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Yeats è morto!

"Questi omicidi sono tutti collegati: Reynolds, Roberts, Nestor, Andrews, e il suicidio di Jason Dunphy. Per non parlare della... ehm... della scomparsa della defunta signora Kinch. Nelle alte sfere ci sono tipi loschi e circola una depravazione degna della città notturna dell'Ulisse."

Una vera sfida letteraria si nasconde dietro questo thriller. Quindici autori irlandesi, fra cui i più noti nomi della letteratura contemporanea nazionale, si sono cimentati nella creazione di una storia comune, divisa in capitoli firmati singolarmente. Apre il gioco Roddy Doyle, lo chiude Frank McCourt. Divertente e interessante vedere come i singoli autori sviluppino la trama, come affrontino i personaggi e "girino" la storia a proprio piacimento, passando poi il testimone al successivo giocatore. È riconoscibile lo stile di quegli scrittori che già conosciamo bene. Doyle (autore di romanzi di successo come The Commitments, La donna che sbatteva nelle porte o Una stella di nome Henry), ci presenta nelle prime pagine alcuni personaggi importanti nella vicenda, come la signora Bloom, donna imperscrutabile che regge le fila di eventi anche delittuosi, e lo fa attraverso il dialogo serrato tra Roberts e Nestor, due criminali piuttosto incapaci (vengono alla mente i killer di mezza tacca impersonati da Willima Hurt e Keanu Reeves in Ti amerò fino ad ammazzarti...). Conor McPherson, autore di testi teatrali di successo, raccoglie la storia nel momento in cui si capisce che Tommy Reynolds, l'uomo che Roberts e Nestor (in realtà due poliziotti) dovevano minacciare per conto della signora Bloom, è stato invece ucciso per errore. È il figlio Gary a parlarci di lui, mentre procedono anche le indagini sulla sua morte. A introdurre nuovi personaggi, in particolare l'inquirente Andrew Andrews, è Gene Kerrigan (saggista e giornalista) nel terzo capitolo. Da qui la vicenda procede in modo imprevedibile: i poliziotti corrotti si rivelano anche cattivi, le vittime si moltiplicano (e tra loro si trovano anche alcuni carnefici), si allarga il numero degli assassini, la storia si dilata mentre gli autori ne vedono gli sviluppi sotto varie prospettive. A susseguirsi nella narrazione sono Gina Moxley, commediografa; Marian Keyes, scrittrice poco conosciuta in Italia che vanta alcuni best-seller internazionali; Anthony Cronin, critico e letterato dalla scrittura tradizionale che si discosta un po' dal ritmo e dallo stile dei più giovani; Owen O'Neill, attore e cabarettista che scrive in modo molto "spettacolare"; Hugo Hamilton, di cui in Italia è stato pubblicato il romanzo Lo scoppiato; Joseph O'Connor, molto amato dai lettori di tutta Europa e conosciuto in particolare per i romanzi Il rappresentante e La fine della strada; Tom Humphries, giornalista sportivo dell'"Irish Times"; Pauline McLynn, attrice di successo e scrittrice agli esordi (il primo romanzo, Something for the Weekend è datato 2000); Charlie O'Neill, drammaturgo; Donald O'Kelly, attore e autore di testi teatrali rappresentati in tutto il mondo; Gerard Stembridge, drammaturgo e regista cinematografico. La chiusura è affidata a Frank McCourt, la cui popolarità con Le ceneri di Angela e Che paese, l'America ha raggiunto quella dei grandi della letteratura del Novecento. A lui è affidato il compito di tirare le fila di una vicenda che via via si fa più complessa e ricca di personaggi, con riferimenti letterari legati a James Joyce, lo scrittore che per eccellenza rappresenta l'Irlanda. La sua gente di Dublino riappare a tratti nel racconto, dura, forte ma anche estroversa, ed è quella che McCourt ci racconta così: "Mia cara, se lei vuole scoprire qualcosa di Dublino non ha bisogno di un detective privato. C'è sempre un serpentello tipo quell'Eddie Lambert o un tizio seduto al bar accanto a te, pronto a vuotare il sacco per un bicchiere di whisky. In questa città, quando confidi un segreto a qualcuno, tanto varrebbe averlo gridato alla finestra. Ecco perché a Dublino manca una vera e propria malavita, perché non c'è l'omertà... Tutti parlano." E molti scrivono, bene.

