GIALLI

Franco Scaglia
Il custode dell'acqua

"Temo che il cristianesimo stia morendo e nella sua agonia emani ogni specie di veleno. E noi, che abbiamo il privilegio di vivere dove nacque Nostro Signore, siamo tragici testimoni della sua morte e sperimentiamo quotidianamente l'impossibilità di modificare la storia."

Un romanzo d'azione, un thriller di grande tensione e una storia originale piena di significati che superano il tema proprio del giallo per invadere altri campi di interesse. Ad esempio lo spazio dato a Gerusalemme, città simbolo di questo travagliato periodo, emblema di tre diverse religioni, ma anche di una tragedia che sembra non riuscire a trovare soluzioni, quella della difficile convivenza di due popoli su un unico territorio. Ed è proprio all'interno dell'attuale momento storico che si sviluppa la vicenda: a padre Matteo, un francescano archeologo, viene affidato un compito complesso, deve scoprire l'assassino di un suo confratello, Luca, e deve capire che cosa potesse mai contenere il collare del suo cagnolino, misteriosamente scomparso. Tra le azioni dei servizi segreti israeliani e i posti di blocco che rendono difficoltoso muoversi liberamente a Gerusalemme, si muove l'indagine di padre Matteo, permettendo ai lettori di conoscere i luoghi meno noti della Città Santa, e nello stesso tempo di trovare con lui la soluzione del mistero. Un romanzo che per stile e struttura conferma le doti narrative dell'autore, capace di tenere in tensione il lettore fin dalle prime pagine, ma che valorizza anche la capacità di affrontare in modo corretto una realtà politica estremamente complessa come quella del conflitto tra palestinesi e israeliani.

Il custode dell'acqua di Franco Scaglia
Pag. 272, Euro 14,90 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-7095-2

Le prime righe

CAPITOLO PRIMO

LO SCHIAFFO

Al Custode di Terra Santa,
Custodia di Terra Santa,
Convento di San Salvatore, Gerusalemme.

Da padre Matteo,
Studium Biblicum Franciscanum,
Convento della Flagellazione,
Via Dolorosa, II Stazione, Gerusalemme.

Reverendo Padre,
mi permetto di scriverLe perché ciò che Le hanno riferito, riguardo allo schiaffo con il quale ho benedetto un Cugino del Muro al ponte Allenby non è del tutto esatto. Come il Reverendo Padre sa bene, un'azione spesso gode di più significati. È l'angolo di visuale a porgerle il senso e a determinarla.
Chiedo dunque al Reverendo Padre, nostra massima autorità, guida e Custode di noi francescani di Terra Santa, che nel formulare il Suo giudizio valuti il pensiero ispiratore del mio atto e rammenti ciò che lui stesso con sapienza mi ha spiegato una volta, come nella vita esistano occasioni nelle quali il caso si identifica con la provvidenza.
Non ci fu il caso, tanti anni fa, dietro al mio incontro nel refettorio del convento di Assisi con un frate che veniva da Gerusalemme e al quale parlai per tutto il pranzo del mio amore per l'archeologia cristiana? E il caso non si identificò forse con la provvidenza quando il confratello mi domandò se volevo andare a Gerusalemme a studiare con lui? Si trattava di Luca, Reverendo Padre, il nostro più illustre archeologo del quale conoscevo a memoria le opere.

© 2002 Edizioni Piemme


L'autore

Franco Scaglia, genovese, è autore di commedie, saggi e romanzi. Tra i suoi saggi ricordiamo I custodi di Gesù. Tra i romanzi: Ritrevacos, La decima sinfonia, Margherita vuole il regno che ha ottenuto il Premio Selezione Campiello. Vive e lavora a Roma.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


8 febbraio 2002