NARRATIVA ITALIANA

Matteo Galiazzo
Il mondo è posteggiato in discesa

"Stanko Vituperovic arrivò a Genova chiuso dentro un container. Gli alieni invece arrivarono a Genova a bordo di una spettacolare caduta interpretata dalla loro astronave trasparente."

Un disertore dalmata, Stanko, incontra sulla sua strada di profugo sbarcato clandestinamente a Genova un cane randagio, uno di quei cagnolini "che abbaiano in ascensore", piccolo, pelosetto e nervoso, più adatto al grembo di una signora impellicciata che a un uomo sbandato come lui. Ma la bestiola gli si affeziona e lo segue, contro ogni logica. Ecco dunque Stanko e Spocchia (questo il nome con cui battezza il cane) aggirarsi fra i vicoli e le piazze di Genova adiacenti al porto. Il duo si trasforma in un terzetto quando sulla loro strada si para Lotorio Bacigalluzzi, un obeso con gravi difficoltà di vista (tanto gravi da scambiare Stanko Vituperovic per una bambina bionda) ossessionato dal desiderio di autoipnotizzarsi per convincersi a dimagrire. Si forma così una piccola banda (due uomini a piedi, per non parlar del cane) che tra sogni, pensieri stravaganti e situazioni surreali vaga in una Genova raccontata, per contrasto, senza nasconderne gli aspetti più crudi. Ma come ogni favola che si rispetti, ecco arrivare un altro elemento fantastico: un'astronave aliena da cui sbarcano interessanti extraterrestri (che parlano perfettamente l'italiano) provenienti dalla galassia Vegetonia. E con gli alieni sbarca anche "l'amore" nei panni di una ragazza prigioniera di nome Melina che al momento dell'impatto dell'astronave sulla terra stava per essere trasferita in un carcere. L'extracomunitario e gli extraterrestri (che si capiscono benissimo) devono sopravvivere a Genova. Non sarà facile, ma il finale è quello di una bella favola.

Il mondo è posteggiato in discesa di Matteo Galiazzo
133 pag., Euro 10.00 - Einaudi (I coralli 170)
ISBN 88-06-16032-X

Le prime righe

Prologo

Stanko Vituperovic arrivò a Genova chiuso dentro un container Teu omologato. Siete mai stati chiusi dentro un container da venti piedi per qualcosa come trentasei ore? Sapete cosa si prova dopo un po'? Non si sa dove diavolo fare pipì.
Il container, quando Stanko c'era entrato trentasei ore prima, era sistemato su una pila composta da altri contenitori gemelli, sulla banchina di un porto, a pochi metri dall'acqua e dalla fiancata di un cargo. Stanko si era arrampicato, dopo aver letto This way up e Fragile e aveva fatto la sua scelta. Dopo che ebbe aggeggiato un po' col lucchetto, il portellone aveva ruotato sui cardini di qualche grado. Sgusciato all'interno, Stanko si era ritrovato dentro un materasso di pesantissima e compattissima stoffa di jeans.
Quella mattina aveva ricevuto una cartolina con una firma illeggibile, da un posto molto vicino.
Stanko aveva potuto fare tutto indisturbato. Non c'era molta gente a badare a un ragazzo di ventidue anni che traffica con i lucchetti di un container pieno di stoffa nelle banchine del porto. L'attenzione di tutti era in gran parte dedicata alle bombe che cadevano dall'alto, e che quando raggiungevano il suolo facevano esplodere tante belle cose. Tutti in quel momento badavano alle bombe e ai proiettili che cadevano dall'alto, e alla loro firma illeggibile.

© 2002 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Matteo Galiazzo è nato a Padova nel 1970 e vive a Genova. È autore della raccolta di racconti Una particolare forma di anestesia chiamata morte e del romanzo Cargo. Suoi racconti sono usciti nelle antologie Gioventù cannibale e Anticorpi e nella rivista "Maltese narrazioni", di cui è tra gli animatori.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


22 marzo 2002