Yeats è morto!
Titolo originale: Yeats is Dead!
Traduzione di Stefania Bertola
263 pag., Euro 14.00 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-401-6

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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Capitolo 1
di Roddy Doyle


"Credo che fosse già morto, quando gli ho sparato."
"Scusa?" disse Roberts.
"Credo che fosse morto" rispose Nestor. "Di già. Prima che... sai..."
Roberts guardò il morto.
"Mi stava parlando" disse Roberts, "era giusto a metà di una frase, cazzo..."
"Ma."
"'Ditele che ce l'avrò per...' se non ricordo male."
"Ma."
"E adesso" disse Roberts, "non sapremo mai che cosa voleva dire. Stasera? Natale? Non più di mezz'ora? Cristo santo, che casino."
"Ma" disse Nestor.
"Si?" ribatté Roberts.
"E' diventato pallidissimo, no, e poi..." Nestor si afferrò la tetta sinistra. "Be', lui..."
"Si è stretto convulsamente...?" suggerì Roberts.
"Eh" disse Nestor, "sì, si è stretto convulsamente il petto."
"Ha avuto un attacco di cuore. E' questo che stai cercando di dirmi?"
"Si" rispose Nestor. "Aveva una faccia tremenda. L'ho già vista. Ho un cugino."
"Che ha avuto un attacco di cuore."
"Già."
"E aveva proprio la stessa faccia."
"Già."
"Ed è ancora vivo."
"Già."
"Bene" disse Roberts, "forse allora il nostro amico qui tra un momento si alzerà e si darà una bella scrollata. Aspetta un attimo, però. Tu a tuo cugino non gli hai sparato, vero?"
"Be', no."
"E perché avresti dovuto farlo?" domandò Roberts. "E' tuo cugino, in fondo."
"Io..." cominciò Nestor.
A quel punto Roberts lo colpì. Forte.
"Che cosa devo fare con te?" disse Roberts.
E lo colpì di nuovo, una bella botta abbastanza amichevole su un orecchio, quasi innocua, se non avesse avuto le chiavi della macchina strette fra le dita.
Nestor schizzò in un angolo. Rovesciò un pouf e il boccale di tè che ci stava sopra, appoggiato lì dal morto quattro o cinque minuti prima, quando Roberts aveva bussato alla porta ed era entrato con Nestor.
"Macchia" disse Roberts.
Il tappeto, l'irsuto vello di una pecora sintetica, si stava già impregnando di tè. Roberts prese le pagine centrali del "Daily Mirror" accanto al pouf e le appoggiò con cura sulla macchia. Poi picchiettò la carta.
"Ecco" disse.
Nestor si stava esaminando l'orecchio. Aveva ancora la pistola nella mano destra. Tirò indietro la testa e la sbatté contro il muro. Fece un rumore metallico.

La casa dell'uomo era di latta. In un prato dalle parti di Courtown o Skerries sarebbe stata una casa mobile. Qui, nel sudicio giardinetto di un cottage in rovina alla periferia della periferia di Dublino, era una baracca. Quattro pareti di latta; un tetto di latta da cui cadevano fiocchi di ruggine. La baracca era inclinata su un lato, poggiava su un assortimento di mattoni più un'unica ruota bucata, ed era circondata, quasi invasa, da ortiche ed erbacce varie che ondeggiavano puzzolenti. Dentro c'era ben poco, qualche pila di vecchi giornali ammuffiti e un lurido poster di James Joyce, tutto stropicciato.

Roberts era proprietario di una casa a Rathmines. Con l'aiuto del marito di sua sorella, l'aveva trasformata in tredici posti letto. Si guardò intorno; con qualche asse qua e là e un paio di letti in più avrebbe potuto sistemarci quattro studenti, anche sei eventualmente: il cadavere sarebbe passato inosservato in mezzo al loro casino e alle loro feste. Quel posto aveva buone potenzialità. Doveva scoprire chi era il proprietario.

© 2002 Ugo Guanda Editore



8 marzo 2002