NARRATIVA STRANIERA

Enrique Vila-Matas
Bartleby e compagnia

"In realtà, la malattia, la sindrome di Bartleby, viene da lontano. Oggi questa pulsione negativa o attrazione per il nulla, che fa sì che alcuni autori non arrivino apparentemente a esserlo mai, è diventata un male endemico delle letterature contemporanee."

Un autore molto noto in Spagna, vincitore di un premio prestigioso il Rómulo Gallegos, che in Italia deve essere ancora adeguatamente valorizzato. Bartleby e compagnia di certo non è una lettura popolare, è necessario non dico conoscenza, ma per lo meno amore per la letteratura, infatti è la scrittura, anzi il mistero del silenzio letterario ad essere il vero protagonista dell'opera. Il titolo nasce come omaggio al personaggio di Melville noto per la frase "I'd prefer not" e qui, più in generale "i bartleby sono quegli esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo". L'originalità del libro si ha prima di tutto nella sua struttura: né romanzo, né saggio, ma una particolare forma di diario di un personaggio fittizio che svolge il suo pensiero in forma saggistica e che esorcizza la propria mancanza di ispirazione parlando del silenzio degli altri. Quella che l'autore ha definito "esibizione di erudizione delirante" è semplicemente il racconto di una serie di scrittori che con motivazioni tra loro diverse, a un certo momento della loro vita non hanno più scritto. Tabucchi, che aveva letto il libro nel 2000 quando era stato pubblicato in Spagna, parla di "letteratura del no" e questo rifiuto può anche nascere dalla negazione del ruolo mediatico assegnato oggi allo scrittore per lanciare un suo libro che comporta l'esigenza di partecipare a trasmissioni televisive o a rilasciare centinaia di interviste.
Interessanti sono le dichiarazioni dell'autore: l'idea del libro è nata da una lezione a cui aveva assistito in università, tenuta dal poeta spagnolo Foix che aveva deciso di non scrivere più senza però dare le motivazioni della scelta. Ma importante era anche stata la lettura del romanzo di Daniele Del Giudice Lo stadio di Wimbledon e la scoperta della figura del triestino Bobi Bazlen, autore di un libro dal titolo emblematico, Note senza testo, pubblicato nel 1984 da Adelphi. I nomi degli scrittori "del no" sono tanti e famosi, si va da Rimbaud, a María Lima Mendes, a Bernardo Atxaga, a De Quincey, a Salinger e si potrebbe riferire a molti quello che Vila-Matas dichiara parlando di Daniele Del Giudice, "scrivere è un'attività ad alto rischio", cosa profondamente vera anche se ci sono momenti in cui il silenzio dei grandi è altrettanto loquace.

Bartleby e compagnia di Enrique Vila-Matas
Titolo originale: Bartleby y Compañía
Traduzione di: Danilo Manera
180 pag, Euro 13.50 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01612-5

Le prime righe

Non ho mai avuto fortuna con le donne, sopporto con rassegnazione una penosa gobba, non mi resta un solo parente stretto vivo, sono un povero solitario che lavora in un ufficio spaventoso. Per il resto, sono felice. Oggi più che mai, perché do inizio - in data 8 luglio 1999 - a questo diario che sarà al contempo un quaderno di note a piè di pagina a commento di un testo invisibile che spero possa dimostrare la mia bravura come cercatore di bartleby.
Venticinque anni fa, quand'ero molto giovane, pubblicai un romanzetto sull'impossibilità dell'amore. Da allora, a causa di un trauma che spiegherò più avanti, non avevo mai più scritto, anzi avevo rinunciato radicalmente a farlo, diventando un bartleby, e da lì nasce il mio interesse di vecchia data per loro.
Tutti conosciamo i bartleby: sono quegli esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo. Prendono il nome dallo scrivano Bartleby, l'impiegato di un racconto di Herman Melville che non è stato mai visto leggere nemmeno un giornale e che, per lunghi intervalli di tempo, se ne resta in piedi a guardare fuori dalla pallida finestra che c'è dietro un paravento, rivolto verso un muro di mattoni di Wall Street. Bartleby non beve mai birra, tè o caffè come gli altri; non è mai andato da nessuna parte, giacché abita nell'ufficio, dove trascorre persino le domeniche; non ha mai detto chi è, né da dove viene, né se ha dei familiari a questo mondo; quando gli si domanda dove è nato o gli si affida un lavoro o gli si chiede che racconti qualcosa di sé, risponde invariabilmente:
"Preferirei non farlo".

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore

Enrique Vila-Matas (Barcellona 1948) è autore di una vasta, provocatoria e personalissima opera narrativa, insieme intimista e sperimentale, elegante e sfrontata, in cui spiccano i romanzi Impostura (1984), Historia abreviada de la literatura portátil (1985; pubblicato da Sellerio nel 1989), Lejos de Veracruz (1995), Extraña forma de vida (1997) e El viaje vertical (1999) e alcuni volumi di racconti, tra cui Suicidios ejemplares (1991), tradotto da Sellerio nel 1994. Ha anche pubblicato varie raccolte di articoli e saggi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


12 aprile 2002