La biografia
La bibliografia


Jonathan Coe
La banda dei brocchi

"La musica che sentì quella sera era chiara, accessibile, piena di intelligenza e umorismo, malinconia ed energia, e speranza. Non avrebbe mai capito il mondo, ma avrebbe sempre amato quella musica. E allora l'ascoltò, sicuro che Dio era dalla sua parte, e si sentì a casa."

La stessa Inghilterra, gli stessi anni, i medesimi suoni, colori, l'identica situazione socio-politica, una equivalente condizione economica. Eppure tutto questo ha generato nel 2001 due romanzi così sostanzialmente differenti come La banda dei brocchi di Jonathan Coe e Colla, di Irvine Welsh, che questa settimana, in parallelo, presentiamo tra le novità di Café Letterario. Entrambi i romanzi raccontano la vita di un quartetto di amici nella Gran Bretagna anni Settanta. Ma mentre il primo si concentra sul decennio e sull'adolescenza dei suoi protagonisti, il secondo prosegue il cammino tra gli anni Ottanta e Novanta, presentando uno spaccato drammaticamente esasperato di una realtà non solo giovanile in completo decadimento. Coe non sceglie i toni pesanti, non insegue il lato oscuro delle personalità dei suoi protagonisti, ma si concentra sulla descrizione di una realtà quotidiana comune, tranquilla, punteggiata da episodi che in ogni esperienza personale si possono trovare. Coe non è un autore "estremo", non cerca l'effetto ma la riflessione e, forse, è ispirato dalla nostalgia più che dalla critica. Benjamin Trotter (detto Minus Habens), Harding, Anderton (chiamati così, con i loro cognomi, come a scuola) e Philip Chase sono i quattro ragazzi che raccontano la loro vita. Accanto a loro i genitori, con i problemi di lavoro e di coppia, desiderosi di portare i propri figli verso un livello sociale e culturale superiore al proprio, i professori di un liceo elitario con i propri limiti e le personalità differenti, la Birmingham di quel momento e anche la tragedia del terrorismo firmato dall'IRA (forte all'epoca, presente e terribile), sino al thatcherismo.
Appassionanti, per chi ha vissuto quegli anni come adolescente, i dibattiti sui gruppi musicali in auge, dal rock progressivo al reggae, dagli Who ai Genesis ai concept albums di Rick Wakeman sino al punk dei Sex Pistols. Foriere di nostalgici ricordi le pagine che raccontano i pomeriggi trascorsi a suonare e chiacchierare fantasticando di una band da formare per fare successo in campo musicale (quella dei protagonisti della Banda dei brocchi dovrebbe chiamarsi Minas Tirtih o Lothlorien o Il Bastone di Gandalf), a leggere Il signore degli anelli, quando era solo un romanzo di Tolkien e non un film plurimiliardario, ad ammirare le illustrazioni di Roger Dean, con i suoi draghi, elfi e castelli che riempiono le copertine dei dischi degli Yes.
Un affresco completo e interessante di quegli anni, raccontati come in un viaggio nel tempo, dai figli di due protagonisti, Sophie e Patrick, che, casualmente, si incontrano nella Berlino del 2003. Un viaggio che comincia nell'Inghilterra del 1973 e percorre tutto il decennio.
"Vieni con me, Patrick. Torniamo indietro. Indietro nel tempo, sino in fondo, sino all'inizio. Torniamo a un paese che forse non riconosceremmo. L'inghilterra del 1973."
"Secondo te era proprio così diversa?"
"Completamente diversa. Pensaci. Un mondo senza i cellulari, MTV, la Playstation, nemmeno il fax! Un mondo che non ha mai sentito parlare della principessa Diana o di Tony Blair, non ha mai pensato neanche per un attimo di andare a combattere in Kosovo o in Iraq. A quei tempi in tv c'erano soltanto tre canali, Patrick. Tre! E i sindacati erano tanto potenti che se volevano potevano bloccarne uno per una serata intera. A volte la gente doveva fare a meno dell'elettricità. Immagina!"

