La biografia
La bibliografia


Wu Ming
54

"Betsy aveva consigliato a Cary di andare dal dottor Clapas, di cui le amiche dicevano un gran bene. Gli eventi degli ultimi mesi avevano scacciato la depressione, restituendo Cary Grant al mondo che ne esigeva il ritorno. Ora si trattava di capire i motivi della depressione, per impedirle di tornare. Il sole non doveva più oscurarsi, la mano che muoveva il rasoio non doveva più tremare."

Non è possibile parlare di questo romanzo senza preventivamente raccontare la storia di Wu Ming, il nome collettivo dietro il quale si "nascondono" gli autori. Fondatori, nel gennaio del 2000, di Wu Ming sono stati Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Luca Di Meo e Federico Guglielmi, tutti già membri del Luther Blisset Project (sotto questo nome li abbiamo intervistati nel 1999) e autori di opere di successo come Q e Totò, Peppino e la guerra psichica, cui si è unito l'autore di Havana Glam. Ma questi scrittori giocano sull'inutilità del comparire in prima persona, tanto che hanno scelto uno pseudonimo che significa in mandarino "nessun nome". Non desiderano la notorietà personale, non vogliono apparire con un volto, ma non per questo non si mettono in gioco. Innanzitutto con le loro opere e poi con un sito (l'indirizzo è http://www.wumingfoundation.com/) in cui si possono trovare molte informazioni interessanti, tra le quali una appassionata dichiarazione di intenti, che identifica anche le storie che i Wu Ming intendono raccontare: "Innanzitutto, storie che abbiano un capo, un intreccio e una coda. Lo sperimentalismo è accettabile solo ed esclusivamente se aiuta a raccontare meglio ... Quelle che ci interessano sono storie di conflitti, intessute sui telai dell'epos e della mitopoiesi, storie che adottino meccanismi e stilemi propri della narrativa 'di genere', del biopic, dell'inchiesta militante o della microstoria. Romanzi che attingano materia viva dalle zone d'ombra della storia, storie vere narrate come romanzi e/o viceversa recupero di vicende dimenticate, al centro o ai margini delle quali si sviluppano le nostre trame."
Ecco tracciate le linee guida di 54. Al centro del romanzo l'anno 1954, con le vicende nazionali e internazionali che l'hanno attraversato, ma soprattutto con tanti piccoli eventi personali. Le pagine sono attraversate da mille protagonisti, da tante piccole storie personali e collettive. Ci sono ex partigiani e militanti politici, ragazzi "da bar" e anziani in casa di riposo, negozianti onesti e non, trafficanti, spacciatori e clienti, attrici e attori più o meno noti (con una curiosa presenza continua: un Cary Grant in crisi esistenziale) ballerini e mercenari, semplici passanti e il Presidente del neonato Kgb... Come un satellite che ruoti attorno alla terra e fotografi per 365 giorni qui e là i momenti di vita vissuta, così 54 ci racconta un anno dell'umanità in modo incredibilmente lineare. Le cinque voci distinte di Wu Ming non sono riconoscibili e l'opera, spesso connotata da un taglio quasi cronachistico, pare scritta da un'unica mano per nulla gelosa del proprio lavoro, tanto da scegliere di non vincolare il testo a un rigido copyright: "è consentita la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale".

54 di Wu Ming
673 pag., Euro 15.00 - Einaudi (Stile Libero 948)
ISBN 88-06-16203-9

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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Non c'è nessun "dopoguerra".
Gli stolti chiamavano "pace" il semplice allontanarsi del fronte.
Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro.
Oltre la prima duna gli scontri proseguivano. Zanne di animali chimerici affondate nelle carni, il Cielo pieno d'acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla Terra.
Gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani.
Gli stolti gonfiavano il petto, parlavano di "libertà", "democrazia", "qui da noi", mangiando i frutti di razzie e saccheggi.
Difendevano la civiltà da ombre cinesi di dinosauri.
Difendevano il pianeta da simulacri di asteroidi.
Difendevano l'ombra cinese di una civiltà.
Difendevano un simulacro di pianeta.

Antefatti

I
Fronte jugoslavo, primavera 1943


SOLDATI ITALIANI!

Il popolo sloveno ha cominciato una lotta inesorabile contro gli occupatori. Molti dei vostri camerati sono già caduti in questa lotta. E cadrete sempre giorno per giorno, notte per notte, finché sarete strumenti nelle mani dei nostri oppressori, finché l'ultimo pezzo della terra slovena non sarà liberato.
I vostri potentati ve la dànno a bere che il popolo sloveno vi ami, che vi assalgano soltanto "pochissimi comunisti". Questa è una insolente bugia. Nella lotta contro gli occupatori andiamo tutti gli Sloveni d'accordo. Sotto la guida del Comitato nazionale sloveno liberatore tutto il nostro popolo si è organizzato in un solo invincibile Fronte Liberatore.
SOLDATI ITALIANI!

