GUERRA E PACE

Tiziano Terzani
Lettere contro la guerra

"Eppure, dinanzi alla complessità di meccanismi disumani - gestiti chi sa dove, chi sa da chi - l'individuo è sempre più disorientato, si sente al perso, e finisce così per fare semplicemente il suo piccolo dovere nel lavoro, nel compito che ha dinanzi, disinteressandosi del resto e aumentando così il suo isolamento, il suo senso di inutilità."

Lettere scritte da chi conosce davvero la realtà di cui parla, che ha vissuto e vive all'interno di quel mondo contro cui il mondo occidentale si è armato, contro cui si è aperta una campagna troppo spesso ideologica a partire da quel tragico 11 settembre in cui un terrorismo brutale ha segnato la storia del mondo. "Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate", scrive l'autore da Orsigna il 14 settembre 2001. Questa constatazione porta però ad una riflessione diversa da quella che la politica internazionale ha imposto: quanto è accaduto può essere anche l'occasione "per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla".
Lettere da Kabul, da Peshawar, ma anche da Firenze e dal "rifugio" sull'Himalaya in cui Terzani ha deciso di vivere gran parte dell'anno, lettere contro corrente (particolarmente intensa quella rivolta alla Fallaci) in cui vengono fatte affermazioni apparentemente ovvie ("per proteggersi non c'è bisogno d'ammazzare", "per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole"), oggi taciute.
Il lettore a cui il libro è rivolto è quello che cerca, sentendosi troppo spesso disorientato e solo, di capire non solo il mondo in cui gli è capitato di vivere, ma anche quello popolato da milioni di persone che per cultura, per storia e soprattutto per condizioni economiche rappresenta la diversità, "l'altro", ma che non deve e non può essere identificato con "il nemico".

Lettere contro la guerra di Tiziano Terzani
181 pag., Euro 10.00 - Edizioni Longanesi (Il Cammeo 384)
ISBN 88-304-1978-8

Le prime righe

10 SETTEMBRE 2001: IL GIORNO MANCATO

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c'è più.
Il 10 settembre 2001 per me, e son certo non solo per me, fu un giorno di questo tipo: un giorno di cui non ricordo assolutamente nulla. So che ero ad Orsigna, l'estate era finita, la famiglia s'era di nuovo sbrancata in tutte le direzioni ed io probabilmente preparavo vestiti e carte per tornare in India a svernare.
Pensavo di partire dopo il mio compleanno, ma non contavo i giorni e quel 10 settembre 2001 passò senza che me ne accorgessi, come non fosse nemmeno stato nel calendario. Peccato.

© 2002 Longanesi & C. Edizioni/o


L'autore

Tiziano Terzani, fiorentino, è stato per trent'anni il corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel dall'Asia e collaboratore della Repubblica prima e del Corriere della Sera poi. Ora vive in India, per lo più nell'Himalaya. Ha scritto numerosi libri, tradotti in varie lingue fra i quali: Buonanotte, signor Lenin, Un indovino mi disse, In Asia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


8 marzo 2002