La banda dei brocchi di Jonathan Coe
Titolo originale: The Rotters' Club
Traduzione di: Roberto Serrai
380 pag, Euro 15.00 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01604-4

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
------------------------

In una notte nera, sotto un cielo sereno e pieno di stelle, nella città di Belino, nell'anno 2003, due giovani stavano cenando insieme. Si chiamavano Sophie e Patrick.
Si erano incontrati quel giorno per la prima volta. Sophie stava visitando Berlino con sua madre, Patrick con suo padre. La madre di Sophie e il padre di Patrick si erano frequentati per un po', parecchio tempo prima; niente di speciale, però . Per qualche tempo, quando andavano ancora a scuola, il padre di Patrick era stato addirittura innamorato della madre di Sophie, ma erano passati ventinove anni dall'ultima volta che si erano scambiati qualche parola.
"Secondo te dove sono andati?" domandò Sophie.
"In giro per locali, probabilmente. Da qualche parte dove suonano techno."
"Dici sul serio?"
"Certo che no. Mio padre non è mai entrato in un locale in vita sua. E l'ultimo disco che ha comprato era dei Barclay James Harvest."
"Di chi?"
"Appunto."
Sophie e Patrick guardarono l'enorme baraccone di vetro e cemento del nuovo Reichstag, tutto illuminato, che veniva loro incontro. Il ristorante che avevano scelto, quello sulla cima della Fernsehturm proprio sopra Alexanderplatz, girava su se stesso più velocemente di quanto entrambi si fossero aspettati. Si diceva che fosse stato progettato in quel modo negli anni sessanta per dimostrare la superiorità tecnologica della Germania dell'Est.
"Come sta tua madre adesso?" domandò Patrick. "Si è rimessa?"
"Oh, non era niente. Siamo tornate in albergo, si è sdraiata un attimo e si è sentita subito meglio. Un altro paio d'ore e siamo andate a fare shopping. E io mi sono comprata questa gonna."
"Ti sta proprio bene."
"Comunque sono contenta che sia successo, perché sennò tuo padre non l'avrebbe riconosciuta."
"Penso proprio di no."
"E noi non saremmo seduti qui, vero? Mi sa che è destino. O forse qualcos'altro."
Quella in cui si erano ritrovati all'improvviso era davvero una situazione strana. Tra i loro genitori era tornata subito un'intimità spontanea, anche se era tanto tempo che non si frequentavano più. Si erano abbandonati a quel loro ritrovarsi con una specie di sollievo pieno di gioia, come se l'essersi incontrati per caso in una sala da tè di Berlino riuscisse in qualche modo a cancellare i decenni che erano trascorsi nel frattempo, e a guarire le ferite che, passando, avevano lasciato. E Sophie e Patrick erano rimasti soli, costretti a un diverso genere di intimità, molto più impacciato. Si rendevano conto di non avere nulla in comune, se non la storia passata dei genitori.
"Tuo padre ti parla mai di quando andava a scuola?" domandò Sophie.
"Beh, è strano. Prima non lo faceva mai, ma è come se gli ultimi tempi gli stesse ritornando tutto in mente. Certa gente che conosceva allora è tornata alla ribalda. Per esempio c'era questo ragazzo, un certo..."
"Harding?"
"Sì. Ne sai qualcosa?"
"Poco. Mi piacerebbe saperne di più."
"Allora te ne parlerò. E papà ogni tanto mi racconta anche di tuo zio. Tuo zio Benjamin."
"Ah, sì. Erano buoni amici, vero?"
"Credo che fosse il suo migliore amico."
"Lo sai che una volta suonavano insieme?"
"No, questo non me l'ha mai detto."
"E il giornale della scuola? Lo sai che erano nella redazione?"
"No, non mi hai mai parlato nemmeno di questo."
"Mi ha raccontato tutto mia madre. Lei di quei tempi non ha dimenticato niente."
"Come mai, secondo te?"
"Beh..."

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli Editore

biografia dell'autore
------------------------

Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961 e vive a Londra. Si è laureato a Cambridge e a Warwick. Ha scritto due autobiografie (di Humphrey Bogart e James Stewart) e i romanzi The Accidental Woman, The Dwarvest of Death, La famiglia Winshaw, La casa del sonno, L'amore non guasta.


1 febbraio 2002