GIALLI

Domenico Cacopardo
Cadenze d'inganno

"Scuto, il caso Li Ciancio non può essere archiviato" iniziò Agrò. "Nemmeno il tribunale lo vuole. L'inchiesta prosegue: procederemo contro ignoti sino alla soluzione."

Conoscete il dottor Agrò? È stato protagonista dell'inchiesta raccontata da Domenico Cacopardo in L'endiadi del dottor Agrò e ha subito suscitato l'interesse dei lettori. Un anti-Camilleri è stato definito l'autore, e il suo protagonista un nuovo Montalbano. Siciliano ma non amante del dialetto, Agrò, sostituto procuratore della Repubblica, svolge le sue indagini anche in campo internazionale. Al centro della storia due delitti: uno italiano, quello della commercialista Olga Li Ciancio, e uno ungherese, quello del capo delegazione di una rappresentanza militare italiana a Budapest. Agrò non è uomo da fermarsi di fronte al potere e non teme di portare le sue indagini sino alle estreme conseguenze, scoprendo segreti militari e coinvolgendo alte cariche dello Stato. Ma il nostro procuratore è anche un uomo, con le sue crisi sentimentali e una vita privata confusa e coinvolgente. E proprio per questa umanità, che lo accomuna ai grandi protagonisti della storia del giallo, i lettori lo amano tanto.

Cadenze d'inganno di Domenico Cacopardo
213 pag., Euro 14,00 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN 88-317-7907-9

Le prime righe

febbraio 2000

mercoledì 16

1.

"Visti gli articoli..."
La faccia del presidente Gelsi, più arcigna del solito, non prometteva nulla di buono.
"Un anno di lavoro - un'inchiesta meticolosa, maniacale - tutto al vento!" pensò il dottor Italo Agrò, sostituto procuratore e pubblico ministero nel processo per l'omicidio della signora Olga Li Ciancio, commercialista siciliana con abitazione e studio a Roma, in via del Vantaggio 52.
Masticò il sigaro spento e cercò di seguire la lettura del dispositivo.
"... dichiara Aldo Rascina, imputato dei reati di cui gli articoli..." continuava Gelsi.
Agrò ebbe un moto di dispetto: si stava andando verso l'assoluzione e il presidente del tribunale sembrava molto irritato per quel faticoso e inutile dibattimento. Chiuse il codice con un colpo secco e iniziò a raccogliere i documenti che erano sul banco dell'accusa.

© 2002 Marsilio Editori


L'autore

Domenico Cacopardo, siciliano di Letojanni, è nato nel 1936. Magistrato del Consiglio dello Stato, è autore di saggi e raccolte di poesie. Ha scritto: Il caso Chillè e L'endiade del dottor Agrò. Collabora con "La Stampa" ed altri quotidiani e riviste.





Eliot Pattison
Il Mantra del reato

"Shan, immerso nel dormiveglia, avrebbe voluto che la sensazione di fluttuare nello spazio continuasse, fino a lasciarsi trasportare in un mondo dove i governi non mentivano, dove le prigioni erano fatte per i criminali, dove gli uomini non venivano uccisi con dei ciottoli."

Il questo giallo davvero avvincente si possono trovare molti "ingredienti" che arricchiscono una trama di per sé complessa e densi di colpi di scena: dalla recente storia del Tibet e dalle persecuzioni che vi si perpetuano, alla corruzione ormai diffusa nell'élite politica cinese, al turismo occidentale che, nonostante i problemi di quell'area, continua a godere degli strepitosi paesaggi naturali e dell'incontro con una civiltà così diversa. Protagonista è Shan, un ispettore che era stato incarcerato proprio perché voleva mettere allo scoperto la corruzione dilagante, ma che, liberato, si imbatte in un caso misterioso: c'è un uomo senza testa e senza identità di cui, sembrerebbe, non si dovrebbe più parlare. L'enigma verrà risolto, grazie anche all'aiuto prezioso che all'ispettore viene dato da un monaco buddista, perfetto conoscitore di quell'affascinante territorio.

Il mantra del reato di Eliot Pattison
Titolo originale: The Skull Mantra
Traduzione di Katia De Marco
Pag. 466, Euro 17,56 - Edizioni Hobby & Work (Giallo & Nero)
ISBN 88-7133-480-9

Le prime righe

CAPITOLO I

Lo chiamavano tornare a quattro zampe. Il monaco alto e scarno era sospeso sull'orlo di un precipizio di più di cinquecento piedi, senza nulla a trattenerlo oltre al freddo vento himalayano. Shan Tao Yun socchiuse gli occhi per vedere meglio. Provò una stretta la cuore. Era Trinle - il suo amico Trinle, che proprio quella mattina aveva mormorato una benedizione sui suoi piedi perché non rischiassero di calpestare qualche insetto.
Shan lasciò cadere la carriola e si mise a correre.
Mentre Trinle si protendeva sul precipizio, la corrente ascensionale che lo spingeva indietro gli strappò il khata, la sciarpa di preghiera improvvisata che portava segretamente avvolta al collo. Shan si aprì un varco tra gli uomini armati di vanghe e picconi, poi incespicò nella ghiaia. Alle sue spalle risuonò un fischio acuto, seguito da un grido adirato. Il vento giocava con lo sporco brandello di seta bianca, facendolo volteggiare fuori dalla portata di Trinle, innanzandolo lentamente verso il cielo. I prigionieri osservavano il khata che volava via, non per la sorpresa ma in segno di rispetto. Sapevano bene che ogni azione aveva un significato, e spesso gli eventi naturali, soprattutto se inaspettati, erano quelli che ne erano più ricchi.

© 2001 Hobby & Word Editore


L'autore

Eliot Pattison, scrittore, giornalista, fotografo è un viaggiatore instancabile. Con questo libro ha vinto tutti i più importanti premi letterari dedicati alla narrativa gialla (tra cui l"Edgar Adward" e il "British Golden Dagger Award") riscuotendo un successo straordinario di critica e di vendita.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


25 gennaio 2002