colla trasparenti con solo una traccia di carta strappata. Il numero di serie, RG2JD 19547, è impresso su una delle estremità. Sul fondo o sul coperchio? Chissà qual è la base e quale la parte superiore. Il metallo non pare invecchiato.
A loro non va di buttarlo. Potrebbe essere salmone, mica da poco. O filetti di tonno. O fette di ananas sciroppato. Troppo buone per gettarle via. Guave in pezzi. Litchi. Zuppa di porri. Pelati italiani. Certo, bisognerebbe aprire la scatoletta e dare un'occhiata, e mangiarne subito il contenuto. Oppure allestirvi un pasto. Dev'essere qualcosa che a loro piace, o piaceva. La tengono nella dispensa. Ce l'aveva, l'etichetta, prima. L'hanno scelta loro in negozio.
Ascoltano il rumore che fa agitandola. L'annusano. La confrontano con altre scatolette nella dispensa, per trovarne qualcuna di uguale forma e misura. Eppure non sono ancora in grado di stabilire se si tratti di borlotti, frutta o pesce. Sono come bambini con i regali di compleanno ancora impacchettati. Resteranno delusi, una volta aperta la scatoletta? Sarà quello che vogliono? A volte il loro umorismo si fa macabro: il contenuto va al di là di ogni descrizione - carne di neonato, dita affettate, deiezioni canine, vermi, veleno di cento mamba - ecco perché manca l'etichetta.

© 2002 Ugo Guanda Editore


L'autore

Jim Crace è nato nel 1946 e vive a Birmingham. Ha collaborato al "Sunday Times" e al "Daily Magazine". Continent, il suo primo romanzo, è uscito in Inghilterra nel 1986. In Italia, Guanda ha già pubblicato Il diavolo nel deserto, finalista al Booker Prize 1997.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


12 aprile 2002