VIAGGI

Emilio Rigatti
La strada per Istanbul

"La strada sale, sale, sale. E intanto piove, piove, piove. La vecchia è seduta sul prato bagnato avvolto dal bosco di betulle e pini, protetta da un grande ombrello in male arnese appoggiato per terra. È circondata da una decina di capre, che richiama con voce esile."

Tre viaggiatori attraversano una zona "difficile" dell'Europa, quella che da Trieste giunge fino a Istanbul, passando per i Balcani e sono un vignettista, Altan, un giornalista, Paolo Rumiz, e un professore, Emilio Rigatti, l'autore di questo libro. Non ci sarebbe nulla di particolare se non che il viaggio, compiuto dai tre in bicicletta, acquista spesso toni epici ed esilaranti, ma soprattutto permette (la lentezza del mezzo e l'intelligenza dei tre ne sono garanti) di guardare con attenzione la realtà circostante. Un resoconto quotidiano era apparso l'agosto scorso su La Repubblica scritto da uno tre viaggiatori, Rumiz; il reportage si chiamava Tre uomini in bici da Trieste a Istanbul e aveva come occhiello Duemila chilometri in sella con Altan: Mitteleuropa, Balcani, Danubio, Islam, Bisanzio e Trieste. Sono infatti questi i temi che venivano trattati sul giornale (è ancora possibile leggere questi articoli) che ora Rigatti con maggiore ampiezza riprende mescolando abilmente notazioni di tipo politico, sociale e geografico all'ironia con cui guarda se stesso e i suoi compagni di viaggio. Ma il libro è anche un invito a ripetere l'esperienza, con consigli utili per i futuri ciclisti, itinerari precisi, notazioni sul tempo impiegato, oltre che alla rivelazione di luoghi bellissimi di cui non si parla mai.

La strada per Istanbul di Emilio Rigatti
328 pag., Euro 14.00 - Edizioni Ediciclo (altre terre/I)
ISBN 88-85318-22-3

Le prime righe

Due pensieri a mo' di ouverture

PENSIERO NUMERO UNO
Da Trieste a Istanbul per la strada degli orti

La "strada degli orti", come rammenteranno coloro che hanno vissuto in campagna, era quella che passava dietro le case e le aie, attraverso i campi, e permetteva di far visita ai vicini senza passare per la via principale. Da casa mia, la prendevo scavalcando la rete del pollaio e saltando il fosso che separava la nostra proprietà dai campi. Ricordo, oltre al silenzio dei pescheti e il frusciare del mais secco d'autunno, la sensazione d'avventura che provavo in quegli spazi solitari, che per un bambino come me diventavano pezzi di un mondo imparentato, in qualche modo, con quello fantastico dei libri di Salgari o Kipling che leggevo allora. Il profilo blu delle montagne sembrava sorgere dai campi, lontano e vicino al contempo, e m'immaginavo che, divenuto più grande, avrei potuto raggiungerle esplorando più a fondo la strada degli orti. Le sentivo come mie, e ignoravo del tutto che tra me e loro, oltre a decine di strade e di paesi, c'era anche un confine di stato. Mi ero avventurato qualche volta nella loro direzione col cuore in tumulto, perché temevo, qualora avessi trovato un sentiero che vi conduceva, di non riuscire a fermarmi. Ma un canale d'irrigazione si costituiva a barriera tra il mio spirito d'esploratore e i monti vicini e imprendibili.

© 2002 Ediciclo Editore


L'autore

Emilio Rigatti è nato a Gorizia nel 1954. Insegnante d'italiano alle scuole medie, usa la bici al posto della macchina Leopardi al posto della televisione. Non è transgenico ed è biodegrabile.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


8 marzo 2002