GIORNALISMO

Felice Froio
L'informazione spettacolo
Giornali e giornalisti oggi

"Tra le critiche che si fanno ai nostri giornali c'è il modo di affrontare i fatti. Ci riferiamo alle distorsioni, alla valutazione delle notizie, all'atteggiamento verso chi svolge un servizio pubblico. Non è tradizione del nostro giornalismo portare avanti battaglie civili, incalzare politici e potenti come si fa in altri Paesi."

Un giornalista che ha vissuto dall'interno la realtà della grande stampa nazionale, ha infatti collaborato con la Stampa, la Repubblica, il Corriere della Sera e ha quindi osservato in diretta le trasformazioni degli ultimi anni, il peso che ha avuto il giornalismo televisivo nel dare maggiore spazio alle notizie di tipo scandalistico, occhieggia al "rosa" e non trascura principi, principesse e play boy. A questo si aggiunge il gusto del macabro, un certo sadismo nel trattare la cronaca nera, che è diventata densa di particolari che riguardano la vita privata delle vittime e degli eventuali carnefici (spesso già presentati come tali, ben prima del processo). Sono presentati anche le più recenti testate, ad esempio Il Foglio di Giuliano Ferrara, e la tecnica giornalistica che queste hanno adottato, più immediata e quasi a spot, anche se l'ambito trattato è quello politico. Froio poi ha cercato di trovare spiegazioni alla disaffezione dei giovani per la carta stampata, che poco corrisponde alle attese e alle aspettative d'informazione, molto meglio assolte dalla televisione o da internet. Il rapporto tra i giornalisti e i politici non sono spesso idilliaci (l'autore ricorda la polemica D'Alema/giornalisti), a meno che questi non siano "dipendenti" dei politici stessi, cosa un tempo considerata impossibile ma, negli ultimi anni, diventata una delle più preoccupanti realtà del nostro paese: tutto ciò toglie al giornalismo la funzione di anima critica degli eventi e ai commentatori quello di spiriti davvero "liberi". Ma la piena libertà non esiste neppure se il giornale è controllato dall'economia: dice Ottone, "la stampa controllata dall'industria non ha né può avere piena indipendenza". E Scalfari, un maestro del giornalismo italiano, per anni direttore de La Repubblica, dichiara: "L'editore proprietario assume i giornalisti, nomina il direttore concordando la linea politica, il padrone del giornalista è, di conseguenza, l'editore; non credete troppo all'editore che dice che il giornalista ha l'assoluta libertà di esprimersi, si tratta di una libertà vigilata".

L'informazione spettacolo. Giornali e giornalisti oggi di Felice Froio
IX-XII, 259 pag., Euro 12.91 - Edizioni Editori Riuniti (Primo Piano)
ISBN 88-359-4982-3

Le prime righe

Introduzione

I giornali sono uno strumento imprescindibile per il lavoro del giornalista; ciascuno li legge a modo suo, ma l'obiettivo della lettura è il medesimo. C'è chi dapprima li sfoglia per vedere il rilievo dato alle notizie e poi passa a quello che più gli interessa e c'è chi va subito a leggere certi articoli. La diversità dipende dal ruolo che ha il giornalista: il direttore li legge diversamente dal capo redattore, il capo servizio non li esamina come l'inviato. Si tratta di una lettura da addetti ai lavori. Quando un giornalista va in pensione la lettura dei giornali diventa un "vizio" e automaticamente cambia il suo atteggiamento. L'ottica non è più quella che aveva quando esercitava il mestiere: diventa più esigente, un severo critico, scopre i difetti e cogli gli errori in ogni settore, dalla politica, alla cultura, alla cronaca, allo spettacolo. Così almeno è capitato a me. Un giorno ho cominciato a prendere appunti e quando ho constatato che le pagine si infittivano ho pensato di scrivere un libro a due mani con un amico giornalista, anche lui in pensione, ma non l'ho convinto. La decisione di scriverlo l'ho presa quando ho constatato che in Italia non c'è mai stato un dibattito sui giornali capace di raggiungere l'opinione pubblica.

© 2002 Editori Riuniti


L'autore

Felice Froio è stato giornalista della Stampa, della Repubblica e del Corriere della sera, occupandosi in particolare dei problemi legati alla scuola e all'università. Tra i suoi libri: Una scuola da rinnovare (1964), Il dossier della nuova contestazione (1977), Togliatti dopo Stalin (1988), I curdi. Il dramma di un popolo dimenticato (1990), Le mani sull'università (1996).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


29 marzo 2002