SAGGI

Jonathan Glover
Humanity

"L'uso di mezzi di distruzione di massa è un delitto contro Dio e contro l'uomo, e resta un delitto anche se tali mezzi vengono impiegati per rappresaglia o per quello che si giudica essere un fine moralmente giustificato. È proibito fare del male credendo che da esso scaturisca un bene."
Denis Geraghty

Eric Hobsbawm ci ha dato, con l'opera che è già un caposaldo della storiografia contemporanea, i criteri per leggere il secolo "breve" appena conclusosi, e alcuni sicuri riferimenti per porci in modo corretto davanti al nuovo secolo appena iniziato con Intervista sul nuovo secolo. Recentemente, Todorov in Memoria del male, tentazione del bene, ha offerto, con un'analisi scevra da ogni dogmatismo, un'interpretazione del tutto particolare dei totalitarismi del Novecento e lo stesso sottotitolo, Inchiesta su un secolo tragico, indica il giudizio dell'intellettuale davanti ai disastri che le "tentazioni utopiche" hanno saputo provocare.
Ecco che il saggio di Glover giunge a completare (direi come necessaria definitiva analisi) lo studio del Novecento. Storia morale del ventesimo secolo, viene dichiarato in copertina a chiarimento del titolo, Humanity, inconsueto per un testo che abbia la Storia come centro di indagine ed è proprio l'etica la disciplina praticata professionalmente dall'autore che ne è docente al King's College di Londra. Analizzare un secolo seguendo un tema e non l'andamento cronologico appare molto stimolante, e permette al lettore con maggiore semplicità di assumere criteri di giudizio che possano valere anche per l'oggi: questo dà particolare valore al saggio di Glover che pur non essendo assolutamente didascalico, mette in evidenza che, data la realtà della psiche umana, certi orrori del passato non sono mai definitivamente sconfitti.

Humanity di Jonathan Glover
Traduzione di: Cesare Salmaggi
571 pag., Euro 22.00 - Edizioni il Saggiatore (La cultura n.555)
ISBN 88-428-0970-5

Le prime righe

1. Mai più tanta ingenuità

In Europa, al principio del XX secolo, i più accettavano il potere del principio di moralità. Credevano nell'esistenza di una legge morale che, evidentemente e indiscutibilmente, andava rispettata. Immanuel Kant aveva scritto delle due cose che colmano la mente di ammirazione e di timore reverenziale: "I cieli stellati sopra di me e la legge morale dentro di me". A Cambridge nel 1895, un secolo dopo Kant, Lord Acton seguitava a non avere dubbi in proposito: "Le opinioni cambiano, si modificano gli usi e i costumi, le fedi religiose sorgono e tramontano, ma la legge morale resta scritta sulle tavole dell'eternità". All'inizio del XX secolo gli europei capaci di riflettere erano pure in grado di credere nel progresso morale, e reputavano che la crudeltà e la barbarie umana fossero in diminuzione. A distanza di un secolo, è difficile aver fede sia nella legge sia nel progresso morale.
Alcuni tuttavia sono ancora inflessibili riguardo alla legge morale. In una lettera a un giornale a proposito della guerra del Golfo, padre Denis Geraghty scriveva: "L'uso di mezzi di distruzione di massa è un delitto contro Dio e contro l'uomo, e resta un delitto anche se tali mezzi vengono impiegati per rappresaglia o per quello che si giudica essere un fine moralmente giustificato. E' proibito fare del male credendo che da esso scaturisca un bene". Moltri altri considerano le parole di padre Geraghty con un misto di invidia e scetticismo, compresi alcuni che le approvano. Una fede del genere era più facile un secolo fa. Dai tempi di Lord Acton , ciò che sta scritto sulle tavole dell'eternità si è alquanto sbiadito.

© 2002 il Saggiatore


L'autore

Jonathan Glover insegna etica presso il King's College di Londra, dove dirige il Centre of Medical Law and Ethics. Per molti anni ha insegnato al New College di Oxford e nel 1989 ha presieduto una commissione di lavoro della Comunità Europea sulla procreazione assistita. E' autore di Responsability, Causing Death and Saving Lives, What Sort of People Should There Be? e I: Philosophy and Psychology of Personal Identity.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


22 marzo 2002