BIOGRAFIE

Raquel Tibol
Frida Kahlo
Una vita d'arte e di passione

"Non è la tragedia a presiedere l'opera di Frida Kahlo, come molti hanno a torto creduto. La tenebra del suo dolore è soltanto lo sfondo vellutato per la luce meravigliosa della sua forza biologica, di una sensibilità finissima, di un'intelligenza splendente e di un'invincibile forza."

Ecco un'artista eccezionale, sulla quale si è incentrato l'interesse dei critici negli ultimi tempi. Frida Kahlo, pittrice messicana di grande talento, condusse una vita affascinante anche se difficile, tormentata dalla malattia ma arricchita dalle frequentazioni con molti protagonisti del Novecento. Basti citare Kandinskij, Picasso, Duchamp, Breton e il pittore Diego Rivera (che fu anche suo marito), per le frequentazioni artistiche, o Lev Trockij, che per due anni trovò rifugio nella sua casa, per la parte politica della sua formazione, fondamentale per la sua personalità spesso indicata come simbolo della rivolta femminista. Questa biografia è incentrata sulla corrispondenza e sui diari di Frida, ma è anche uno sguardo più ampio sul mondo fertile e vivo che l'ha accompagnata.

Frido Kahlo. Una vita d'arte e di passione di Raquel Tibol
Titolo originale: Frida Kahlo. Una vida Abierta
Traduzione di Valeria Geninazza e Maria Nicola
176 pag., Euro 14,50 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86948-1

Le prime righe

CAPITOLO I

PRIMI CENNI

Com'era Frida? Era un reattore ad alto potenziale che emetteva scariche costanti. Conosceva il senso più profondo di quello che chiamano entusiasmo. Aveva bisogno dell'esaltazione che si intreccia con l'amore, l'allegria e la verità. Ornava la verità, la verità, la sminuzzava, la estraeva, la provocava, ma non la travisò mai. Era candida: credeva nella gente, nella sua parola, nella sua storia, nelle sue potenzialità, nei suoi sogni, nelle sue qualità. Era gelosa: gelosa delle proprie passioni, del proprio odio, della propria singolarità. Se in questo vi fu vanità, capriccio, insolenza, non vi fu mai stupidità o superbia. Non conosceva l'umiltà, perché non conosceva la rassegnazione. Frida è un paradosso estremo che esemplifica il potere della ribellione contro il destino, il trionfo di una presa di posizione, della bellezza di ogni essere cosciente, della volontà scagliata come una freccia contro il destino avverso.
Per via del suo lieve difetto fisico, conseguenza della poliomielite, i ragazzi di Coyoacán si burlavano di lei. Per superare la sofferenza che queste burle le provocavano, Frida compiva vere e proprie acrobazie su biciclette e pattini presi a nolo.

© 2002 RCS Edizioni


L'autore

Raquel Tibol, critica d'arte e protagonista della scena artistica latino-americana, ha conosciuto Frida Kahlo, ha vissuto nella casa di Coyoacán, l'ha lungamente intervistata nel 1953.





Soma Morgenstern
Fuga e fine di Joseph Roth

"E quando riconobbi l'uomo seduto, scivolai e cascai giù per alcuni gradini. L'uomo sulla sedia era Roth. Un idiota che farfugliava parole incomprensibili. Farfugliava qualcosa in tedesco. E di lui rideva il padrone guardandomi, come se assistesse a una scena divertente."

Questo libro è ben di più di una biografia: è una testimonianza viva e intensa, è un romanzo che vede per protagonista il grande narratore, è una riflessione intellettuale e letteraria di un'epoca, di una civiltà nei momenti più tragici della sua storia.
Il termini utilizzati nel titolo, "fuga e fine", indicano il percorso verso l'autodistruzione di Roth che Morgenstern presenta, con forte tensione emotiva, ai lettori, seguendo il tragico itinerario fin dai primi passi. L'adolescenza e la giovinezza sono presentate in un susseguirsi di incontri, di luoghi, di stimoli, infine come il momento in cui appaiono i primi segnali di quel cupio dissolvi che condurrà Roth all'alcolismo, alla pazzia e alla morte.
Un libro di notevole precisione e pieno di stimoli, offre anche la possibilità di un ottimo approccio alla produzione letteraria di Soma Morgenstern.

Fuga e fine di Joseph Roth. Ricordi di Soma Morgenstern
Titolo originale: Joseph Roths Flucht und Ende Erinnerungen
Traduzione di: Sabina de Waal
459 pag., Euro 23,24 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi)
ISBN 88-459-1655-3

Le prime righe

Primi incontri

Nel 1909 o 1910 - non ricordo in quale dei due anni - mi recai a Lemberg, come si chiamava allora la città di L'vov (Leopoli), a quell'epoca ancora austriaca. Ero uno dei delegati a un congresso regionale di studenti sionisti delle scuole secondarie galiziane. Facevo parte del gruppo dei cinque dellegati più giovani, uno dei quali - il più giovane di tutti - si chiamava Roth, Leon Roth. Fu grazie a questa circostanza che in quei giorni feci la conoscenza di Joseph Roth. Al termine di una riunione si avvicinò al nostro gruppo un ragazzo e mi chiese: "Ti chiami Roth?". Gli indicai il mio giovane amico Leon, con cui da anni dividevo l'alloggio, e Leon subito con grande gentilezza tese la mano a chi aveva fatto la domanda e si presentò: "Sono io che mi chiamo Royh".
Il ragazzo sconosciuto parlava così male il polacco che Leon Ruth lo invitò a passare all'yiddish. I due per un po' s'intrattennero in questa lingua, poi il delegato, il cui nome era Joseph, spiegò che a Brody frequentava un liceo tedesco e che per tale ragione non parlava il polacco. Alla domanda se qualcuno di noi sapesse il tedesco mi feci avanti, ed egli si mostrò alquanto deluso per il fatto che Leon non fosse un suo parente.

© 2001 Adelphi Edizioni


L'autore

Soma Morgenstern (Tarnopol 1890-New York 1976) fu corrispondente da Vienna della "Frankfurter Zeitung" dal 1927 al 1934, e dopo l'Anschluss si rifugiò in Francia, dove venne internato. Fuggito nel 1944 a New York, ottenne nel 1946 la cittadinanza americana.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


25 gennaio 2002