POLITICA

Marcello Veneziani
La cultura della destra

"Per concludere, la cultura della destra da un verso ha espresso individualità geniali ma disorganiche e dall'altro rimanda al comune sentire di un popolo, alla sua tradizione e al patrimonio di conoscenze, saperi, usanze trasmesse."

L'intelligenza dello scrittore è di sicuro la discriminante, che il lettore sia di destra o di sinistra, per reputare degno di lettura e di studio un saggio politico: per cui, comunque la si pensi, leggere l'ultima prova di Marcello Veneziani è una specie di dovere intellettuale. In particolare credo che, per chi fa parte della maggioranza al governo, sia di grande utilità formarsi una struttura concettuale di maggiore respiro, in assenza della quale l'esercizio del potere può giungere a pericolose derive. Per chi si riconosce nell'opposizione invece (opposizione che è sempre stato il territorio in cui è stata relegata la sinistra a esclusione degli ultimi governi Prodi/D'Alema, cosa che viene troppo spesso dimenticata) è una lettura di grande interesse, perché Veneziani sa, in sintesi, ricostruire l'intero panorama della cultura di destra, sia a livello teorico sia esaminando il particolare caso italiano, permettendo così di avere maggiori consapevolezze della realtà del Paese che ha prodotto il voto del maggio scorso. Intelligenza, si diceva, che sa descrivere tutte le diverse componenti che genericamente vengono etichettate con "destra" (spesso prendendone le distanze), che parla della cultura di sinistra a lungo egemone - questo è un dato indiscutibile - senza alcuna acrimonia o disprezzo (cosa che non avviene ai tanti transfuga), ma con la freddezza e quasi la scientificità di chi è orgogliosamente "dall'altra parte", e che riconosce nell'attuale situazione politica da una parte la risposta a bisogni autentici e dall'altra una fragilità pericolosa. Per concludere con un'affermazione che fa riflettere: "Quel che resta urticante per una scelta culturale di destra non è tanto il tratto populistico e plebiscitario, carismatico o semi-cesaristico del berlusconismo, quanto il fatto che si tratti di un populismo a sfondo plutocratico", tratto inconcepibile per ogni autentica scelta culturale.

La cultura della destra di Marcello Veneziani
VIII 139 pag., Euro 9.50 - Edizioni GLF Laterza (i Robinson/Letture)
ISBN 88-420-6536-6

Le prime righe

Essere di destra oggi, in che senso

C'è uno squilibrio clamoroso tra la destra riconosciuta e la destra che si auto-riconosce. La destra presunta è largamente superiore alla destra sedicente: sono gli avversari a definirla tale e a disegnare vasti territori alla sua presenza, più che i suoi veri o presunti residenti, ai quali la loro destra appare piuttosto circoscritta, quasi un'isola sommersa, una specie di Atlantide o di ideale Coblenza, patria degli esuli di tante gloriose sconfitte. Ad ogni auto-certificazione di destra corrispondono almeno tre certificazioni d'ufficio, senza il consenso degli interessati.
Per i suoi avversari la destra si identifica quasi con il potere, mentre per i suoi abitanti confessi si identifica quasi con il dissenso. Secondo i primi la destra avrebbe dominato in passato sotto falso nome, chiamandosi di volta in volta liberalismo autoritario e capitalismo padronale, fascismo e nazionalismo, infine Democrazia cristiana e qualunquismo. Viceversa per i suoi adepti la destra è una promessa irrealizzata, se non tradita, irretita o deviata, dai fascismi, i centrismi clericali o le destre economiche, più o meno liberali. Dunque è considerata dai suoi stretti sostenitori un fiume carsico e una scelta orgogliosa di minoranza; la destra appare ai suoi più stretti congiunti come l'adunata dei vinti di ogni epoca.

© 2002 Gius. Laterza & Figli


L'autore

Marcello Veneziani, editorialista del "Giornale" e collaboratore della Rai, ha fondato i settimanali "L'Italia" e "Lo Stato". È autore di vari saggi, fra cui Processo all'Occidente, La rivoluzione conservatrice in Italia, Sinistra e Destra, L'Antinovecento, 68 pensieri sul '68, Il secolo sterminato.


Di Grazia Casagrande
e Paola Di Giampaolo


1 marzo 2002