VIAGGI

Stefano Malatesta
Il Grande Mare di Sabbia.
Storie del deserto

"Fuori di quel terreno paludoso tornava il deserto ora ridiventato ostile e i nomadi sopravvissuti avevano cominciato ad adottare un modo di vita sedentario, servendosi di tecniche miste per sopravvivere."

Malatesta è "naturalmente" un narratore: le storie si srotolano sulla pagina con una semplicità e una facilità di scrittura che catturano il lettore: aveva già dato prova di questa sua abilità nel precedente Il cane che andava per mare... e ora la conferma con queste Storie del deserto perse nel Grande Mare di Sabbia.
Nell'apparente uniformità dell'immensa distesa di sabbia sono racchiuse vicende diversissime, ed emergono dalle pagine con grande vivacità i volti del "paziente inglese", Laslo von Almasy, di un etnologo francese morto misteriosamente, dei soldati italiani che hanno combattuto in Libia, di esploratori, di tanti uomini e donne coraggiosi e stravaganti.

Il Grande Mare di Sabbia. Storie del deserto
301 pag., Euro 15.49 - Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN 88-7305-760-8

Le prime righe

1.
Il Grande Uomo di Niafounqué
lo sceicco bianco e gli spiriti del Niger

Non avevo nessun desiderio di andare a Timbuctù, un nome che veniva usato in letteratura, televisione e altro, da chi non c'era mai stato, per confusi effetti evocativi di luoghi remoti e mitici, al di là dei deserti. Una volta, spingendomi ai limiti delle coltivazioni dell'oasi di Goulimine, nell'estremo Sud del Marocco, mi ero trovato di fronte un cartello piantato nella sabbia in direzione del Sahara, con una scritta che diceva: "Timbuctù: duemila chilometri". Non una di quelle trovate che mi facevano perdere la testa.
Sapevo che aveva l'aspetto di una cittadina polverosa e poco attraente, non da oggi, ma negli ultimi due o tre secoli. Incorporata nel Mali come attrazione turistica e affollata di abitanti sedentari, tutti con il velo-copricapo dei tuareg, anche se non erano mai saliti in vita loro su un dromedario. Così vendevano meglio le cianfrusaglie tirate fuori da sotto la veste. Il primo europeo che la raggiunse, all'inizio dell'Ottocento, fu anche il primo ad esserne deluso, tanto divera si era presentata rispetto alla sua fama nel medio evo e nel rinascimento, dovuta all'università coranica, all'oro che arrivava dal Ghana, e al mistero che l'avvolgeva.

© 2002 Neri Pozza Editore


L'autore

Stefano Malatesta scrive racconti di viaggio e articoli d'arte e di letteratura per "La Repubblica". Ha pubblicato Il cammello battriano (premio Comisso e premio "Albatros-Palestrina") e Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani (premio "Settembrini")

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


1 febbraio 2002