NARRATIVA ITALIANA

Ermanno Rea
La dismissione

"Per me, che provenivo dal cuore della vecchia Napoli, Bagnoli tendeva ad assomigliare sempre più a un paese: non mi era mai parsa così lontana dalla metropoli come in quel momento. Anzi lontana da tutto: un remoto spicchio di umanità a sé stante, un'isola senza bandiera. D'altronde c'era poco da meravigliarsi: si era così tanto identificata con la fabbrica che, alla scomparsa di questa, era diventata automaticamente un nulla, un non-luogo, un'assenza."

La fabbrica come identità, come solidarietà, come forza, come sicurezza. E la sua distruzione che demolisce non solo una struttura e un'attività, ma anche gli uomini che vi lavoravano, la città che intorno ad essa ruotava e che da essa prendeva vita. L'Ilva, la grande acciaieria di Napoli, condannata a morte da scelte economiche "globali" che, come sempre, prescindono dagli uomini, è davvero simbolo di questo iter. Rea, costruendo intorno ad essa il romanzo ha, con grande intensità e forza, evidenziato una problematica che si allarga ben oltre lo specifico evento pur partendo da un personaggio, l'operaio Vincenzo Buonocore. Ossessionato nevroticamente dal ruolo assegnatogli di sovrintendere allo smantellamento dell'acciaieria, Buonocore vuole fare di questo compito il più grande emblema della sua vita lavorativa: bisogna che tutto venga smontato senza che si crei il minimo danno all'impianto. Distruggere, fabbrica e città, per ricostruire altrove, un "altrove" vantaggioso solo a chi possiede. Alla maniacale precisione dell'operaio che, in quello stesso compito, attua un suicidio personale e collettivo, corrisponde anche la figura femminile del romanzo: Marcella che dalla bellezza e dalla giovinezza non sa trarre gioia, ma è dominata da un dolore antico, una malinconia senza speranza.

La dismissione di Ermanno Rea
369 pag., Euro 17.50 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86957-0

Le prime righe

I.

"L'espressione malinconica dei tuoi occhi, la tua aria tra rassegnata e distratta, i tuoi gesti molli... ecco un buon punto di partenza. Che cosa c'è dentro di te in questo inizio avanzato di millennio?"
Bella domanda per cominciare un libro. Una grande desolata radura, che cos'altro potrebbe esserci? Quanto ai miei "immediati dintorni" (strano modo di alludere a mia moglie Rosaria), hai fatto bene a tirarli in ballo tra le prime quattro domande che mi hai sottoposto, "tanto per entrare in argomento". Giusto una settimana fa Rosaria mi ha preannunciato infatti di essere in procinto di partire "per un periodo di riflessione" (si dice sempre così quando un matrimonio comincia a traballare).
Non è la prima volta. Di "pause di riflessione", nell'ultimo anno e mezzo, se n'è concesse ben tre (è partita, è tornata, e ha continuato a tacere, a ignorarmi: proprio come prima). Questa sarà la quarta. Me lo ha comunicato mentre era a letto e faceva finta di leggere un giornale. Io sfogliavo alcune carte seduto dietro a un tavolino a pochi passi da lei.
In genere o lavoro lì oppure in cucina: la casa è piccola, è inevitabile sorvegliarsi a vicenda. Il suo sguardo era di ghiaccio e mi sono chiesto che cosa passasse di preciso per la sua testa. Ma non ho detto niente. Né commenti né domande. Nessuno sa tacere più di me quando decido di tacere. Non lo faccio per calcolo, nel senso che il silenzio fa parte di me, della mia natura.

© 2002 RCS Libri


L'autore

Ermanno Rea (Napoli 1927) vive tra Milano e Roma. Giornalista, ha collaborato con numerosi quotidiani e settimanali. Ha pubblicato: Il Po si racconta: uomini, donne, paesi, città di una Padania sconosciuta (1990; nuova edizione rivista, 1996); L'ultima lezione (1990), sulla vicenda dell'economista Federico Caffè; e Mistero Napoletano (1995, Premio Viareggio per la narrativa 1996), storia di una comunista nella Napoli della guerra fredda. Nel 1998 è uscito presso Rizzoli Fuochi fiammanti a un'hora di notte (Premio Campiello 1999).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


12 aprile 2002