I vostri superiori vi nascondono in che disperata situazione Mussolini ha gettato "l'Impero italiano", avendolo venduto a Hitler. Vi nascondono che Abissinia, per la quale Mussolini aveva fatto versare tanto sangue italiano, non è più nelle mani italiane. Vi nascondono la situazione senza uscita per le truppe italiane in tutte le colonie italiane in Africa. Vi nascondono le perdite che hanno subito le truppe italiane nei Balcani, che la Serbia occidentale, il Montenegro, la maggior parte della Bosnia ed Erzegovina, Lika e parti della Dalmazia sono già terre libere. Vi nascondono le terribili perdite e i supplizi che devono sopportare le truppe italiane sul fronte rosso dalle schiaccianti armi russe e dall'insopportabile inverno russo. Vi nascondono i disordini che nascono nelle città italiane per la penuria sempre più grande di vivere, per il continuo bombardamento dell'aviazione inglese, per la crescente scontentezza del popolo italiano con la politica del guerrafondaio Mussolini che lancia l'Italia nell'abisso.
SOLDATI ITALIANI!

Capite anche voi, quello che sempre più capisce il popolo italiano a casa sua, che Hitler vi spinge a tutti i fronti: in Africa, nei Balcani, in Francia e in Urss affinché non potrete far resistenza a casa vostra, quando egli assalirà l'Italia "alleata" appunto come ha assalito l'"alleata Jugoslavia". Capite anche voi quello che deve oggi capire ogni cieco, che all'Italia associata con la Germania toccherà una terribile sconfitta sul mare, sulla terra e in cielo dalle forze unite di Russia, d'Inghilterra e di tutti i popoli del mondo che amano la libertà.
Capite, soldati italiani, che l'unica salvezza per voi e per tutto il popolo italiano è nel volgere le vostre armi contro quelli che hanno cagionato per voi e per noi solo disgrazie, contro la cricca fascista di Mussolini! Non vi è mica utile il pretesto che anche voi condaniate la bestialità di Hitler e di Mussolini, che anche voi desideriate la fine del fascismo e della guerra. Dovete con azioni dar prova del vostro amore della libertà e della pace, del vostro odio contro i vostri e nostri oppressori, se no vi spetta, come loro, la rovina.
SOLDATI ITALIANI!

Il Partito comunista della Slovenia vi chiama:
Non adempiere agli ordini dei vostri superiori, non sparare, sugli Sloveni, non perseguitare i partigiani, ma arrendetevi a essi, non impedire la nostra lotta liberatrice!
Assalite e disarmate la milizia fascista, gli agenti dell'Ovra e tutti quelli che vi spingono a lottare contro il popolo sloveno!
Distruggete la forza armata italiana, magazzini di armi e di viveri in quanto non potrete consegnarli ai partigiani, distruggete i mezzi di trasporto dell'esercito italiano, camion, motocicli, cavalli, strade, ferrovie ecc!
Rifiutatevi agli invii delle armate italiane al fronte russo che vi moriranno per il pazzo Hitler e i suoi trabanti! Chiedete di ritornare a casa vostra!
Disertate dall'esercito italiano, il nostro popolo ve ne aiuterà volentieri! Consegnate le armi e le munizioni ai partigiani e alla Difesa popolare!
Andate con le unità partigiane e aiutate con le armi in mano ad abbreviare l'assurda macellazione di guerra, per potere al più presto ritornare a casa vostra, alle vostre madri, mogli e bambini poveri e abbandonati, e per istituire lì una vera sovranità popolare.
EVIVA LA COMUNE LOTTA DI TUTTI I POPOLI CONTRO LE BARBARIE FASCISTE!
EVIVA L'SSSR E IL SUO INVINCIBILE ESERCITO ROSSO. DIFENSORE POTENTISSIMO DELLA LIBERTA E DEL PROGRESSO!
EVIVA STALIN, IL CAPO DEI POPOLI DEI POPOLI E DEI LAVORATORI DI TUTTI I PAESI!
EVIVA IL PARTITO COMUNISTA DELLA JUGOSLAVIA!

MORTE AL FASCISMO - LIBERTÀ AL POPOLO!

Comitato centrale
del Partito comunista della Slovenia


Sul muro scrostato qualcuno aveva scritto SMRT FASIZMU con la vernice rossa.
Li avevano messi in fila lì davanti.
Dalle facce non trapelava niente. Chiuse, assenti. Come le finestre del villaggio.
Il capitano strillò l'ordine alla compagnia. I militari italiani si schierarono, fucili in spalla. Quasi tutti riservisti. L'ufficiale era il più giovane, baffi ben curati e bustina di stoffa grigia inclinata sulla fronte.
I condannati alzarono gli occhi per guardare in faccia i carnefici. Essere certi che fossero uomini come loro. Erano abituati alla morte, anche alla propria, assuefatti da migliaia di generazioni trascorse.
Dall'altra parte occhi bassi, sensazioni riflesse allo specchio.
Le due fila si fronteggiarono immobili, come statue abbandonate sul prato.

© 2002 Giulio Einaudi Editore

biografia dell'autore
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Wu Ming (in cinese mandarino "anonimo" o "non famoso") è un collettivo di narratori fondato a Bologna nel gennaio del 2000, al momento composto da cinque persone i cui nomi anagrafici, benché non segreti, non rivestano alcuna importanza.
Wu Ming ritiene che le storie siano "asce di guerre da seppellire" e scava nel terreno fertile delle intersezioni tra Storia e Mito.
Fondatori del gruppo sono i quattro autori di Q ("western teologico", a firma"Louther Blisset") e l'autore di Havana Glam.


15 marzo 2002