La biografia
La bibliografia


Lucio Dalla
Bella Lavita

"Ho cambiato tante case da allora a oggi ma non ce ne è stata una che non avesse una finestra, uno straccio di cielo qualunque che si affacciasse sui tetti delle città dove ho abitato e da dove ascoltavo, controllavo, cercavo i battiti del vostro cuore, i vostri respiri, le vostre bestemmie, il rumore dei vostri sogni, i misteriosi piccoli delitti quotidiani e le miracolose nascite che tutti i giorni Dio ci manda e che avvengono sotto i cieli di tutti i paesi e delle città nelle notti coperte di stelle."

Molti autori di canzoni hanno pubblicato "parole", ed ecco anche il primo libro di Lucio Dalla. Citerei alcuni musicisti/scrittori, dividendoli, in un certo senso, in categorie. I "dotti", cioè i letterati, come Guccini o Vecchioni; i "poeti" come Morgan dei Blue Vertigo o Umberto Fiori degli Stormy Six, i "narratori", come Ligabue; i "comunicatori" come Jovanotti. Un caso a parte è Fossati, forse, in un certo senso l'esperienza letteraria che più si avvicina a questa di Dalla, non tanto per i contenuti o per lo stile, quanto concettualmente: un autore che sente improvvisamente il bisogno della parola scritta per esprimere in modo più compiuto il proprio percorso intellettuale e umano.
Undici racconti raccolti sotto il titolo di uno di questi, Bella Lavita, strettamente collegati ad altrettante canzoni, ma non necessariamente dipendenti da queste (tranne forse uno o due), anzi con assoluta autonomia narrativa e ottima struttura, doti che stupiscono in un "esordiente", anche se decisamente autorevole. Di sicuro la conoscenza delle storie narrate in musica dall'autore, in più di vent'anni, rende familiare lo "stile", le modalità d'approccio con il pubblico, così da cercare tra i tanti personaggi quell'Anna e quel Marco, piccoli eroi di periferia di cui abbiamo condiviso sogni e speranze, o aspettarsi l'apparizione, nei momenti più ironici del suo scrivere, di una puttana "ottimista e di sinistra" che permetta di superare un momento di solitudine. Le stelle, ovunque, nella canzone e nella scrittura, sono motivo ricorrente: significano la speranza, la certezza di una luce nelle notti più oscure dell'esistenza, ma grazie al tono "minore", alla mancanza di enfasi, il Dalla/scrittore evita sempre di cadere nel banale e nel retorico. Quel tanto di autobiografico che traspare dai racconti (anche se tutto è vita, perché di certo nasce da esperienze, osservazioni o semplicemente sogni dell'autore) è molto accattivante, è come entrare in un'intimità "speciale" che dà al lettore (avveniva però la stessa cosa, ascoltando tante sue canzoni) la sensazione di una specie di privilegio amicale. Così anche le varie storie, pochi i fatti molti i pensieri, rimandano ai più diversi echi: di certo la passione del cantautore bolognese per gli scrittori ispanici ha lasciato delle tracce nell'elemento fantastico o visionario, ma ci sono anche rinvii ai minimalisti americani nelle piccole storie da bar e da condominio, o ricordi del piacere dell'affabulazione di tanta campagna emiliana nelle descrizioni a metà tra il pettegolezzo e la fantasia.

Bella Lavita di Lucio Dalla
98 pag., Euro 17,426 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-12832-5

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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Frigo e Essere

"Io so da dove vengo: da momenti di estasi celeste, da cieli percorsi da sfere, da globi di fuoco, da stadi gremiti di angeli. E mi aspetto di tornarci diverso, infinito, mai puro ma solamente migliore."
"Io, invece, vengo dalla profondità dei ghiacciai sommersi, dal tempo della perfezione che neanche Dio sognava, da una goccia di pelle di fata dalla sicura verginità."
"Quanti esilii ho vissuto non me lo ricordo; ma ricordo quante vite sono stato e cosa facevo e come vivevo. Ricordo certi odori di cibi cucinati e quanto in fretta scende nella gola il vino ghiacciato. Ero uno dei trecento alle Termopili, in una battaglia senza senso che vincemmo perdendo; poi sono stato ala sinistra della nazionale brasiliana; poi un pony che divertiva i bambini in Irlanda; poi giovane fascista ma subito dopo una pallottola in fronte mi sono trovato partigiano. Leggero come una piuma ho truffato solo cuori di giovane donne con le lentiggini e l'apparecchio per i denti."
"Il mio esilio più bello, invece, è stato quando ero capo di una famiglia di delfini al largo delle Falkland. Mi ricordo lunghi percorsi tra oceani in tempesta e sotto lastre ghiacciate vaste come campi di grano. Mesi di silenzio e soprattutto capirsi senza parole, amare senza bisogno di spogliarsi, non avere favole da raccontare ai piccoli, niente natali da festeggiare, ma solo insegnare loro a rotolarsi con la bocca a risata sotto le prue delle barche della domenica."

È dal quarto mese che non stanno mai fermi. A volte è come se litigassero, o che cercassero qualcosa che gli è caduto. Altre volte mi sembra che siano loro a decidere quando mi devo sdraiare, quando devo stare in piedi o camminare.
Non abbiamo ancora pensato ai nomi... Mi piacerebbe Carlo e Massimo.

"Io mi chiamo Frigo dall'inizio degli esilii. Possono pure chiamarmi come vogliono loro ma il mio nome da angelo o demonio è Frigo."
"Io non ho preferenze ma il nome e l'uomo che decido di diventare è: Essere."

È vero che il medico mi aveva detto che sarebbe stata una battaglia, quel giorno, ricordi?, quando ci hanno detto che erano due. Dio, mi ha preso un colpo!
Ti spiace passarmi ancora un po' di salsa, tesoro? Mi sembra tutto così insipido!

"Quella pazza ci ha dato dentro ancora col peperoncino. Soffoco! Aiuto! Acqua, datemi dell'acqua, ho bisogno di fresco!"
"Io invece con questo bel bruciorino mi trovo proprio a mio agio. Ah, che bello!"

L'antro, la stanza mobile era poco illuminata. Frigo e Essere stavano l'uno di fronte all'altro: si parlavano, si toccavano ma si vedeva appena perché si stavano piano piano formattando, e gli occhi li avevano ma non funzionavano ancora.
Uno, Frigo, sempre più fanatico degli abissi e delle profondità, reagiva male al sogno e al bisogno continuo di aria, di prati, di cene all'aperto, di toccate di culo alle cameriere, di caldi e umidi baci che il fratello vagheggiava. Lui preferiva dormire: cercava di annullarsi, di non respirare, soprattutto ogni volta che qualcuno, dal mondo di fuori, voleva sentirne la presenza.

© 2002 RCS Libri

biografia dell'autore
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Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943. Comincia a suonare fin da giovanissimo. Il suo debutto nella canzone avviene nel 1964 e nel '71 approda alle grandi cifre di vendita con "4/3/1943".
Con l'album "Com'è profondo il mare" (1977) debutta come autore dei testi delle sue canzoni.
Nel 1986 esce "Dallamericaruso" contenente la canzone "Caruso" riconosciuta come il capolavoro di Dalla. Questo è il suo primo libro.


25 gennaio 2002